Home FilmRecensione: ‘La fine di Oak Street’ e il finale che non possiamo dirvi

Recensione: ‘La fine di Oak Street’ e il finale che non possiamo dirvi

"David Robert Mitchell riporta i dinosauri al cinema con un horror familiare che non somiglia a nessun Jurassic World, e un finale su cui è meglio non sapere nulla."

by Mauro Terrone

“Una recensione senza spoiler, come promette il titolo: leggete in tutta tranquillità, il finale non ve lo roviniamo.”

Il cinema dei dinosauri sembrava avviato a ripetersi all’infinito, tra recinti che cedono, laboratori che sfornano ibridi e la sensazione di aver già visto tutto. La fine di Oak Street arriva alla fine dell’estate e rimette le cose in ordine partendo dall’unica strada rimasta: raccontare una storia nuova. Il film di David Robert Mitchell non appartiene alla saga giurassica, eppure regala ai suoi affezionati proprio quello che la quadrilogia di Jurassic World ha continuato a promettere senza mantenere.

Un isolato anni Ottanta strappato dal tempo

La premessa è di quelle che si spiegano in una riga: un tranquillo quartiere americano degli anni Ottanta viene sradicato dal suo tempo e ritrovato milioni di anni prima, in una terra dominata da creature predatrici. L’anomalia che apre lo squarcio non rispetta la filologia, e i dinosauri che popolano quel mondo appartengono a epoche diverse, mescolati da un fenomeno che il film sceglie saggiamente di non spiegare fino in fondo. Warner Bros. e la Bad Robot di J.J. Abrams affidano il tutto a un regista cresciuto nel cinema di genere, e la differenza si sente dal primo minuto.

David Robert Mitchell porta l’horror dove Jurassic World non arriva

Mitchell arriva da It Follows e Under the Silver Lake , due film che hanno fatto della tensione e dello spazio dell’inquadratura una firma riconoscibile. Qui porta la stessa sensibilità dentro un’operazione molto più ambiziosa, girata con camere IMAX, e il risultato è un horror della sopravvivenza che guarda ai dinosauri con paura autentica, non con la meraviglia stanca ormai svuotata dai troppi seguiti. La fotografia di Michael Gioulakis lavora sui campi lunghi e sulle minacce che entrano nell’inquadratura quando meno te lo aspetti. Le musiche di Michael Giacchino fanno il resto, tenendo il battito costante senza mai coprire l’emozione.

Anne Hathaway ed Ewan McGregor, la famiglia prima dei dinosauri

Il cuore del film non sono i dinosauri, ma i Platt. Anne Hathaway è Denise, madre e moglie che prova a tenere insieme i pezzi di una quotidianità già incrinata, e la sua prova è tra le più convincenti degli ultimi anni: potente quando serve, fragile quando conta. Ewan McGregor le sta accanto nei panni di Greg, uno degli uomini più normali che gli sia capitato di interpretare, e proprio quella normalità rende tutto credibile. Le dinamiche familiari non sono un contorno tra un attacco e l’altro, sono la materia vera del film, il motivo per cui la tensione morde davvero.

Tensione senza eccessi, il gioiello estivo che mancava

La forza de La fine di Oak Street sta in ciò che non fa. Non esagera, non alza continuamente la posta, non insegue lo spettacolo fine a se stesso. Costruisce invece una tensione paziente, fatta di attesa e di minaccia costante, dove ogni comparsa dei predatori pesa perché il film si è preso il tempo di far contare le persone. Il paragone con Battle at Big Rock, il cortometraggio che anni fa aveva illuso i più affezionati mostrando i dinosauri liberi nel mondo reale, viene naturale: qui quella promessa diventa un film intero, e finalmente funziona.

Un finale che non si può raccontare

Arriviamo al punto che non si può toccare. La fine di Oak Street si gioca tutto in un ultimo atto costruito su un colpo di scena tra i più sorprendenti visti al cinema di recente, e su una scelta destinata a dividere chi guarda. Diciamo soltanto questo: il film ha la possibilità di lasciare la porta aperta a un seguito e decide di non farlo. Chiude tutto, non concede scene dopo i titoli di coda, e affida l’ultima parola a una svolta che qualcuno troverà perfetta e qualcun altro discutibile sul piano morale. È esattamente il coraggio che manca alle saghe pensate per non finire mai.

La fine di Oak Street al botteghino di Ferragosto

Nelle sale italiane dal 12 agosto, il film si inserisce nella corsa del botteghino di Ferragosto come terzo incomodo, dietro l’Odissea di Christopher Nolan e Spider-Man: Brand New Day. Su queste basi, un horror familiare autoconclusivo e senza rete di protezione ha tutte le carte per sorprendere. Per una volta, i dinosauri tornano a fare paura sul serio, e lo fanno senza chiedere in cambio la promessa di un altro capitolo.

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