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Lo sceneggiatore, chi scrive il film prima del film

Idea, struttura, dialoghi: lo sceneggiatore costruisce il film sulla pagina molto prima delle riprese, ed è il mestiere più decisivo e insieme più dimenticato del cinema. L'Italia, da Zavattini a Suso Cecchi d'Amico, ne ha avuto una scuola tra le più grandi al mondo.

by Mauro Terrone

Prima della prima inquadratura, prima del primo ciak, il film esiste già per intero in un posto solo: le pagine di una sceneggiatura. Lo sceneggiatore è chi costruisce quel film invisibile, quello fatto di parole, che tutti gli altri mestieri poi tradurranno in immagini. È il ruolo da cui dipende ogni cosa, e paradossalmente il primo che il pubblico dimentica quando escono i titoli di coda.

Cosa fa davvero lo sceneggiatore

Il lavoro comincia molto prima del set. Dallo spunto iniziale, lo sceneggiatore passa al soggetto, poi al trattamento e infine alla sceneggiatura vera e propria, il documento che scena dopo scena fissa ambienti, azioni e dialoghi. Non è semplice scrittura: è architettura. Deve reggere una struttura, dosare i tempi, far crescere i personaggi, decidere cosa mostrare e cosa tacere. A differenza del romanziere, non lavora per il lettore ma per la macchina da presa, sapendo che ogni riga diventerà lavoro concreto per decine di persone. Il mestiere si divide in due grandi famiglie, la sceneggiatura originale, nata da un’idea propria, e quella non originale, tratta da un romanzo, una storia vera o un altro film. E quasi sempre implica una parte poco romantica ma cruciale, la riscrittura: una sceneggiatura passa per molte versioni, spesso per molte mani, prima di arrivare al set.

Sceneggiatore e regista, chi comanda la storia

Sul rapporto tra chi scrive e chi dirige si gioca una delle tensioni più antiche del cinema. La teoria d’autore ha spostato per decenni tutto il merito sul regista, relegando lo sceneggiatore a comprimario, quando non lo si è confuso con un semplice esecutore. La realtà è più sfumata: dietro molti capolavori attribuiti a un solo nome ci sono penne fondamentali senza le quali quei film non esisterebbero. Non a caso, nei paesi dove gli sceneggiatori si sono organizzati e tutelati, come negli Stati Uniti con la Writers Guild, il loro peso contrattuale e creativo è cresciuto enormemente. Resta però il mestiere più sottovalutato rispetto alla sua importanza reale: quando un film funziona si loda la regia, quando non funziona si accusa la sceneggiatura.

I grandi sceneggiatori del cinema italiano

Se c’è un ambito in cui l’Italia ha primeggiato nel mondo, è proprio la scrittura per il cinema. Cesare Zavattini è stato il teorico e la penna del neorealismo, l’uomo dietro Ladri di biciclette, Sciuscià e Umberto D. per Vittorio De Sica. Suso Cecchi d’Amico è la figura più imponente del nostro cinema di scrittura, sodale di Luchino Visconti in Rocco e i suoi fratelli e Il Gattopardo e presenza costante per mezzo secolo. La commedia all’italiana ha avuto i suoi maestri assoluti nella coppia Age e Scarpelli, cioè Agenore Incrocci e Furio Scarpelli, autori di I soliti ignoti e La grande guerra, mentre l’universo di Federico Fellini è nato anche dalle idee di Ennio Flaiano e Tullio Pinelli, coautori di La dolce vita e 8½. Una scuola che ha insegnato al mondo come tenere insieme risata e tragedia nella stessa scena.

I maestri internazionali della sceneggiatura

Fuori dai nostri confini, la storia è altrettanto ricca. Billy Wilder, prima ancora che regista, è stato uno degli sceneggiatori più affilati di Hollywood, capace di scrivere commedie perfette come A qualcuno piace caldo. Paddy Chayefsky resta l’unico ad aver vinto tre Oscar per la sceneggiatura da solo, tra cui quello per Network, feroce profezia sulla televisione. Robert Towne ha firmato con Chinatown quello che molti considerano il copione perfetto, mentre William Goldman, autore di Tutti gli uomini del presidente, ha consegnato ai posteri la frase più citata sull’industria, nessuno sa niente. Più vicino a noi, Charlie Kaufman ha reinventato la struttura narrativa con Eternal Sunshine of the Spotless Mind, in Italia ribattezzato Se mi lasci ti cancello, e Aaron Sorkin ha fatto del dialogo serrato la propria firma, da The Social Network alla serie West Wing.

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