Home Curiosità‘The Odyssey’, la crociata contro Nolan è finita male

‘The Odyssey’, la crociata contro Nolan è finita male

Per mesi il casting di The Odyssey è stato bersaglio di una campagna social capeggiata da Elon Musk, che ne pronosticava il fallimento. Il film ha incassato oltre 250 milioni al debutto, e la risposta annunciata è una versione generata dall'intelligenza artificiale.

by Mauro Terrone

Nel maggio scorso, mesi prima che qualcuno potesse vedere anche solo un fotogramma del film, Elon Musk scriveva su X che Christopher Nolan era un razzista anti bianchi. Il motivo: aver affidato a Lupita Nyong’o il ruolo di Elena di Troia. Da lì è partita una campagna durata mesi, alimentata da decine di post e rilanciata dai guerrieri culturali della rete, che pronosticava per The Odyssey il classico destino del prodotto troppo progressista, il fallimento al botteghino. Poi il film è uscito. E i numeri hanno risposto per conto loro: oltre 250 milioni di dollari nel primo fine settimana globale, il miglior debutto nella carriera di Nolan, con una A di CinemaScore dal pubblico e recensioni in larga parte entusiaste.

Cronaca di una campagna

Il bersaglio principale è stato il casting. Oltre a Nyong’o, nel mirino è finito Elliot Page, attore transgender, con attacchi che hanno assunto toni apertamente transfobici. Vale la pena segnalare un dettaglio che dice molto sul livello di accuratezza di quella campagna: buona parte delle proteste partiva dalla convinzione che Page interpretasse Achille, mentre nel film veste i panni di Sinone, il soldato greco che Nolan ha ripreso dall’Eneide di Virgilio. Ad affiancare Musk in questa battaglia si sono aggiunte altre voci della destra americana, tra cui Donald Trump Jr.

L’argomento ufficiale era la fedeltà storica: un’Odissea, si sosteneva, avrebbe dovuto avere un cast greco. Un’obiezione che gli studiosi hanno smontato senza fatica. Il traduttore Daniel Mendelsohn ha fatto notare, con una certa ironia, che il casting di Matt Damon nei panni di Odisseo non ha suscitato la stessa indignazione, benché nemmeno lui sia greco. È esattamente l’asimmetria di cui avevamo scritto analizzando le polemiche storiche sul film: quando l’unica infedeltà che scatena campagne è quella etnica, mentre elmi, navi e anacronismi passano inosservati, il problema dichiarato non è quello reale.

L’accusa che il poema smentisce da solo

C’è poi un cortocircuito logico che rende l’intera operazione difficile da prendere sul serio. Il concetto stesso di Odissea storicamente accurata è, come hanno osservato in molti, fondamentalmente incoerente. Il poema di Omero è un’opera di finzione mitologica, sedimentata in secoli di tradizione orale, popolata da sirene, da un ciclope, da una maga che trasforma gli uomini in maiali e da un dio del mare che perseguita il protagonista. Pretendere l’esattezza archeologica da un racconto simile significa non averlo letto. Nolan, come avevamo già osservato, sta facendo con Omero esattamente ciò che Omero faceva con l’età del bronzo: reinventarla attraverso il proprio sguardo.

La risposta: un’Odissea fatta dall’intelligenza artificiale

Constatato il successo del film, l’ultima mossa è arrivata mercoledì. Musk ha annunciato su X che entro la fine dell’anno il suo strumento Grok Imagine realizzerà un lungometraggio dell’Odissea storicamente accurato e fedele all’arte di Omero. Il post era accompagnato da un cortometraggio di tre minuti generato dall’intelligenza artificiale da un utente, un finto trailer in cui Odisseo e Calipso sono sostituiti da figure create dall’algoritmo. Il messaggio ha superato gli otto milioni di visualizzazioni, ma le reazioni sono state in larghissima parte negative, con il materiale liquidato online come l’ennesimo prodotto sintetico che nessuno ha chiesto.

Il paradosso più eloquente riguarda però la ricezione politica del film. The Odyssey ha conquistato il pubblico attraversando trasversalmente gli schieramenti: tra chi ne ha parlato bene figurano anche commentatori dichiaratamente conservatori e conduttori di reti televisive di area repubblicana. La campagna, insomma, non ha convinto nemmeno il fronte a cui si rivolgeva.

La risposta di Nolan, e cosa resta di questa storia

Il regista, da parte sua, non ha alimentato lo scontro. Intervistato dal Telegraph, ha liquidato le critiche come qualcosa che fa parte del mestiere, definendole irrilevanti per la ragione più semplice del mondo: chi protestava mesi fa non aveva visto il film. Ha poi ricordato la propria esperienza con la trilogia del Cavaliere oscuro, dove aveva imparato a convivere con una base di fan dalle opinioni forti su cosa fosse giusto per il personaggio.

Resta una lezione che vale ben oltre questo caso specifico. Una campagna costruita mesi prima dell’uscita, su un film che nessuno aveva visto, partendo da presupposti fattualmente errati sui ruoli, in nome di un’accuratezza storica impossibile per definizione, non ha spostato di un centimetro né il giudizio della critica né la scelta del pubblico. Il rumore delle piattaforme, per quanto assordante, non si è tradotto in biglietti non venduti. E in un’epoca in cui la polemica preventiva è diventata un genere a sé, questa è forse la notizia migliore per chiunque faccia cinema: alla fine, in sala, contano ancora i film.

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