Molto prima che Christopher Nolan portasse Ulisse sul grande schermo, era stata la televisione italiana a compiere l’impresa di trasformare il poema di Omero in un evento popolare. Nel 1968 la Rai mandò in onda Odissea, uno sceneggiato ambizioso e leggendario che tenne incollati al televisore oltre sedici milioni di spettatori, e che oggi, complice la rinnovata attenzione per il mito, vale più che mai la pena riscoprire.
Trasmessa in otto episodi sul Programma Nazionale, l’antenato di Rai 1, dal 24 marzo al 5 maggio 1968, Odissea fu un trionfo assoluto: oltre sedici milioni e mezzo di spettatori e un indice di gradimento dell’83 per cento. Fu il primo sceneggiato Rai nato da una produzione internazionale e il primo girato a colori, anche se il pubblico dell’epoca lo vide in bianco e nero, perché la televisione italiana a colori non era ancora arrivata. Prodotta da Dino De Laurentiis, l’opera segnò un salto di qualità nella capacità produttiva della televisione di allora.

A dirigere l’impresa fu Franco Rossi, affiancato da Piero Schivazappa e da un nome che ai cinefili dice molto, Mario Bava. Il maestro del brivido italiano firmò per intero l’episodio di Polifemo, curandone anche la fotografia e occupandosi, insieme a Carlo Rambaldi, degli effetti speciali. Non a caso, il segmento del ciclope resta uno dei più impressi nella memoria, per una carica visiva e una crudezza inusuali per la tv dell’epoca. Girato negli studi romani di De Laurentiis e negli spazi aperti dell’allora Jugoslavia, lo sceneggiato punta con coraggio sui grandi esterni, e regala sequenze memorabili come il massacro dei Proci.
Nei panni di Ulisse, Franco Rossi scelse Bekim Fehmiu, attore jugoslavo quasi sconosciuto che trovò qui il ruolo della vita, restando negli anni il più celebre interprete del suo Paese. Al suo fianco, una straordinaria Irene Papas nei panni di Penelope, che grazie a questo ruolo divenne una star popolarissima. Il cast, particolarmente ricco sul versante femminile, comprendeva anche una giovanissima Barbara Bach nel ruolo di Nausicaa, futura Bond girl, oltre a Juliette Mayniel come Circe, Scilla Gabel come Elena e Renaud Verley come Telemaco.

Uno degli elementi più affascinanti e ricordati dello sceneggiato era la sua apertura. Ogni puntata era introdotta dal poeta Giuseppe Ungaretti, allora ottantenne, che leggeva alcuni versi dell’Odissea con una solennità tale da sembrare Omero in persona affacciato dallo schermo. Un dettaglio prezioso, reso ancora più malinconico dal fatto che quegli interventi sono oggi andati perduti. La sceneggiatura, firmata da sei autori, si basava sulla celebre traduzione di Rosa Calzecchi Onesti e teneva insieme intrattenimento e intento educativo, restando sorprendentemente fedele al testo, di cui in più punti citava i versi originali.
In un’epoca in cui il mito greco torna prepotentemente al centro dell’immaginario, complice anche il colossal di Nolan, l’Odissea del 1968 dimostra quanto la televisione sappia essere alta quando vuole. È un prodotto che regge magnificamente il tempo, capace di dare ai suoi personaggi uno spessore lontano dalla patina di tante rivisitazioni moderne. La buona notizia è che chiunque voglia rivederlo, o scoprirlo per la prima volta, può farlo: lo sceneggiato è disponibile in streaming gratuitamente su RaiPlay. Un piccolo tesoro della nostra televisione, che merita di non essere dimenticato.












