Home FilmEwan McGregor torna all’Overlook Hotel in ‘Doctor Sleep’, ora su Netflix

Ewan McGregor torna all’Overlook Hotel in ‘Doctor Sleep’, ora su Netflix

quarant'anni dopo l'incubo dell'Overlook, Danny Torrance è un adulto in cerca di redenzione. Ewan McGregor e Rebecca Ferguson guidano un sequel horror riuscito.

by Mauro Terrone

Adattare Stephen King è già un’impresa. Farne il seguito di un film che lo stesso autore ha sempre osteggiato assomiglia a un numero da equilibrista. Eppure Mike Flanagan ci prova con Doctor Sleep, disponibile su Netflix, e riesce quasi nell’impossibile: costruire un film che funzioni sia come sequel del romanzo di King sia come continuazione del leggendario Shining di Stanley Kubrick.

Doctor Sleep è un film horror del 2019 scritto, diretto e montato da Mike Flanagan, adattamento del romanzo di Stephen King del 2013 e sequel di Shining del 1980, con Ewan McGregor nei panni di Dan Torrance, un uomo dotato di poteri psichici e con problemi di alcool, segnato dal trauma vissuto da bambino all’Overlook Hotel. La storia riprende decenni dopo quella notte. Danny è cresciuto, ma le cicatrici non si sono mai rimarginate: per soffocare la sua Luccicanza ha seguito la stessa deriva alcolica del padre.

La svolta arriva in una cittadina del New Hampshire, dove Danny trova una comunità di Alcolisti Anonimi e un lavoro in un hospice. Qui usa i suoi poteri per accompagnare i moribondi, guadagnandosi il soprannome che dà il titolo al film. La sua fragile quiete si spezza quando entra in contatto con Abra Stone, un’adolescente con una Luccicanza ancora più potente della sua. Rebecca Ferguson, Kyliegh Curran e Cliff Curtis hanno ruoli di supporto: Abra Stone e Billy Freeman si alleano con Dan per fermare Rose the Hat e la sua banda di seguaci.

Il vero nucleo horror del film sta proprio in questo culto. I suoi membri restano eternamente giovani da decenni cercando bambini con poteri psichici, torturandoli e poi uccidendoli per nutrirsi del “vapore” metafisico che producono morendo: questo, spiega la leader Rose the Hat, rallenta il loro invecchiamento fino a renderli biologicamente immortali. Una delle metafore più disturbanti mai concepite da King, che Flanagan mette in scena senza edulcorarne la crudeltà.

Il regista, reduce dall’acclamata serie The Haunting of Hill House e dall’adattamento de Il gioco di Gerald, porta in Doctor Sleep la stessa attenzione al trauma psicologico che attraversa tutto il suo cinema. Il suo team creativo era guidato dal direttore della fotografia Michael Fimognari, già dietro la macchina da presa per The Haunting of Hill House, mentre la colonna sonora dei Newton Brothers costruisce un’inquietudine crescente. L’omaggio a Kubrick c’è, evidente, ma non è mai imitazione sterile: le scene che ricreano i momenti iconici del 1980 vengono quasi sempre filtrate attraverso lo sguardo del Danny adulto, diventando parte organica della narrazione anziché semplici citazioni nostalgiche.

Il film si prende il tempo che gli serve. La prima metà intreccia il percorso di redenzione di Danny e la sua amicizia con Abra alle vicende del culto, che recluta nuovi adepti e dà la caccia ai bambini dotati. McGregor firma una delle sue prove più intense, catturando la lotta interiore di un uomo che deve superare l’autodistruzione e imparare a usare i propri poteri per gli altri. Curran, al suo esordio, è una rivelazione. La recitazione è di primo livello, con McGregor in una performance appassionata e Ferguson che digrigna i denti con gusto nei panni della malvagia leader del culto.

Il punto delicato resta la doppia anima dell’operazione. King ha sempre osteggiato l’adattamento di Kubrick perché ne considerava tradita la sostanza: dove il regista costruiva un discorso sul destino ineluttabile e sulla violenza come forza cosmica, lo scrittore voleva raccontare dipendenza, violenza domestica e possibilità di redenzione. Quando Doctor Sleep prova a far coesistere queste due visioni inconciliabili, nel finale qualche cucitura affiora. Non è un cedimento fatale, ma quella sensazione di perfezione sfiorata si allenta.

L’accoglienza, comunque, è stata positiva. La critica ha lodato la sceneggiatura di Flanagan e le interpretazioni del cast, in particolare McGregor, Ferguson e Curran, criticando invece la durata; su Rotten Tomatoes il film ha un indice di gradimento del 78% su 331 recensioni, con una media di 7,1 su 10. Sul fronte commerciale, a fronte di un budget stimato tra i 45 e i 55 milioni di dollari, l’incasso globale è stato di 72,4 milioni.

In Italia è uscito al cinema giovedì 31 ottobre 2019, distribuito da Warner Bros. Italia, con consiglio di visione dai tredici anni in su. Un’uscita ad Halloween che ne ha amplificato l’attesa, prima dell’approdo in streaming. La durata è di 152 minuti, mentre la Director’s Cut arriva a 180.

Non brilla luminoso come avrebbe potuto, e Flanagan lo sa. Ma il suo approccio umanista al terrore, capace di riesaminare un adattamento precedente mentre ne fa avanzare la storia, si rivela sorprendentemente adatto a un seguito di Shining. Per chi cerca un horror con peso drammatico, che parli di eredità familiare e di redenzione anche per chi porta dentro le ferite più profonde, resta un’esperienza che lascia il segno.

FILM
4/5

Scheda tecnica

  • Genere: Drammatico, horror
  • Nazione: Stati Uniti d'America, Regno Unito, Canada
  • Uscita: 31/10/2019
  • Durata: 152 min
  • Piattaforma / Distribuzione: Warner Bros. Entertainment Italia
  • Produzione / Network: Warner Bros. Pictures, Intrepid Pictures, Vertigo Entertainment
  • Regia: Mike Flanagan
  • Sceneggiatura: Mike Flanagan
  • Basato su: Omonimo romanzo di Stephen King
  • Fotografia: Michael Fimognari
  • Montaggio: Mike Flanagan
  • Musiche: The Newton Brothers

Cast principale

  • Ewan McGregor – Danny "Dan" Torrance
  • Rebecca Ferguson – Rose Cilindro
  • Kyliegh Curran – Abra Stone
  • Carl Lumbly – Dick Hallorann
  • Cliff Curtis – Billy Freeman

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