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Barbera racconta la fuga di Hollywood dalla Mostra di Venezia

l direttore della Mostra fa il punto su assenze hollywoodiane, crollo delle registe in concorso e apertura ai film realizzati con l'intelligenza artificiale.

by Mauro Terrone

Alberto Barbera ha presentato l’83ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia, in programma dal 2 al 12 settembre 2026, e lo ha fatto affrontando senza girarci troppo intorno i tre nodi che stanno agitando l’industria in questa stagione di festival: l’assenza sempre più marcata degli studios hollywoodiani, il crollo della presenza femminile in concorso e il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale nella creazione cinematografica.

Il concorso di quest’anno resta comunque tutt’altro che povero di nomi noti. La selezione include Primetime, con Robert Pattinson come protagonista e produttore; Bunker, con Penélope Cruz e Javier Bardem; Ink, con Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy; e The Echo Chamber, con Alicia Vikander. Ci sono poi i nuovi film di Martin McDonagh (Wild Horse Nine), Lee Chang-dong (Possible Love) e Werner Herzog (Bucking Fastard). A completare il quadro, la presenza degli Oasis: il festival avrà una dose di rock and roll con la prima mondiale del documentario sulla reunion degli Oasis, “Don’t Look Back in Anger”, con i fratelli britannici Liam e Noel Gallagher attesi sul Lido.

Rispetto all’edizione precedente, però, il tasso glamour è percepibilmente più basso. Paragonata all’anno scorso, quando Jacob Elordi, Dwayne Johnson, Emma Stone, George Clooney e Julia Roberts avevano trasformato Venezia in una vera e propria supernova di red carpet, la scintillanza è visibilmente più contenuta. E soprattutto, la lineup è povera di titoli hollywoodiani, confermando un andamento già osservato quest’anno a Berlino e Cannes: i grandi studios stanno progressivamente disertando i festival principali.

Interrogato sul punto, Barbera ha voluto ridimensionare la lettura in chiave di tendenza strutturale, insistendo piuttosto su ragioni pratiche legate ai tempi di produzione. Il caso più citato è quello del nuovo film di Alejandro G. Iñárritu con Tom Cruise: era l’unico titolo di studio che la Mostra sperava davvero di ottenere, ma Warner Bros ha scelto di non partecipare ad alcun festival, puntando su un’uscita diretta a inizio ottobre, una decisione di marketing sulla quale, secondo il direttore, non c’era margine di discussione. Stessa sorte per altri due titoli molto attesi: il film di Aaron Sorkin non è pronto perché sono previste riprese aggiuntive ad agosto, mentre il progetto di David Fincher con Brad Pitt ha subito uno slittamento legato a motivi personali del regista e arriverà probabilmente in autunno, ma non in tempo per Venezia. Anche Dune 3, altro titolo su cui si era speculato, non sarà pronto e uscirà a ridosso di Natale.

Un caso a parte riguarda Artificial di Luca Guadagnino, film che Barbera ha definito una scoperta artistica di grande valore. Il regista lo ha visto e apprezzato, ma la pellicola non sarà sul Lido perché Neon, che ha acquisito i diritti solo poche settimane fa dopo che Amazon MGM se ne era sfilata, punta a un’uscita commerciale diretta a inizio 2027, con una finestra qualificante a dicembre in vista della stagione dei premi. Una scelta dettata, secondo la lettura di Barbera, dalla necessità della distribuzione di vendere il film in tutto il mondo prima di mostrarlo in un contesto festivaliero.

Sul fronte della parità di genere, il bilancio è più severo. May el-Toukhy è l’unica regista donna, una su venti, nel concorso di Venezia quest’anno, e a quasi un decennio dalla firma dell’impegno 50/50 by 2020 per migliorare la rappresentanza femminile a Venezia, è difficile vedere molte prove di progresso. Il film in questione è Woman Unknown, firmato dalla regista danese-egiziana già premiata al Sundance nel 2019.

Barbera non ha nascosto il disagio per questo dato. “Siamo stati noi i primi a essere colpiti da questo esito. Abbiamo sperato fino all’ultimo, disperatamente, scusate il gioco di parole, di trovare film al femminile di qualità adeguata da poter competere all’interno del concorso principale. Ce n’è uno solo, è il minimo storico di questi ultimi anni”, ha dichiarato ai giornalisti dopo la presentazione. Il direttore ha comunque rivendicato il percorso della Mostra sul tema: “La Mostra del Cinema di Venezia è stato il festival internazionale che ha premiato, dal 2020 in poi, il maggior numero di film realizzati da donne, più di Cannes, più di Berlino, più di altri”. Resta però il nodo dei numeri complessivi: quest’anno circa il 24% delle opere presentate era realizzato da donne, in calo rispetto al quasi 30% dell’anno precedente, una flessione che lo stesso direttore fatica a spiegare, ribadendo comunque che la selezione avviene esclusivamente sulla base della qualità dei film e non del genere di chi li dirige.

Il terzo grande tema toccato da Barbera è quello dell’intelligenza artificiale applicata al cinema. Alla Mostra sarà presentato fuori concorso un documentario, Be Brave, realizzato quasi interamente con strumenti di IA, un progetto che il direttore ha definito una sorta di esperimento di una casa di produzione italiana per mostrare come la tecnologia possa essere usata sotto il controllo totale di un autore, per realizzare qualcosa che sarebbe altrimenti molto difficile da ottenere. Barbera ha inquadrato la questione come un tema ormai ineludibile per l’intera filiera cinematografica, sottolineando che la maggior parte dei film utilizza già in qualche forma strumenti di intelligenza artificiale, anche senza dichiararlo apertamente, e che la vera sfida per un festival non è respingere lo strumento, ma capire come possa essere messo al servizio della creatività di chi firma un’opera. Per questo la Mostra si dice aperta, in linea di principio, a film realizzati con l’IA, a condizione che restino sotto il controllo completo dell’artista.

A margine della presentazione, Barbera ha affrontato anche la questione dei fondi tagliati dalla Commissione Europea alla Biennale, un taglio da due milioni di euro su tre anni che il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco ha definito una decisione politicamente motivata. Secondo Barbera l’impatto economico reale sarà limitato, dal momento che la cifra annua può essere coperta con il budget della Mostra senza toccare i programmi della Biennale College e del Venice Production Bridge, pur restando, a suo dire, una scelta che giudica ingiustificabile sul piano politico. Il direttore ha inoltre sottolineato il buon rapporto di lavoro con Buttafuoco, nonostante le distanze politiche note a tutti, definendolo un interlocutore rispettoso della sua autonomia artistica.

Il quadro complessivo che emerge dalle parole di Barbera è quello di un festival che, pur restando un punto di riferimento per il cinema d’autore internazionale, si trova a fare i conti con trasformazioni che non dipendono direttamente dalle sue scelte: le strategie di marketing degli studios in evoluzione, la contrazione della produzione femminile di qualità e l’arrivo di uno strumento, l’intelligenza artificiale, destinato a cambiare stabilmente il modo in cui i film vengono pensati e realizzati.

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