La fila fuori dal capannone di Grayson Street, a Berkeley, raccontava già tutto: collezionisti, appassionati di cinema e persino ex dipendenti in attesa di portarsi a casa un frammento di storia dell’animazione. All’interno, decenni di modelli, prototipi, storyboard e attrezzatura cambiavano proprietario in una svendita che segnava la fine di un’epoca. Il leggendario animatore stop-motion e premio Oscar Phil Tippett chiude il suo studio di Berkeley dopo 35 anni, svuotando un enorme magazzino di 6.200 piedi quadrati in un evento di liquidazione storico.
La chiusura arriva al termine di un percorso difficile. Tippett Studio aveva stipulato nel 2024 un accordo per cedere una quota di maggioranza alla società indiana di effetti visivi PhantomFX, poi ha presentato istanza di protezione dalla bancarotta secondo il Chapter 11 in quel maggio. Un piano di riorganizzazione è stato confermato nell’aprile 2025, e PhantomFX ha annunciato di aver completato l’acquisizione dello studio nel luglio dello stesso anno. Nemmeno l’ingresso del gruppo indiano è però bastato a evitare l’epilogo.
Lo stesso Tippett ha spiegato che il declino è stato un processo lungo. Ha detto che la fine dello studio è stata una vicenda prolungata e con numerose cause, tra cui la consolidazione degli studi di Hollywood e gli incentivi fiscali offerti da città e stati in competizione per il business delle produzioni cinematografiche.
Una carriera che nasce con Star Wars
Il nome di Tippett è legato a Star Wars fin dall’inizio. Fortemente ispirato dal lavoro di Ray Harryhausen, Tippett fu assunto dalla Industrial Light & Magic per creare la sequenza degli scacchi olografici nel primo Star Wars. Da lì la sua ascesa fu rapida: quando iniziò la produzione de L’Impero colpisce ancora, Tippett era a capo del dipartimento di animazione della ILM.
Fu proprio in quegli anni che sviluppò una delle sue intuizioni più celebri. Dopo aver lavorato al primo Star Wars, Tippett contribuì a sviluppare la go-motion, un’evoluzione della stop-motion che integrava la sfocatura di movimento. Questa tecnica venne usata per gli AT-AT a quattro zampe de L’Impero colpisce ancora e per la creatura di Dragonslayer. Le sue mani si ritrovano su alcune delle immagini più iconiche della saga, dal Rancor de Il ritorno dello Jedi agli alieni del palazzo di Jabba.

Dallo stop-motion al digitale
Nel 1984 Tippett e sua moglie, la produttrice Jules Roman, fondarono Tippett Studio, una bottega di effetti visivi che ha contribuito a decine di blockbuster. Oltre a Star Wars, lo studio ha lasciato il segno su titoli come RoboCop, Ghostbusters e Starship Troopers, con l’animatore che diede vita al minaccioso mech ED-209.
Il momento cardine, però, arrivò con i dinosauri. Forse il momento che definisce la carriera di Tippett e il lavoro per cui sarà ricordato è Jurassic Park. Assunto inizialmente per sviluppare pupazzi stop-motion dei dinosauri, Tippett e il suo team si adattarono quando la produzione abbracciò la CG per animare le creature preistoriche. Il suo know-how divenne decisivo nel tradurre la conoscenza della stop-motion nell’emergente arte dell’animazione digitale, definendo tecniche che avrebbero plasmato l’animazione dei personaggi e gli effetti visivi per decenni.
Il legame con Star Wars è proseguito fino agli anni più recenti. L’ultimo lavoro dello studio è stato per una nuova serie di Twilight Zone, e Tippett ha lavorato su scene sia di Star Wars: Skeleton Crew sia di The Mandalorian and Grogu.

Cosa finisce all’asta
La liquidazione, affidata a Clarity Estate Liquidation, si è svolta dal 28 al 30 agosto 2026, offrendo a fan e collezionisti l’occasione di possedere pezzi di storia del cinema. Tra gli oggetti figurano modelli e disegni di Mad God, un modello artist-proof dell’AT-AT tratto da L’Impero colpisce ancora, miniature di Starship Troopers, poster firmati, storyboard, costumi, prototipi e tre modelli legati alla sequenza degli scacchi Dejarik del primo Star Wars. L’AT-AT è basato sul design di produzione originale ed è firmato da Tippett, mentre altri pezzi includono modelli di Jabba the Hutt e un AT-ST, oltre a poster firmati della trilogia originale.
Non tutto, però, è passato di mano. “Morirò con la spada in mano”, ha detto Tippett. Tra gli oggetti che ha deciso di tenere ci sono i due Oscar vinti per il lavoro su Jurassic Park e Star Wars: Episodio VI – Il ritorno dello Jedi. “Sono i pezzi più importanti e sono stati i momenti più significativi del mio percorso”, ha spiegato.
La vendita ha avuto un forte valore emotivo. La liquidazione ha attirato una lunga fila fuori dallo studio venerdì mattina, con collezionisti, appassionati di cinema ed ex dipendenti che frugavano tra gli oggetti. Alcuni di loro tornavano nei luoghi in cui avevano costruito, decenni prima, alcuni dei prop più celebri della loro carriera.
C’è un’ultima precisazione che merita attenzione, per non chiudere la storia con un finale sbagliato. Malgrado più testate abbiano parlato di ritiro, Tippett ha detto che, pur chiudendo lo studio di Berkeley, non è pronto a ritirarsi e intende continuare a lavorare. Un dettaglio che, per un artista che ha attraversato la stop-motion, la go-motion e la rivoluzione digitale senza mai fermarsi, suona perfettamente coerente. “Abbiamo avuto quasi 40 anni di corsa. È stata una bella corsa.”












