Quando la terza stagione di House of the Dragon si è aperta con la Battaglia del Condotto, buona parte di quel fuoco non era finta. Il debutto della stagione, quello che molti spettatori si aspettavano semmai come gran finale, ha messo in scena lo scontro navale più vasto mai combattuto a Westeros affidandosi in larga misura a fiamme vere, acqua vera e uomini in carne e ossa. E proprio da quella sequenza arriva il retroscena più impressionante di tutta la stagione.
La Battaglia del Condotto e il record dei 23 cascatori in fiamme
Nella lavorazione dello scontro, la troupe ha dato fuoco a ventitré controfigure contemporaneamente, in una sola ripresa. È il più grande stunt di fuoco mai realizzato per la televisione. Il numero è stato svelato durante il panel della serie al SXSW London, dove una clip di dietro le quinte lo mostrava a chiare lettere sopra l’immagine di una nave che esplodeva in una palla di fuoco.
Qui serve un chiarimento, perché il dato viaggia spesso storpiato. Si tratta del primato televisivo per numero di persone incendiate in un’unica inquadratura, non del record assoluto della categoria: il Guinness per il full body burn resta di trentadue persone, stabilito a Città del Capo nel 2018 in un evento dal vivo. Quello di House of the Dragon è il record del piccolo schermo, e ha un dettaglio che lo rende ancora più curioso: il primato precedente apparteneva alla stessa persona che lo ha appena battuto.

Rowley Irlam, l’uomo che ha superato se stesso
A coordinare l’impresa è stato Rowley Irlam, coordinatore degli stunt premiato con l’Emmy. Il traguardo che ha superato lo aveva firmato lui stesso su Game of Thrones, nell’episodio The Spoils of War del 2017, quando Daenerys attaccava le armate Lannister a dorso di Drogon: allora le controfigure incendiate in contemporanea erano venti. Per il Condotto, Irlam ha raccontato di aver capito subito che il margine per entrare nella storia era a portata di mano. La stagione chiedeva un grande rogo, servivano venti persone: aggiungendone tre, il primato era suo.
Un episodio girato quasi tutto con effetti pratici
Il record del fuoco è solo la punta di un iceberg produttivo di dimensioni fuori scala. La lavorazione della stagione ha richiesto 314 giorni di riprese. Per mettere in acqua la battaglia sono stati impiegati circa tre milioni di litri d’acqua, oltre duecento tonnellate di acciaio, venticinque tonnellate di propano e migliaia tra comparse e controfigure, con circa 3.500 oggetti di scena.
Il cuore tecnico dell’operazione è stato il sistema di vasche. La produzione ne ha costruite di tre tipi, una allagata, una a secco e una subacquea, e vi ha calato quattro set di navi montati su piattaforme mobili indipendenti, i cosiddetti gimbal, capaci di beccheggiare e rollare separatamente per simulare il mare in tempesta. Le galee medievali, ricostruite fedelmente, venivano poi letteralmente distrutte inquadratura dopo inquadratura. Lo showrunner Ryan Condal ha indicato proprio nella progettazione di quelle vasche il risultato tecnico di cui va più fiero, sostenendo che nessuno avesse mai prodotto qualcosa di simile in modo pratico.

A Westeros il fuoco si gira dal vero
La scelta di privilegiare gli effetti pratici non è nostalgia artigianale, ma una conseguenza del mondo raccontato. Nell’universo di George R. R. Martin non esiste la polvere da sparo: le battaglie si combattono corpo a corpo, ci si deve avvicinare per colpire, e questo, ha spiegato Condal, cambia radicalmente il modo di girare l’azione rispetto a un film di guerra moderno. Il regista e la troupe hanno puntato molto sul tangibile perché volevano che lo spettatore percepisse il peso fisico dello scontro, contro l’idea diffusa che ogni grande sequenza televisiva sia ormai solo grafica digitale. Il materiale visivo confluito nel documentario dietro le quinte The House that Dragons Built serve anche a smontare quella convinzione.
Il mestiere dietro lo spettacolo
Dietro un numero come ventitré uomini in fiamme c’è un intero reparto che raramente finisce sotto i riflettori: coordinatori degli stunt, tecnici degli effetti speciali, pirotecnici, controfigure che si sottopongono a un addestramento specifico e a tempi di sicurezza calcolati al secondo. È il tipo di lavoro che decide se una scena resta impressa o scivola via, e che House of the Dragon ha scelto di rendere visibile invece di nasconderlo dietro la post-produzione. In un panorama televisivo che tende ad affidare sempre più al digitale anche ciò che si potrebbe girare dal vero, un primato conquistato con fuoco reale e persone reali è un piccolo manifesto di un mestiere che resiste.
Dove porta ora la Danza dei Draghi
La stagione ha aperto con la sua sequenza più costosa, ma la produzione ha assicurato di non aver bruciato lì tutto il budget: l’escalation, nelle intenzioni, sarebbe proseguita fino al finale. Con la quarta stagione già annunciata come ultima, il racconto della guerra civile Targaryen si avvia alla conclusione, e la posta in gioco tecnica, oltre che narrativa, resta altissima.












