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Venezia 83, il cinema delle scuole italiane sale al Lido

Il 4 settembre alla Match Point Arena i progetti audiovisivi delle scuole italiane e la proiezione di Prove tecniche di empatia, il corto sul bullismo di Jacopo Cullin.

by Valeria Bernardo

Il grande schermo del Lido, per una mattina, appartiene alle aule italiane. Il 4 settembre, mentre l’83ª Mostra del Cinema di Venezia entra nel vivo, la Match Point Arena ospita “Media Education: il potere trasformativo del cinema breve”, l’incontro che porta a Venezia i progetti audiovisivi realizzati dalle scuole italiane per l’iniziativa “Educare allo sguardo”, promossa da Spaggiari attraverso ClasseViva EXTRA in collaborazione con WeShort. Non una sezione del festival, ma un appuntamento che sfrutta la cornice della Mostra per rilanciare un’idea semplice: il cinema può essere una materia, non solo uno svago.

L’appuntamento del 4 settembre al Lido

Dalle 11:30 alle 13:00, cortometraggi, documentari e video nati da percorsi didattici vengono presentati e premiati. Il format non si limita a mostrare le opere finite: dà spazio anche al percorso che le ha generate, dall’ideazione alla sceneggiatura, dalle riprese al montaggio, fino al lavoro del gruppo classe. Sul palco salgono docenti e dirigenti a raccontare come il linguaggio cinematografico sia entrato davvero nelle attività scolastiche. A seguire, la premiazione: Spaggiari assegna i ClasseViva EXTRA Awards 2026, tra cui il riconoscimento al Miglior Cortometraggio Educativo e altri premi speciali dedicati alle opere delle scuole italiane.

Prove tecniche di empatia, il cinema che guarda il bullismo

Il momento più cinematografico della mattina è la proiezione di “Prove tecniche di empatia”, cortometraggio diretto da Jacopo Cullin, attore e regista sardo, presente in sala per introdurre il film. Scelto da WeShort e vincitore del Premio WeShort al Figari International Short Film Fest 2026, il corto affronta il bullismo dal punto di vista meno frequentato: quello di chi lo agisce. Tommy è convinto che la paura sia l’unico modo per farsi rispettare; costretto dalla preside a seguire un corso di teatro, si ritrova a recitare accanto ai ragazzi che ha sempre ignorato, e in quello specchio comincia a riconoscersi. È un film costruito per intero con adolescenti sardi senza esperienza attoriale, e proprio da quella verità grezza ricava la sua forza. Non è la prima volta che il cinema italiano prova a raccontare il bullismo dall’interno, ma raramente lo fa dando la macchina da presa direttamente ai ragazzi.

Quando il linguaggio del cinema entra in classe

Alla proiezione segue un confronto sul ruolo del cinema nella formazione delle nuove generazioni, aperto dall’intervento di Bruno Zambardino della Direzione generale Cinema e Audiovisivo e moderato da Carlo Migotto, direttore del Lago Film Fest. Attorno al tavolo, tra gli altri, Nicola de Cesare, CEO di Spaggiari, Alex Loprieno, founder di WeShort, e Angela Mencarelli, CEO de La Fabbrica Società Benefit di Spaggiari, con Nunzio Lella (AIEF) e Alessandro Inchingolo (EQIA). Il filo del discorso è concreto: come far dialogare la macchina da presa con la didattica tradizionale, e cosa lascia agli studenti imparare i mestieri del cinema (#), dalla scrittura al montaggio, invece di limitarsi a consumarlo.

Cento anni di Spaggiari, uno sguardo lungo sulla scuola

“Educare allo sguardo” si inserisce in un percorso sulla media education che Spaggiari porta avanti da tempo. L’azienda parmense, nata nel 1926 con il registro scolastico e oggi presente nelle aule con ClasseViva, celebra nel 2026 il proprio centenario, e la tappa veneziana arriva dopo l’edizione 2025 della Mostra e l’appuntamento di luglio al Giffoni Film Festival. Come sintetizza Andrea Pizzola, Chief Marketing & Digital Officer del gruppo, la riflessione sul valore educativo del cinema si arricchisce quest’anno delle opere realizzate direttamente dalle scuole, portate su un palcoscenico di solito riservato al cinema dei grandi.

Che un corto scritto e girato da ragazzi finisca sullo stesso Lido dei Leoni d’oro dice qualcosa che vale al di là dell’evento in sé: lo sguardo con cui si guarda un film si può insegnare, e conviene iniziare presto.

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