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‘Il Signore degli Anelli’, dal trionfo agli Oscar a oggi

Dalla trilogia impossibile di Peter Jackson che conquistò 17 premi Oscar alla trilogia dello Hobbit, dagli Anelli del Potere fino ai nuovi film in arrivo con Andy Serkis: viaggio completo in una delle saghe più amate e imponenti della storia del cinema.

by Mauro Terrone

Quando nel 2001 arrivò nelle sale il primo capitolo, in molti erano convinti che fosse un’impresa impossibile. Come si porta al cinema un romanzo giudicato per decenni inadattabile, un’opera monumentale come quella di J.R.R. Tolkien? La risposta la diede Peter Jackson, con una trilogia che non solo riuscì nell’impresa, ma ridefinì per sempre il cinema fantasy e conquistò il mondo intero. Il Signore degli Anelli è oggi molto più di una serie di film: è una saga in continua espansione, che dal trionfo iniziale non ha mai smesso di crescere. A venticinque anni dall’inizio di quel viaggio, vale la pena ripercorrerla per intero, dalla trilogia originale fino ai nuovi progetti in arrivo.

La trilogia di Peter Jackson, un’impresa impossibile diventata leggenda

Il cuore della saga resta la trilogia diretta da Peter Jackson, composta da La Compagnia dell’Anello del 2001, Le due torri del 2002 e Il ritorno del re del 2003. Adattare la vasta e complessa opera di Tolkien sembrava un azzardo folle, e Jackson lo affrontò con una scelta produttiva senza precedenti: girare i tre film in un’unica, gigantesca produzione, realizzata quasi interamente in Nuova Zelanda, i cui paesaggi sconfinati diventarono la Terra di Mezzo agli occhi di milioni di spettatori.

Il risultato fu un capolavoro assoluto. La trilogia poté contare su un cast corale entrato nella leggenda, da Elijah Wood nei panni di Frodo a Ian McKellen in quelli di Gandalf, da Viggo Mortensen come Aragorn fino a Sean Astin nel ruolo del fedele Sam. A rendere epico il tutto contribuirono le musiche indimenticabili di Howard Shore, capace di dare un tema a ogni popolo e a ogni luogo della Terra di Mezzo. E poi ci fu una rivoluzione tecnica destinata a cambiare il cinema: il personaggio di Gollum, portato in vita da Andy Serkis attraverso la tecnica del motion capture, un traguardo che aprì strade completamente nuove per gli effetti speciali e la recitazione digitale.

Il trionfo agli Oscar e il record del Ritorno del Re

Il successo della trilogia non fu soltanto di pubblico, ma anche di critica, e culminò in uno dei trionfi più clamorosi nella storia del cinema. Il capitolo finale, Il ritorno del re, si presentò alla cerimonia degli Oscar del 2004 con undici candidature, e le vinse tutte e undici, senza lasciarne sfuggire nemmeno una. Un cosiddetto en plein che permise al film di eguagliare il record assoluto di statuette conquistate da un singolo titolo, condiviso con giganti come Ben-Hur e Titanic.

Considerando l’intera trilogia, i premi Oscar vinti furono complessivamente diciassette, un bottino straordinario che sancì la definitiva consacrazione dell’opera. A questo si affiancarono incassi colossali in tutto il mondo, che trasformarono Il Signore degli Anelli in un fenomeno culturale globale. Jackson aveva dimostrato che il fantasy poteva essere cinema alto, capace di unire spettacolo, emozione e profondità, e nulla nel genere sarebbe più stato come prima.

La trilogia dello Hobbit, un ritorno che divise

Forte di quel successo, quasi un decennio dopo Peter Jackson decise di tornare nella Terra di Mezzo con l’adattamento de Lo Hobbit, il romanzo che Tolkien aveva scritto prima del Signore degli Anelli. Ne nacque una seconda trilogia, composta da Un viaggio inaspettato del 2012, La desolazione di Smaug del 2013 e La battaglia delle cinque armate del 2014, con Martin Freeman nei panni di un giovane Bilbo e il ritorno di molti volti amati, McKellen su tutti.

Questa volta, però, l’accoglienza fu più tiepida e divisiva. La scelta di dividere in tre film un romanzo molto più breve e leggero del precedente venne criticata da parte del pubblico e della critica, che la giudicarono una dilatazione eccessiva, appesantita da un uso della computer grafica più invadente rispetto alla concretezza artigianale della prima trilogia. Nonostante gli incassi comunque altissimi, la trilogia dello Hobbit non riuscì a ripetere la magia perfetta della precedente, e resta il capitolo più discusso della saga cinematografica.

Gli Anelli del Potere e il ritorno nella Terra di Mezzo

Dopo gli Hobbit, la Terra di Mezzo è tornata protagonista con un’operazione ancora più ambiziosa, questa volta sul piccolo schermo. Nel 2022 ha debuttato Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere, una serie prodotta da Amazon e ambientata migliaia di anni prima delle vicende narrate nei film, nella cosiddetta Seconda Era. Il progetto si è imposto subito per numeri da capogiro, diventando una delle serie televisive più costose mai realizzate, un investimento senza precedenti per il settore.

La serie, la cui seconda stagione è arrivata nel 2024, ha però diviso profondamente i fan. C’è chi ne ha apprezzato l’ambizione visiva e l’espansione della mitologia di Tolkien, e chi invece l’ha giudicata inferiore rispetto all’eredità dei film, contestando alcune scelte narrative e di adattamento. Al di là dei giudizi, Gli Anelli del Potere ha dimostrato quanto il richiamo della Terra di Mezzo resti fortissimo, tanto da giustificare uno degli sforzi produttivi più imponenti della televisione recente, con altre stagioni previste per il futuro.

La guerra dei Rohirrim e l’espansione animata

L’universo cinematografico di Tolkien si è arricchito anche di un capitolo inatteso e affascinante. Nel dicembre del 2024 è arrivato Il Signore degli Anelli – La guerra dei Rohirrim, un film d’animazione realizzato in stile anime e diretto da Kenji Kamiyama. Ambientato circa duecento anni prima degli eventi de Lo Hobbit, il film racconta una vicenda del popolo dei Rohirrim, i valorosi cavalieri di Rohan già amati nella trilogia originale.

La scelta dell’animazione giapponese per raccontare una storia della Terra di Mezzo ha rappresentato un esperimento coraggioso, un modo per esplorare angoli inediti della mitologia tolkieniana con un linguaggio visivo diverso. È la dimostrazione di come il mondo creato da Tolkien sia abbastanza vasto e ricco da poter essere raccontato in forme sempre nuove, senza esaurirsi mai.

La caccia a Gollum e il futuro della saga

Il capitolo più atteso, però, deve ancora arrivare, e riporta la saga alle sue radici live-action. È in lavorazione un nuovo film intitolato The Lord of the Rings: The Hunt for Gollum, la cui uscita è fissata per il dicembre del 2027. A dirigerlo, e a tornare nel ruolo che lo ha reso celebre, sarà Andy Serkis, di nuovo nei panni di Gollum. A rendere il progetto ancora più prezioso agli occhi dei fan c’è il ritorno alla produzione dello storico trio composto da Peter Jackson, Fran Walsh e Philippa Boyens, gli stessi autori delle trilogie originali.

Il film racconterà la caccia a Gollum condotta da Aragorn nel periodo compreso tra le vicende de Lo Hobbit e quelle de La Compagnia dell’Anello, colmando un vuoto narrativo lasciato aperto. Accanto a nuovi interpreti, come Jamie Dornan nei panni di un giovane Aragorn, il progetto vedrà anche il ritorno di volti storici, tra cui Ian McKellen come Gandalf ed Elijah Wood come Frodo, con le riprese ambientate ancora una volta nella Nuova Zelanda che è la casa spirituale della saga. È il segno che la Terra di Mezzo, sul grande schermo, ha ancora molte storie da raccontare.

Perché Il Signore degli Anelli resta un fenomeno senza tempo

Ripercorrere l’intera saga del Signore degli Anelli significa attraversare un quarto di secolo di cinema e televisione, tra vette assolute e capitoli più discussi. Al centro di tutto resta, insuperata, la trilogia originale di Peter Jackson, un’opera che ha alzato l’asticella del genere fantasy portandolo a un livello di dignità artistica che nessuno, prima, aveva osato immaginare. Tutto ciò che è venuto dopo, dallo Hobbit agli Anelli del Potere, si è dovuto confrontare con quel modello irraggiungibile.

Il segreto di questa longevità sta nella forza inesauribile del mondo creato da Tolkien, un universo così ricco e profondo da poter essere esplorato all’infinito, in ogni forma e su ogni schermo. Ma sta anche nei temi universali che la saga racconta: l’amicizia, il coraggio, la lotta contro il male, la speranza che resiste anche nel momento più buio. Ecco perché, a venticinque anni dall’inizio di quel viaggio, la Terra di Mezzo continua a chiamarci, e noi continuiamo a rispondere. Perché certe storie, come diceva lo stesso Tolkien, sono quelle che contano, quelle che restano con te anche quando le luci della sala si spengono.

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