Un cadavere congelato sugli spalti di un campo da football sperduto nel Nebraska. Da qui riparte l’idea di Lanterna Verde secondo HBO, e non è un dettaglio da poco: Lanterns sceglie di aprire uccidendo il suo eroe più famoso e di costruirci sopra un’indagine. Dopo tre episodi, la serie di Chris Mundy, Damon Lindelof e Tom King si è rivelata esattamente ciò che il primo trailer prometteva, un giallo cupo e a combustione lenta, e proprio per questo ha già spaccato in due chi la guarda.
Lanterns riparte da un morto: la scommessa di HBO
L’idea alla base è chiara e coraggiosa. Invece del cinecomic classico, Mundy, che arriva dalla scrittura di Ozark, applica al supereroe il linguaggio del poliziesco d’autore: pochi effetti, molte facce, un mistero che si srotola con calma. La stampa americana ha rimandato subito a True Detective, e il paragone è calzante nel metodo, doppio binario temporale, provincia americana, due investigatori male assortiti costretti a lavorare insieme.
Il rischio di questa formula è evidente. Chi cerca l’azione degli anelli e le costruzioni di luce verde resta a bocca asciutta per lunghi tratti. Chi apprezza il racconto stratificato trova invece una serie che si prende il suo tempo, forse troppo, per mettere le carte in tavola. Non è un difetto di scrittura, è una scelta di campo, ed è la ragione principale per cui Lanterns divide.

Rushville, Nebraska: il doppio binario tra 2016 e 2026
Il pilot lavora su due linee temporali. Nel 2016 Hal Jordan, prima Lanterna Verde della Terra, viene affiancato al recluta John Stewart e trascinato a Rushville a indagare su quella che sembra una sparatoria di massa e che lui sospetta essere qualcosa di alieno. Nel 2026, dieci anni dopo, John torna in quello stesso paese e trova Hal morto, congelato, privo dell’anello. Chi lo ha ucciso, cosa ha scoperto prima di morire e cosa è successo tra i due nel decennio che manca: sono queste le domande che tengono in piedi la stagione.
È una struttura da giallo puro, con l’ambizione di fondere il caso poliziesco terrestre e le implicazioni cosmiche. Funziona quando i due piani si parlano, arranca quando la serie indugia troppo sul mistero senza offrire appigli. Il primo episodio, va detto, chiude con un colpo di scena che ha un peso reale, perché ribalta il ruolo che pensavi di aver capito.
“Trust Fall”, i Manhunter e l’ombra di Sinestro
Il secondo episodio, il più breve dei tre, resta interamente nel 2016 ed è quasi un capitolo di formazione. Hal prova a insegnare a John a volare, con risultati goffi, mentre l’indagine porta sulle tracce dei Manhunter, la minaccia mutaforma che dà alla stagione il suo respiro fantascientifico. Qui la serie apre la porta anche alla mitologia più ampia delle Lanterne, con il nome di Sinestro (interpretato da Ulrich Thomsen) evocato come una ferita del passato di Hal.
È l’episodio che alza la posta cosmica, ma è anche quello che espone di più il fianco della scrittura: il momento chiave legato a Sinestro rischia di non arrivare a chi non conosce i fumetti, un limite che diverse recensioni hanno segnalato. La serie dà per acquisito un contesto che il pubblico generalista non ha, e non sempre si preoccupa di colmare il vuoto.

“OutKast”, l’origine di John Stewart che divide
Il terzo episodio è il vero banco di prova, e non a caso è quello su cui la critica si è spaccata di netto. “OutKast” abbandona quasi del tutto il caso di Rushville e si dedica a John Stewart: la sua origine, raccontata in forma non lineare e incorniciata come un surreale colloquio di lavoro con una Guardiana dell’Universo (una glaciale Laura Linney). Al centro c’è la storia del padre, un uomo nero cresciuto nella paura, e di una famiglia che ha educato il figlio a non avere mai timore di nulla, a partire da un’immagine durissima già vista nel pilot.
Per una parte della critica è il momento più alto della serie, il primo in cui Lanterns trova davvero il suo tono, tra tragedia familiare e mitologia supereroistica. Per un’altra parte è l’episodio più debole, un’origine che si allunga oltre il necessario e che prende libertà consistenti con il modo in cui, nei fumetti, un anello sceglie il suo portatore. Entrambe le letture hanno ragione: è un episodio ambizioso e sbilanciato, che chiede pazienza e non la ripaga sempre.
Chandler e Pierre: la coppia che regge tutto
Su una cosa il consenso è quasi unanime. Kyle Chandler e Aaron Pierre sono la ragione migliore per restare. Chandler dà a Hal Jordan un carisma ruvido, da veterano disincantato, e riesce a essere magnetico anche solo alzando un sopracciglio. Pierre costruisce un John Stewart trattenuto, tutto tensione interna, che nel terzo episodio ha finalmente lo spazio per emergere. Il gruppo di attori intorno a loro, da Kelly Macdonald nei panni della sceriffa Kerry a Garret Dillahunt, tiene bene la scena.
È la loro chimica, fatta più di attrito che di sintonia, a dare alla serie il calore umano che il mistero, da solo, non basterebbe a garantire. Quando i due sono in campo insieme, Lanterns funziona a prescindere dal ritmo.

Il verdetto dopo tre episodi
Lanterns è una serie che va giudicata per quello che vuole essere, non per quello che un cinecomic dovrebbe essere. È un giallo d’autore travestito da progetto DC, e come tale chiede una fiducia che non tutti saranno disposti a concedere. L’ambizione è alta, la confezione è di livello, la coppia protagonista è solida. Il prezzo da pagare è un passo lento e una certa freddezza, che nel terzo episodio diventa un ostacolo concreto.
Per il nuovo universo DC guidato da James Gunn, dopo un’estate cinematografica in chiaroscuro, è comunque un segnale interessante: una serie adulta, che non ha paura di rischiare il noia pur di inseguire un tono. A tre episodi dall’inizio, il consiglio è di restarci, ma con le aspettative giuste. Chi cerca spettacolo puro guardi altrove. Chi ha voglia di un poliziesco cosmico che si concede i suoi silenzi troverà pane per i suoi denti, in attesa di capire se la seconda metà della stagione saprà sciogliere il mistero all’altezza della sua premessa. Nel frattempo, per orientarsi tra le uscite, la nostra sezione dedicata alle serie tiene il conto settimana dopo settimana.












