Home Mostra del Cinema di Venezia‘Scarpe rotte’: da due pagine di Ginzburg al film di Torre

‘Scarpe rotte’: da due pagine di Ginzburg al film di Torre

Roberta Torre trasforma il racconto di Natalia Ginzburg in un film da camera sulla memoria, con Barbara Ronchi e Mersila Sokoli. Apertura delle Notti Veneziane a Venezia 83.

by Mauro Terrone

Due donne, una Roma sotto le bombe, un solo paio di scarpe a testa e per giunta rotte. Bastavano poche pagine a Natalia Ginzburg per fissare quell’immagine nel 1945. Da lì Roberta Torre ha ricavato Scarpe rotte, il film che ha aperto le Notti Veneziane, la sezione delle Giornate degli Autori realizzata in accordo con l’Isola di Edipo, alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Sullo schermo ci sono Barbara Ronchi e Mersila Sokoli.

Da un racconto di Natalia Ginzburg alle Notti Veneziane

Il comunicato ufficiale accredita il soggetto a Roberta Torre e la sceneggiatura alla stessa Torre con Giorgio Vasta, ma la scintilla arriva da lontano. Scarpe rotte nasce da un racconto brevissimo di Natalia Ginzburg, comparso nel 1945 e poi raccolto nel 1962 in Le piccole virtù: un monologo in cui due amiche, sole nella Roma occupata, si raccontano attraverso le loro calzature sfondate. La stessa Torre ha definito quelle di Ginzburg due pagine deliziose, in cui due donne si dicono tutto passando dalle scarpe. La cornice del film coincide con quella della pagina: la guerra fuori, l’attesa dentro, gli oggetti che trattengono ciò che le parole faticano a nominare.

Clara e Vera, il tè dentro e la guerra fuori

Roma, Seconda Guerra Mondiale. Clara e Vera passano il tempo chiuse in casa: bevono il tè, mettono in ordine, parlano. Parlano di tutto, di ciò che è accaduto a ciascuna, di chi non c’è più, di chi manca. Al centro dei loro discorsi, come un motivo che ritorna e come pretesto per dire ciò di cui non si può dire, ci sono le scarpe. Dovrebbero essere intere, magari eleganti, almeno decenti, e invece sono spaccate, con la suola che si stacca. Ma sono le uniche, e allora tanto vale arrangiarsi, portarle con orgoglio e, per quanto in tempo di guerra suoni assurdo, perfino goderne un poco. Fino all’idea di organizzare un concorso di scarpe rotte, con giudice e concorrenti. È la storia di due donne e del loro legame, del modo in cui a volte il sogno riesce a tenere a bada il caos del mondo.

Le scarpe come codice: memoria, mancanza, resistenza

Nel racconto di Ginzburg le scarpe rotte diventano la misura di una vita che cambia, e insieme l’idea che si possa continuare a camminare anche quando quelle scarpe cedono. Torre raccoglie quel filo e lo sposta sul terreno della memoria. Il suo, ha spiegato la regista, è un film sul tempo e sulla Storia che lascia le proprie tracce negli oggetti e nei corpi, sulla memoria come presenza viva e sui fantasmi delle persone amate, trasformati in compagni delle giornate. Le scarpe, di solito feticcio della moda, qui funzionano da codice: di dolore, di speranza, di mancanza, di paura, di perdita. Tutto ciò che, con la guerra alla porta, non si può avere.

Roberta Torre, un’autrice che cambia sempre pelle

Il ritorno alle Notti Veneziane, quattro anni dopo Le favolose (2022), conferma un percorso che non si è mai fermato in un solo genere. Roberta Torre debutta nel 1997 proprio a Venezia con Tano da morire, musical grottesco sulla mafia che le vale il Leone del Futuro, Premio Venezia Opera Prima, il Premio della Settimana Internazionale della Critica e una menzione speciale FIPRESCI. Da allora attraversa forme diverse, dal melodramma di Angela al noir di Mare nero, dalla rilettura shakespeariana di Riccardo va all’inferno fino a Mi fanno male i capelli (2023). Dal 2025 dirige il Teatro Luigi Pirandello di Agrigento. Scarpe rotte prosegue questa ricerca in una forma da camera: sessantasette minuti girati interamente in teatro di posa, due attrici e un coro, con la fotografia di Daniele Ciprì, al fianco della regista fin dai tempi di Tano da morire.

Il cast e la squadra di Scarpe rotte

Accanto a Barbara Ronchi e Mersila Sokoli completano il gruppo Glen Blackhall, Diana Collepiccolo, Paola Giannetti, Tatiana Lepore, Alfonso Guadagnino, Michele Savoia e Rocco Castrocielo. Scarpe rotte è una produzione Faber Produzioni, Stemal Entertainment e Draka Production con Rai Cinema, prodotta da Donatella Palermo e Corrado Azzollini. Il soggetto è di Roberta Torre, la sceneggiatura sua e di Giorgio Vasta, il montaggio di Simona Paggi, i costumi di Erika Carretta, la scenografia di Luigi Bisceglia, il suono di Gianfranco Tortora.

Un’apertura per il cinema italiano contemporaneo

Le Notti Veneziane, sezione delle Giornate degli Autori dedicata al cinema italiano contemporaneo, si aprono così con un film che guarda al passato per parlare di memoria e di legami. Una scelta coerente con la vocazione della rassegna e con un’autrice che, da quasi trent’anni, trova sempre una forma nuova per raccontare le sue storie.

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