Il mostro delle aspettative, per Zerocalcare, vive dentro uno specchio. Michele Rech si disegna davanti al proprio riflesso, ma dall’altra parte compare una creatura nella quale fatica a riconoscersi. È l’immagine improvvisata a Giffoni davanti ai ragazzi di Impact!, nata dopo qualche minuto di lotta tragicomica contro iPad bloccati e penne scariche, finché carta e pennarello non salvano la situazione. L’analogico soccorre uno dei più popolari autori italiani proprio mentre prova a spiegare quanto possa diventare pesante la popolarità. Le aspettative, ammette, lo spaventano perché le persone proiettano su di lui quello che vorrebbero, fino al punto in cui non ci si riconosce più.
Il fumettista si trova a Giffoni per un motivo preciso: a Bella Ramsey e Zerocalcare il premio “Futura – Rendere possibile l’impossibile”, il riconoscimento realizzato dalla Scuola dell’Arte della Medaglia della Zecca dello Stato per la 56ª edizione del Giffoni Film Festival. Con loro, anche Gino Cecchettin e Filippo Timi ricevono l’opera dedicata a chi ispira le nuove generazioni. A Rech il premio è andato per la capacità di raccontare la sua visione della società e delle relazioni tra le persone in maniera autentica, dando voce a temi generazionali e civili.
Zerocalcare, però, è ormai molto più di un fumettista. Ogni sua dichiarazione diventa una presa di posizione, ogni silenzio viene interpretato, ogni passaggio produttivo delle sue serie finisce attribuito direttamente a lui, come se dietro ogni decisione economica o contrattuale ci fosse Michele Rech seduto a Rebibbia davanti a una pulsantiera gigantesca.
Il tema si è fatto concreto negli ultimi mesi. La sua terza serie animata per Netflix, “Due spicci”, è arrivata sulla piattaforma nella tarda primavera. Due spicci è una miniserie animata italiana del 2026 creata, scritta e diretta da Zerocalcare per la piattaforma di streaming Netflix, la terza miniserie animata diretta dal fumettista e distribuita dalla piattaforma dopo Strappare lungo i bordi del 2021 e Questo mondo non mi renderà cattivo del 2023. Zero e il suo amico Cinghiale sono soci nella gestione di un locale nel loro quartiere, ma tra problemi finanziari, incomprensioni e questioni personali, a cui si aggiunge il ritorno di una figura del passato di Zero, i due amici si ritrovano continuamente sotto pressione. Zerocalcare presta la sua voce a tutti i personaggi a eccezione dell’Armadillo, doppiato da Valerio Mastandrea.
Attorno all’uscita si è però acceso un caso. Il 27 maggio 2026, la stessa data di pubblicazione della serie su Netflix, sono state pubblicate testimonianze di presunti collaboratori e animatori della serie, che riportavano una retribuzione oraria bassa, di circa sei euro all’ora, orari lavorativi pari a quelli dei dipendenti pur essendo ingaggiati in partita IVA, e carichi di lavoro superiori a quanto pattuito con la società produttrice Movimenti Production. La vicenda è arrivata fino alle istituzioni: il 31 maggio 2026 il senatore Maurizio Gasparri ha chiesto al Ministero della Cultura e al Ministero del Lavoro di attivare un’interrogazione parlamentare sul caso, poiché la produzione è stata sostenuta da un finanziamento pubblico attraverso il tax credit.
Interrogato a Giffoni proprio su quelle polemiche e sul recente ritrovamento di una sua locandina durante alcune perquisizioni per presunta propaganda anarchica e propalestinese, Rech risponde senza cautele: si è stancato di fare questo mestiere. Poi spiega. La vertenza degli animatori è legittima, ma lui non aveva alcun controllo sui contratti; sarebbe come chiedergli quanto guadagnano gli addetti alla sicurezza presenti in sala. La sua posizione è coerente con quanto già dichiarato nelle settimane precedenti: il 2 giugno 2026 aveva preso le distanze dalle affermazioni, dichiarandosi estraneo alle procedure di produzione, contrattuali e di gestione dei finanziamenti, e di non aver mai ricevuto lamentele dirette dai lavoratori, dispiaciuto di non essere stato valutato come “un alleato, perché potevo essere proprio io che sollevavo la questione”. Va però registrato un dettaglio che ha alimentato le critiche: nonostante Rech si sia dichiarato estraneo agli aspetti economici e di produzione della serie, egli compare come produttore esecutivo della stessa.

A esasperarlo, racconta, è il meccanismo sempre uguale: la notizia compare su alcuni giornali, viene rilanciata da figure politiche, passa nelle mani di influencer e pagine social schierate. Da questo circo vorrebbe trovare una via di fuga. Vorrebbe continuare a fare ciò che gli piace sul serio, starsene sul divano di casa a disegnare fumetti e scrivere storie. Tutto il corollario del successo, eventi, esposizione pubblica, polemiche e richieste continue di pronunciarsi, sta progressivamente occupando lo spazio del lavoro che aveva scelto.
Davanti ai ragazzi, però, resta generoso. Le loro domande, dice, sono molto meglio di quelle dei giornalisti, forse perché non cercano una dichiarazione da trasformare in titolo, ma vogliono capire come si sta al mondo. Li avverte subito: consigli non ne ha, deve ancora capire lui stesso come vincere questo disagio, e diffida di chi pretende di consegnare ricette agli altri. Quando una ragazza gli chiede perché sia tanto difficile essere felici, la prima risposta è spiazzante, quasi una battuta: non ne ha idea, non è uno psichiatra.
Subito dopo, però, la battuta apre una confessione inattesa. Per anni ha spostato altrove la causa della propria insoddisfazione. Finita la scuola, pensava dipendesse dal non sapere cosa fare; trovato un lavoro, temeva fosse quello sbagliato; imboccata la strada giusta, il problema sembrava l’affitto; raggiunta la sicurezza economica, il vuoto ha semplicemente cambiato nome. Da ragazzino, racconta, c’era un giorno al mese in cui sentiva quel vuoto senza saperlo spiegare; poi è diventato un giorno a settimana; adesso ha finito per invadere l’intera esistenza. Nessuna soluzione pronta: solo l’ammissione che forse dovrebbe parlarne con qualcuno di bravo, e un invito ai ragazzi a non aspettare troppo prima di provare a comprendere le proprie ferite. Si sopravvive, dice, ma capire prima da dove arriva il dolore può rendere la strada meno faticosa.
Anche il rapporto tra autobiografia e invenzione, nel suo lavoro, si rivela più complesso di quanto sembri. Dentro Zerocalcare vive ovviamente Michele Rech, ma una parte di lui passa anche attraverso gli altri personaggi: quando racconta Sarah o Cinghiale sceglie i lati nei quali riconosce qualcosa che gli appartiene. Ogni personaggio finisce così per custodire una scheggia del suo autore. Altre schegge restano fuori dalle storie. In “Un polpo alla gola”, racconta, il segreto del protagonista è stato sostituito: quello vero risale a quando aveva otto o forse nove anni e continua a turbarlo al punto da impedirgli di metterlo sulla pagina. Ha preferito passare per spia piuttosto che raccontare quella cosa, dice, e questo dice tutto. Si domanda se riuscirà mai a darle una forma, attraverso un libro o una serie; per ora quel polpo resta stretto alla gola, insieme ad altri che non ha ancora avuto il coraggio di mostrare.
La capacità di rendere semplici sentimenti difficili nasce proprio da questa ostinazione nel riflettere. Rech racconta di interrogarsi continuamente sulle proprie emozioni e di aver sviluppato nel tempo un pensiero profondamente grafico: le sensazioni gli arrivano già sotto forma di immagini. L’Armadillo, del resto, è una voce interiore trasformata in corpo e dialogo. Quanto lo ascolta Michele? Abbastanza, ammette: buona parte delle decisioni che orientano la sua vita viene proprio da ciò che gli suggerisce quella voce.
A Giffoni ringrazia, scherza e sembra quasi desiderare che l’attenzione scivoli altrove. Il suo gesto più sincero resta forse quel disegno nato tra mille inconvenienti: un uomo davanti allo specchio, inseguito da un’immagine pubblica diventata troppo grande. Fuori da quello specchio, Michele Rech vorrebbe ancora una cosa molto semplice. Un divano, una storia da scrivere e il tempo necessario per disegnarla, senza dover rispondere anche di tutto il rumore che comincia quando posa la matita.












