Home Film‘Sotto a chi tocca’: il colloquio di lavoro come thriller

‘Sotto a chi tocca’: il colloquio di lavoro come thriller

Giorgio Pasotti dirige e interpreta un kammerspiel corale con Papaleo, Mezzogiorno, Fresi e Giacomo Giorgio: sei candidati, una selezione che diventa gioco al massacro.

by Grazia Caporale

Una stanza, sei candidati e un colloquio di lavoro che comincia prima ancora di iniziare: Sotto a chi tocca arriva nelle sale l’8 ottobre 2026 e porta Giorgio Pasotti dietro la macchina da presa per la seconda volta, mettendolo anche davanti, tra gli aspiranti a un posto di rilievo in una grande multinazionale. Accanto a lui Rocco Papaleo, Giovanna Mezzogiorno, Stefano Fresi, Giacomo Giorgio e Linda Messerklinger, chiamati a una selezione che scivola presto verso la sopravvivenza psicologica.

Un colloquio che diventa trappola

Fernando, Daniela, Enrico, Carlo, Giulio e Franca rispondono alla convocazione di un’azienda tanto prestigiosa quanto enigmatica. Pensano di affrontare una selezione ordinaria e si ritrovano invece dentro un esperimento in cui ogni gesto viene osservato, ogni reazione misurata, ogni debolezza trasformata in arma. Le prove attitudinali si fanno via via più bizzarre, le alleanze più fragili, i tradimenti più improvvisi. A stringere la morsa arriva una rivelazione: tra i candidati si nasconde una talpa dell’azienda. Da quel momento il confine tra competizione e sopravvivenza si assottiglia, e la domanda smette di essere chi otterrà il posto per diventare chi riuscirà a restare nella stanza.

Il gruppo di attori chiamato a reggere il film

Un film che si gioca quasi tutto in un ambiente chiuso vive della chimica di chi lo abita. Rocco Papaleo e Giovanna Mezzogiorno portano peso e ambiguità, Stefano Fresi la sua consueta capacità di muoversi tra commedia e amaro, Giacomo Giorgio l’energia di un volto lanciato dalle serie e ormai di casa anche al cinema. Pasotti si ritaglia un ruolo dentro il gruppo che dirige, scelta che chiama in causa la sua doppia natura di attore e regista. Con loro Linda Messerklinger completa il gruppo dei sei aspiranti.

Pasotti regista, cinque anni dopo Abbi Fede

Per Pasotti si tratta del ritorno alla regia a cinque anni da Abbi Fede, del 2020. Volto noto del cinema e della televisione italiani, l’attore bergamasco sceglie un terreno insidioso: il film a scenario quasi unico, dove la tensione non nasce dall’azione ma dai dialoghi, dagli sguardi, dai rapporti di forza che si spostano di continuo. È un formato che non concede scorciatoie, perché mette la scrittura e la recitazione davanti alla macchina da presa senza rete.

La stanza chiusa, un filone che parte da Il metodo

L’idea di rinchiudere un gruppo di candidati in una selezione che diventa gioco al massacro ha una tradizione precisa. Il precedente più celebre è Il metodo (El método, 2005) di Marcelo Piñeyro, a sua volta tratto dalla pièce El método Grönholm di Jordi Galcerán: sette aspiranti a un posto dirigenziale, una multinazionale, prove sempre più crudeli e, dettaglio che Sotto a chi tocca sembra raccogliere, un infiltrato nascosto tra loro. Lo stesso schema torna in titoli come Exam del 2009 e attraversa una linea che risale al capostipite di ogni tensione da spazio chiuso, La parola ai giurati di Sidney Lumet. Sono film che trasformano un vincolo di produzione, un solo set e poche pareti, in una scelta di stile: la pressione dello spazio diventa pressione drammatica. Sotto a chi tocca si inserisce in questo filone piegandolo verso la commedia noir, registro che alcune fonti già gli attribuiscono.

Una produzione girata all’ombra della Mole

Sotto a chi tocca è una produzione Wonder Film, Wonder Project, Cinefonie, Officina della Comunicazione, Stefano Francioni Produzioni e Lime Film, in coproduzione con Rai Cinema. Il progetto ha ricevuto il sostegno del MiC attraverso i Contributi Selettivi e della Regione Piemonte con il Film & TV Fund 2025, e le riprese si sono svolte a Torino. In sala arriverà l’8 ottobre distribuito da Adler Entertainment.

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