Un uomo, un cane e un piccolo Cessna giallo che taglia cieli ormai vuoti: da qui parte The Dog Stars, il nuovo film di Ridley Scott che arriva nelle sale italiane il 26 agosto 2026 distribuito da 20th Century Studios. Sulla carta c’è tutto per un’avventura post apocalittica di peso, a partire dal nome dietro la macchina da presa e da un cast che mette in fila Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley, Guy Pearce, Benedict Wong e Allison Janney. Il risultato, però, resta a mezz’aria, sospeso tra l’ambizione del romanzo di partenza e una messa in scena che raramente trova la temperatura giusta.
Il film è diretto da Ridley Scott e scritto da Mark L. Smith, tratto dal romanzo del 2012 di Peter Heller, ed è ambientato dopo una devastante pandemia influenzale che ha quasi cancellato l’umanità: al centro ci sono Hig, ex pilota civile, e Bangley, un duro ex marine, alle prese con minacce esterne e con la speranza di una vita migliore oltre i confini in cui vivono. La storia si colloca nel 2035, gli ultimi vaccini sono finiti da anni e la maggior parte delle persone è stata spazzata via; Hig, prima del virus, era un meccanico che conduceva una vita felice con la moglie incinta e un cucciolo, ma il bambino non è sopravvissuto e la moglie è morta un anno dopo, vittima della pandemia.
Il fulcro narrativo è chiaro e persino classico. Il protagonista Hig, interpretato da Elordi, insieme al survivalista militare Bangley (Josh Brolin) ha costruito una roccaforte efficiente ma isolata in un mondo post apocalittico brutale, finché una misteriosa trasmissione radio lo spinge ad avventurarsi nell’ignoto in cerca della speranza e dell’umanità che ancora crede esistano. È l’innesco che dovrebbe far vibrare tutto il film, e in parte ci riesce: la promessa di qualcosa oltre le montagne è il motore emotivo più sincero dell’opera.

Il problema nasce nel passaggio dalla pagina allo schermo. Il romanzo di Heller portava una concisione e una soggettività pura alla Jack London, oltre a un umorismo nero, nella saga spesso solitaria di Hig, meccanico che sopravvive su una pista d’atterraggio abbandonata nel Colorado rurale, e le descrizioni in prima persona delle sue giornate e del mondo naturale in declino avevano un’anima onesta e malinconica. Quella voce interiore, il vero collante del libro, fatica a trasferirsi nell’adattamento, e senza di essa l’avventura perde parte del suo respiro intimo.
Dove The Dog Stars funziona meglio è quando abbraccia apertamente la sua natura di western di frontiera. Nei suoi momenti più interessanti il film ne imita struttura e posta in gioco, con due sequenze d’azione più vive: una spettacolare ma poco pericolosa fuga di bisonti e uno scontro con una tribù di uomini a cavallo, feroci e pesantemente truccati, che il film posiziona in modo poco problematizzato come nemici assoluti. È una scelta che genera immagini forti ma anche un fastidio non trascurabile: la dinamica da cowboy e indiani di quella sequenza è difficile da ignorare, così come la questione, mai davvero affrontata dal film, di chi abbia diritto a essere eroe in un mondo dove sopravvivere significa fare del male.
Sul piano della scrittura, la sceneggiatura sceglie l’essenzialità. Lo script asciutto ed episodico di Smith non rischia quasi mai l’introspezione, se non per una clamorosa deviazione dal romanzo, nella parte finale, che sposta bruscamente il tono da dramma selvaggio e severo a un horror comedy macabro, per poi tornare indietro così di colpo da lasciare spiazzati. È il momento più divisivo del film, un guizzo di follia che accende la noia ma spezza la coerenza costruita fino a quel punto.

Nel mezzo di questa incertezza tonale, l’elemento più solido resta il suo protagonista. La prova di Elordi è buona, anche se la corrente emotiva verso il pubblico è resa discontinua dai flashback sdolcinati sul passato; restano però la sua tranquilla capacità di osservare e uno sguardo che lo rendono sempre un attore magnetico, al punto che perfino la tristezza imponente della sua sagoma non basta a salvare un materiale destinato al proprio disastro. La sintesi è amara ma centrata: l’interprete tiene in piedi scene che la scrittura lascia sguarnite. Meno convincente, invece, il cuore romantico dell’operazione. Il film scivola in una sottotrama sentimentale smorzata in cui Elordi e Qualley non hanno alcuna chimica, eppure è proprio su quel legame che la sceneggiatura sembra poggiare il futuro dell’umanità.
C’è però una chiave di lettura più generosa, e vale la pena registrarla. Per lo Scott di oggi, The Dog Stars – le stelle dopo la fine rappresenta un cambio di passo più cadenzato rispetto a kolossal recenti come Napoleone e Il gladiatore II: il regista rallenta, soprattutto in una prima metà più distesa, lasciando respirare personaggi e storia prima di un finale forte, nello spirito di un certo cinema che Hollywood produceva molto più spesso in passato. Da questa prospettiva il film è un oggetto quasi anacronistico, un survival lento e umanista che chiede pazienza allo spettatore. Non tutti gli approcci critici concordano: c’è chi lo definisce la prima opera di Scott da anni a sembrare del tutto superflua, pur precisando che non si tratta di un fallimento totale.
Il verdetto, allora, dipende molto da cosa si va a cercare. The Dog Stars ha la fotografia, il senso dello spazio e la presenza scenica per momenti di autentico cinema, e in Elordi trova un protagonista capace di reggere il peso della solitudine. Ma tra una voce interiore che non arriva sullo schermo, una coppia romantica che non scocca e uno scarto tonale che divide più di quanto sorprenda, resta la sensazione di un film che sa esattamente dove vuole atterrare senza mai decollare del tutto. Vale la visione per chi ama l’immaginario post apocalittico e per chi segue la crescita di Elordi come attore da prima linea, a patto di accettare un ritmo che chiede di aspettare. Il romanzo, per chi vuole recuperare quell’anima malinconica che qui si intravede solo a tratti, resta il punto di partenza più sicuro.
Scheda tecnica
Cast principale
- Jacob Elordi – Hig
- Josh Brolin – Bangley
- Margaret Qualley – Cima
- Guy Pearce – Pops












