Home Documentari‘Kim Novak’s Vertigo’, il documentario al cinema dal 30 luglio

‘Kim Novak’s Vertigo’, il documentario al cinema dal 30 luglio

Il documentario di Alexandre O. Philippe, presentato a Venezia insieme al Leone d'Oro alla carriera, racconta la star che al culmine del successo voltò le spalle a Hollywood per vivere secondo le proprie regole.

by Mauro Terrone

Al culmine della fama, quando era la star più richiesta al mondo, Kim Novak fece la cosa più impensabile per una diva di Hollywood: se ne andò. Kim Novak’s Vertigo – la donna che visse due volte, il documentario di Alexandre O. Philippe in arrivo nelle sale italiane dal 30 luglio con Madison Pictures, prova a raccontare proprio quel gesto di libertà, all’ombra di uno dei ruoli più iconici della storia del cinema.

Il film è stato presentato fuori concorso alla 82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in concomitanza con la consegna a Kim Novak del Leone d’Oro alla carriera. Un riconoscimento accolto da una lunga standing ovation e consegnato dalle mani di Guillermo del Toro, che dal palco ha celebrato la capacità dell’attrice di tenere insieme fragilità, potenza e mistero. Realizzato con la collaborazione esclusiva della stessa Novak, oggi novantaduenne, il documentario arriva ora nelle sale italiane distribuito da Madison Pictures.

Per capire il peso di questo ritratto bisogna ricordare chi è stata Kim Novak. Tra il 1958 e il 1960 è stata la star numero uno al botteghino mondiale, il volto che la macchina da presa amava. Eppure, dietro l’immagine glamour costruita dallo studio system, si nascondeva una donna determinata a non lasciarsi ridurre a marionetta. Già nel 1958 fu la prima attrice a fondare una propria società di produzione, un modo per strappare il controllo ai capi della Columbia. E nel 1966, mentre era ancora all’apice, fece la scelta più radicale: abbandonare Hollywood per dedicarsi ai cavalli, alla pittura e alla scrittura, ritirandosi a vivere lungo il selvaggio Rogue River, in Oregon. Il documentario intreccia rari materiali d’archivio, riflessioni personali e scorci di questa vita appartata per ripercorrere il suo cammino, da icona di metà Novecento ad artista gelosamente riservata.

Sebbene la sua filmografia comprenda titoli come Picnic, Una strega in paradiso e Baciami stupido, resta La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock il ruolo che l’ha consegnata alla leggenda. E non è un caso che Philippe ne faccia il cuore del suo film. Quel personaggio doppio, diviso tra Madeleine e Judy, diventa lo specchio della tensione costante tra immagine e identità che ha segnato tutta la vita di Novak. Il documentario torna così sui feticci di quel set e di quella carriera: il celebre tailleur grigio disegnato da Edith Head, i resti carbonizzati della sceneggiatura rilegata in pelle, salvata due volte dalle fiamme, e i luoghi inquietanti della Missione di San Juan Bautista, teatro delle cadute tragiche del film. Frammenti da cui affiora una storia di ribellione e reinvenzione.

A dirigere il film è Alexandre O. Philippe, documentarista specializzato nel raccontare il cinema dall’interno delle sue immagini più celebri. Con 78/52 aveva sezionato fotogramma per fotogramma la scena della doccia di Psycho, e proprio a Hitchcock torna adesso, ma da un’angolazione opposta: non l’analisi maniacale di una sequenza, bensì il ritratto intimo di chi quella vertigine l’ha incarnata sullo schermo. Il risultato è un lavoro breve e lirico, che si muove a spirale tra passato e presente, tra Kim e la maschera che Hollywood aveva cucito su di lei.

Kim Novak’s Vertigo non è soltanto un documentario per appassionati di Hitchcock, anche se questi troveranno pane per i loro denti. È soprattutto il racconto di una scelta di libertà rarissima nella storia dello spettacolo, quella di una donna che preferì la verità di sé alla favola costruita dagli studios. In un’epoca in cui l’immagine pubblica è tutto, la parabola di Kim Novak suona quasi rivoluzionaria, e questo film le rende finalmente giustizia.

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