Las Vegas, gennaio 1988. Al Consumer Electronics Show un commerciante di videogiochi olandese-americano di nome Henk Rogers prova un gioco fatto di sette tessere geometriche che cadono, e non riesce più a smettere. Da quella scintilla parte Tetris, il film del 2023 diretto da Jon S. Baird per Apple TV+, che però mente sulla propria natura fin dal titolo: sotto la buccia pixelata non batte il cuore di un film sui videogiochi, ma quello di un thriller di spionaggio ambientato negli ultimi anni della guerra fredda.
Da qui in avanti la recensione contiene qualche anticipazione sulla trama.
Un thriller di guerra fredda con l’alibi del videogioco
Chi si aspetta un film sul giocare, sulle tessere che si incastrano, sui punteggi, resterà spiazzato. Il gioco, in Tetris, è poco più di un pretesto narrativo: la vera posta non è la partita ma il groviglio di diritti, contratti e firme che circondano la sua distribuzione. La tensione non nasce mai davanti a uno schermo, nasce nelle sale riunioni, negli uffici sovietici illuminati al neon, nei corridoi di un potere che parla russo e sorveglia ogni mossa. Baird tratta la corsa alla licenza come una spy story: c’è un occidentale isolato dietro la cortina di ferro, ci sono agenti che ascoltano, funzionari che mentono, e un oggetto conteso che tutti vogliono. Definirlo un James Bond a 8 bit non è del tutto una battuta: la struttura è quella del thriller da guerra fredda, con il videogioco al posto della valigetta o del microfilm.

Henk Rogers, Taron Egerton e la biografia aziendale
Il motore del film è Taron Egerton, che dopo Rocketman conferma di saper reggere un film sulle spalle. Il suo Henk Rogers è un imprenditore che scommette tutto, ipoteca la casa, firma prestiti su prestiti e vola a Mosca convinto che una stretta di mano valga più di un contratto. L’ambizione dichiarata di Tetris è quella di essere il racconto di un’impresa dietro un prodotto tecnologico, con l’adrenalina del capitale che rischia e la retorica del sognatore contro il sistema. Il modello, esibito senza pudore, è la biografia aziendale ad alta tensione già portata al cinema da altri titoli sulle nascite dei colossi digitali: dialoghi rapidi, montaggio nervoso, la sensazione che una riunione possa valere quanto una sparatoria. Egerton ci mette la faccia giusta, quella dell’entusiasta che non sa quando fermarsi, e tiene insieme un film che senza di lui rischierebbe di diventare un diagramma di flusso animato.

Mosca, l’ELORG e i veri antagonisti
La partita più interessante si gioca sulla mappa dei diritti, ed è qui che il film trova i suoi cattivi. Da una parte il negoziatore Robert Stein, un Toby Jones tutto sudore e opportunismo che ha già strappato all’ELORG, l’agenzia statale sovietica, licenze dai confini volutamente ambigui. Dall’altra il magnate dell’editoria Robert Maxwell, cui Roger Allam presta una fisicità ingombrante e famelica, affiancato dal figlio Kevin, il Mirrorsoft nelle mani nervose di Anthony Boyle, eterno secondo in cerca di rispetto. In mezzo, i sovietici: il funzionario Belikov che suda a ogni firma, l’inventore Aleksej Pažitnov di Nikita Efremov, la figura più dolente e umana del film, autore di un gioco amatissimo dal quale non ha mai guadagnato nulla, e l’interprete Sasha di Sofia Lebedeva, la cui vera funzione all’interno della macchina statale si chiarisce solo strada facendo. Sopra tutti aleggia l’ombra del KGB, che minaccia senza bisogno di alzare la voce.
È il gruppo di comprimari a dare corpo alla tensione, più ancora del protagonista. Il problema è che Baird li guarda dall’alto: i sovietici scivolano spesso nella macchietta, tra gorilla in giacca nera e burocrati grotteschi, con un tono da “guardate questi russi” che appiattisce la parte più promettente del racconto. E quando il film deve chiudere, sceglie l’adrenalina hollywoodiana: l’inseguimento in auto verso l’aeroporto che suggella la fuga è pura invenzione, la concessione più vistosa allo spettacolo in una vicenda che, nella realtà, si era decisa a colpi di documenti. Il patto con la verità storica c’è, ma è elastico, e i veri Rogers e Pažitnov hanno comunque benedetto il risultato.

L’estetica a 8 bit e il synth di Lorne Balfe
Sul piano visivo Tetris fa una scelta di stile precisa e la porta avanti con coerenza: la nostalgia diventa grammatica. Le transizioni tra una città e l’altra sono animazioni a blocchi, le tessere del gioco invadono lo schermo nei momenti di svolta, la palette recupera i toni saturi e freddi degli anni ottanta. A cucire tutto arriva la partitura di Lorne Balfe, che impasta synth e sonorità chiptune con arrangiamenti in stile spionistico e riletture di brani sovietici, trasformando la colonna sonora in un secondo narratore che ricorda in continuazione da dove viene questa storia. La forma dialoga con l’oggetto raccontato, e questo è il merito più pieno del film.

Quello che convince e quello che scricchiola
Come intrattenimento Tetris funziona: corre, diverte, tiene, e restituisce a una vicenda fatta di scartoffie il ritmo di una caccia al tesoro. Egerton è in palla, Efremov porta l’unica vera nota di malinconia, la ricostruzione d’epoca è curata. A frenarlo sono il tono a tratti sbrigativo, la caratterizzazione superficiale del fronte sovietico e quella disinvoltura nel piegare i fatti che, verso il finale, gli costa un po’ di credibilità. La stampa internazionale lo ha accolto con favore, apprezzandone soprattutto energia, interpretazioni e musiche, pur segnalandone la confezione convenzionale: un giudizio condivisibile. Resta un film che gioca bene la sua partita, incastrando i pezzi con mestiere, anche se qualche vuoto tra un blocco e l’altro rimane visibile. Per un film che parla di fare ordine dal caos, è un difetto quasi ironico.
Chi cerca un ritratto profondo della guerra fredda guardi altrove. Chi vuole un thriller pop e ben oliato, con una storia vera che sembra inventata e un protagonista che se la porta sulle spalle, con Tetris fa centro. Un film biografico che sceglie l’adrenalina alla filologia, e almeno lo fa senza fingersi altro.
Scheda tecnica
Cast principale
- Taron Egerton – Henk Rogers
- Nikita Efremov – Aleksej Pažitnov
- Sof'ja Lebedeva – Sasha
- Anthony Boyle – Kevin Maxwell
- Ben Miles – Howard Lincoln












