Home DocumentariFelice Andreasi, il comico che voleva fare il pittore

Felice Andreasi, il comico che voleva fare il pittore

Presentato in anteprima assoluta al Festival Internazionale del Documentario Visioni dal Mondo, Io sono Felice ricompone il ritratto di Felice Andreasi a vent'anni dalla scomparsa: il comico rivoluzionario del Derby che dietro la maschera nascondeva un pittore autentico.

by Mauro Terrone

Dietro la maschera del comico lunare si nascondeva un pittore che aveva scelto il silenzio della campagna. È da questa doppia natura che parte Io sono Felice, il documentario diretto da Michael Zampino e Antonio De Lucia dedicato a Felice Andreasi, presentato in anteprima assoluta nella sezione Concorso Italiano, categoria lungometraggi, alla dodicesima edizione del Festival Internazionale del Documentario Visioni dal Mondo, in programma a Milano dal 16 al 20 settembre. La proiezione è fissata per venerdì 18 settembre alle 21 al Teatro Litta.

Un ritratto costruito su materiale inedito

Il film prova a colmare un vuoto, quello di un racconto capace di ricomporre le mille sfaccettature di una personalità sfuggente. Per farlo attinge a immagini mai viste, provenienti dagli archivi di Rai Teche, da quelli della famiglia Andreasi e dal materiale personale dello stesso Antonio De Lucia. A dare voce al ritratto sono le testimonianze di chi ha condiviso con l’artista il palcoscenico e la vita: la moglie Grazia Andreasi, il fratello Eufemio, gli attori Stefano Sarcinelli, Giuseppe Cederna e Flavio Oreglio, il regista Guido Chiesa e il critico d’arte Angelo Mistrangelo.

Come spiegano gli stessi registi, l’intento non è soltanto ricordare, ma evocare, restituendo allo spettatore un’esperienza prima sensoriale che biografica. Il film è prodotto da Sud Sound Studios di Gianfranco Tortora e dall’Associazione culturale Bigatera, con la fotografia di Stefano Paradiso, il montaggio di Gianluca Cristofari e le musiche originali di Massimo Fedeli.

Il rivoluzionario del Derby

Per capire perché questa riscoperta abbia valore, bisogna ricordare chi fu Felice Andreasi. Insieme a Enzo Jannacci e al Gruppo Motore, negli anni Settanta contribuì a rivoluzionare il cabaret italiano sul mitico palco del Derby Club di Milano, fondendo satira, nonsense e surrealismo in uno stile che non aveva precedenti nella tradizione comica nazionale. Il suo era un umorismo amaro, colto, spesso politicamente scorretto, capace di ridicolizzare il patriottismo e di raccontare il mondo, e sé stesso, senza sconti. Dietro le sue mimiche, suggerisce il documentario, si celava anche l’angoscia di vivere di un carattere non sempre facile.

Poi la scelta più radicale, quella che il film mette al centro: l’abbandono delle scene per seguire la sua vera grande passione, la pittura, che lo spinse a ritirarsi nel silenzio della campagna astigiana, fedele soltanto alla propria libertà e incurante della fama.

Una carriera tra teatro, cinema e televisione

La parabola artistica di Andreasi attraversa tutti i linguaggi dello spettacolo. A teatro fu tra i principali esponenti della scuola comico-satirica milanese, dall’esordio con Mercadet l’affarista di Balzac nel 1968 fino alla celebre versione di Aspettando Godot di Beckett tra il 1989 e il 1990, recitata al fianco di Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Paolo Rossi e Giuseppe Cederna. In televisione legò il suo nome a popolari programmi Rai degli anni Settanta, in particolare al cabaret Il poeta e il contadino del 1973, insieme a Cochi e Renato.

Al cinema prese parte a oltre cinquanta pellicole, da Il sospetto del 1975 a Storia di ragazzi e di ragazze di Pupi Avati del 1989, fino alla fruttuosa collaborazione con Silvio Soldini in Un’anima divisa in due del 1993 e in Pane e tulipani del 2000. Proprio il ruolo di Fermo in quest’ultimo gli valse il Nastro d’argento come miglior attore non protagonista nel 2000, mentre nel 1994 aveva ottenuto per Un’anima divisa in due la candidatura allo stesso premio e quella ai David di Donatello. A vent’anni dalla sua scomparsa, Io sono Felice riporta finalmente l’attenzione su un talento irripetibile, capace di stare sul palco e davanti a una tela con la stessa, disarmante autenticità.

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