Home Disney +Pompei, Tom Hiddleston detective del tempo su Disney+

Pompei, Tom Hiddleston detective del tempo su Disney+

Disponibile da oggi su Disney+, il docudrama in tre episodi prodotto da Plimsoll Productions per National Geographic riunisce Tom Hiddleston e l'executive producer di Loki, e mette in discussione ciò che credevamo di sapere sulle ultime ore della città.

by Valeria Bernardo

Un gesto della mano, lo stesso con cui in un’altra serie manipolava le linee temporali, e le rovine di Pompei tornano a popolarsi di vita. È l’immagine centrale di Pompei: Fuori dal tempo con Tom Hiddleston, il docudrama in tre episodi disponibile da oggi su Disney+ in Italia, in cui l’attore britannico veste i panni di un detective del tempo impegnato a ricostruire le ultime ore della città sepolta dal Vesuvio. Per l’occasione Hiddleston è tornato nel Parco Archeologico posando tra le rovine con il vulcano sullo sfondo, in una serie di scatti e in un video che ripercorre le antiche strade e lo ritrae mentre compie il caratteristico gesto con cui riavvolge il tempo nella serie.

Un formato ibrido, tra fiction e inchiesta

La formula è la parte più interessante del progetto. Non si tratta di un documentario tradizionale né di una fiction storica, ma di una fusione tra dramma cinematografico sceneggiato e documentario investigativo, che porta lo spettatore nella città romana nelle ore precedenti e durante l’eruzione. Guidato da un team di archeologi, storici, geologi ed esperti di catastrofi, Hiddleston porta alla luce prove e storie di persone realmente esistite, immergendosi in sequenze ricostruite che raccontano le vite di veri cittadini travolti dal disastro.

A rendere possibile questo approccio è una squadra che il pubblico dei cinecomic conosce bene. Accanto a Hiddleston, vincitore di un Golden Globe e di un Olivier Award e protagonista di The Night Manager oltre che della serie Marvel, c’è infatti Kevin R. Wright, executive producer proprio di Loki. La visione cinematografica maturata su quel progetto viene qui applicata al racconto storico, con l’intenzione dichiarata di reinventare il modo in cui la Storia arriva sullo schermo per il pubblico contemporaneo.

La tesi che ribalta il racconto

Il cuore della serie, però, non è il formato ma ciò che sostiene. Attraverso le storie di un apprendista adolescente, di una potente donna d’affari e di una misteriosa guardia pretoriana, il racconto ricostruisce come ciascuno di loro abbia dovuto affrontare scelte impossibili davanti al disastro incombente. Mentre il vulcano si risveglia e comincia il conto alla rovescia, gli indizi convergono in una corsa contro il tempo per capire chi sia sopravvissuto, chi abbia perso la vita e cosa ne abbia determinato il destino.

Ed è qui che arriva l’elemento destinato a far discutere: la serie sostiene, sulla base delle evidenze raccolte, che molti di coloro che furono travolti dalla catastrofe ebbero in realtà la possibilità di sopravvivere. Un’affermazione che rimette in discussione convinzioni radicate e che ridefinisce l’intera vicenda non come una storia di distruzione, ma come un dramma umano di resilienza, sacrificio e sopravvivenza, centrato sulle scelte compiute da chi viveva all’ombra del Vesuvio.

La produzione

Pompei: Fuori dal tempo con Tom Hiddleston è una produzione Plimsoll Productions per National Geographic. Tom Barbor-Might è showrunner e regista, mentre la sceneggiatura è firmata da Jessica Ruston e Mark Ravenhill, con contributi aggiuntivi dello stesso Barbor-Might e di Kevin R. Wright. Gli executive producer sono Grant Mansfield, Kevin R. Wright, Helen Flint e Alan Eyres per Plimsoll, e Carolyn Payne per National Geographic. La serie è disponibile su Disney+ in Italia e su Hulu negli Stati Uniti.

Per il pubblico italiano, oltre all’evidente richiamo del protagonista, c’è un motivo in più per guardarla: vedere uno dei siti archeologici più importanti al mondo raccontato con gli strumenti narrativi della serialità contemporanea, senza la solennità un po’ polverosa che spesso accompagna il racconto del nostro patrimonio. Se l’operazione riesce, è un modello che il nostro cinema documentario farebbe bene a studiare.

Related Articles