La 79ª edizione del Locarno Film Festival si è chiusa ieri sera con un verdetto che parla italiano più di quanto il concorso lasciasse presagire. Monica Bellucci esce dalla Piazza Grande con il Pardo per la migliore interpretazione, riconoscimento assegnato per il suo ruolo in Ketticè, secondo lungometraggio di Giovanni Tortorici. Non un omaggio di cortesia a un volto amatissimo, ma un premio che la giuria presieduta da Fabrice Du Welz ha voluto legare a una prova precisa: quella di una madre siciliana consumata, incapace di comunicare con il figlio, lontanissima dall’immagine patinata a cui l’attrice viene di solito associata.
Monica Bellucci e il ruolo che le vale Locarno
Il premio a Bellucci ha un peso specifico proprio perché arriva su un terreno scomodo. In Ketticè l’attrice interpreta la madre di Giulio, sedicenne palermitano: una donna stanca, prigioniera di un ruolo sociale che non riesce più a sostenere, che nella cornice dell’alta borghesia palermitana alterna eleganza pubblica e disfacimento privato. Bellucci ha accettato di spogliarsi della propria iconicità, e la giuria ha scelto di ricompensare esattamente questo scarto.
L’attrice ha parlato di un’esperienza felice sul set e ha descritto Tortorici come un regista giovane ma già sicuro dei propri mezzi, autore di un film che ha definito personale e unico. Il riconoscimento, condiviso nella stessa categoria con la sudcoreana Kim Minhee, colloca Bellucci accanto ai nomi che il festival ha voluto premiare per la ricerca più che per la notorietà.
Ketticè, la Palermo del 2012 secondo Tortorici
Ketticè conferma Tortorici, palermitano di trent’anni e già assistente di Luca Guadagnino, come una delle voci più interessanti del cinema italiano recente. Dopo l’esordio con Diciannove (#), il regista torna al racconto dell’adolescenza ambientando la storia nella Palermo del 2012, in piena stagione berlusconiana, tra stagnazione politica, torpore culturale e il primo impatto pervasivo dei social. Al centro c’è l’amicizia tra Giulio e Ketty, due sedicenni di estrazione sociale opposta, interpretati dagli esordienti Salvatore Gallina e Rachele Testagrossa, individuati attraverso un lungo lavoro di casting per strada.

Il film, prodotto anche da Guadagnino (#), affronta senza reticenze temi come il fascino per la trasgressione, l’omologazione e l’ammirazione ambigua per certi modelli del passato, in una scena, discussa dallo stesso regista, in cui una ragazza istruita esprime simpatia per Mussolini. Ketticè è annunciato nelle sale italiane dal 3 settembre, distribuito da PiperFilm: il premio di Locarno arriva quindi a poche settimane dall’uscita, e cambia sensibilmente le aspettative con cui il pubblico lo incontrerà.
Un palmarès che ha scelto l’intimo
Il premio a Bellucci non è un episodio isolato, ma la spia di una linea. La direzione artistica di Giona A. Nazzaro ha costruito un concorso che, anche quest’anno, ha voltato le spalle al glamour delle serate di Piazza Grande per premiare il cinema piccolo e d’autore. Il Pardo d’Oro è andato a Nu e locul tău aici, presentato con il titolo internazionale You Don’t Belong Here, di Florin Șerban: un dramma sul rapporto tra un padre e il figlio adolescente, che segna il ritorno al lungometraggio del regista rumeno dopo otto anni. La giuria ne ha lodato la forza della scrittura e la padronanza del linguaggio cinematografico.
La coerenza del verdetto si legge tutta in controluce: due film sull’adolescenza e sull’impossibilità di parlarsi tra generazioni, il rumeno vincitore e l’italiano di Tortorici, premiati nello stesso palmarès. Locarno continua a raccontare il presente attraverso le fratture familiari, e lo fa scegliendo autori più che titoli da copertina.
Gli altri premi di Locarno 79
Oltre al Pardo d’Oro, il concorso internazionale ha assegnato il Premio speciale della giuria a A Margem do Rio di Matheus Farias ed Enock Carvalho, produzione tra Brasile e Germania. Il Pardo per la miglior regia è andato al sudcoreano Hong Sangsoo (#) per Nowhere to Lay My Eyes, film che gli è valso anche il premio per l’interpretazione della sua protagonista, Kim Minhee. Menzioni speciali per la recitazione sono state attribuite a Xavier Bergeron, per il canadese Violence du corps de l’autre di Denis Côté, e a Teodor Butănescu, tra gli interpreti del film vincitore di Șerban.
Il festival lascia così un’immagine nitida della propria identità: una manifestazione che accoglie le dive sul tappeto rosso ma che, quando si tratta di consegnare i premi, guarda altrove. La prossima edizione, l’ottantesima, si terrà dal 4 al 14 agosto 2027. Per il cinema italiano, intanto, resta il segnale più incoraggiante: un’attrice simbolo premiata per aver rinunciato al proprio mito, e un giovane regista che continua a costruirsi una lingua propria.












