Home Film‘Se domani non torno’ porta al cinema i 22 anni di Giulia Cecchettin

‘Se domani non torno’ porta al cinema i 22 anni di Giulia Cecchettin

Al Giffoni Film Festival Gino Cecchettin e la regista Paola Randi hanno mostrato trailer e clip del film in sala dal 5 novembre.

by Valeria Bernardo

Una sala gremita di ragazze e ragazzi ha accolto a Giffoni un incontro diverso da tutti gli altri della cinquantaseiesima edizione. Al Giffoni Film Festival Gino Cecchettin, la regista Paola Randi e i giovani protagonisti di Se Domani Non Torno hanno presentato le prime immagini del film. Non una semplice anteprima promozionale, ma il tentativo di aprire un dialogo con la generazione che più di ogni altra sente vicina la figura di Giulia Cecchettin.

Quella di Giulia Cecchettin, la giovane studentessa vittima di femminicidio scomparsa nel novembre 2023, è una vicenda che ha segnato profondamente il Paese e che arriva sul grande schermo con Se domani non torno, il film di Paola Randi in uscita nelle sale italiane il 5 novembre 2026. Nel corso dell’incontro sono stati mostrati il trailer e alcune clip esclusive, un primo assaggio di un progetto che sceglie deliberatamente di non concentrarsi sull’ultima notte.

Un film che parte dall’assenza

La scelta narrativa è netta. Gli autori spostano lo sguardo dalla dimensione della cronaca a quella più intima delle relazioni e della memoria: il film racconta il percorso di Gino, Elena e Davide Cecchettin dopo la scomparsa di Giulia, entrando nella quotidianità di una famiglia segnata da un’assenza enorme e chiamata a confrontarsi con una tragedia che ha aperto una riflessione collettiva sulla violenza di genere, sull’educazione e sulla necessità di un cambiamento culturale.

Una decisione forte riguarda anche chi resta fuori dall’inquadratura. Nella pellicola non c’è un attore che interpreta Filippo Turetta, l’assassino reo confesso: una scelta della regista in linea con il libro di Gino Cecchettin, dove il killer non viene menzionato pur restando uno dei protagonisti della vicenda. Il carnefice, insomma, non ha volto.

Il cast e la produzione

Il cast è composto da Filippo Timi, Sabrina Martina, Tecla Bossi e Tommaso Allione, e con Linda Caridi ed Elisabetta De Palo. Sui ruoli principali le fonti convergono: Filippo Timi interpreta Gino Cecchettin, Sabrina Martina è Giulia, Tecla Bossi Elena, sorella di Giulia, e Tommaso Allione il fratello Davide.

Diretto da Paola Randi, che firma la sceneggiatura insieme a Lisa Nur Sultan, il film è tratto da Cara Giulia, il libro scritto da Gino Cecchettin con Marco Franzoso, ed è prodotto da Notorious Pictures in collaborazione con Fondazione Cecchettin, Sky Cinema e Tarantula. Il titolo stesso non è casuale: richiama lo slogan femminista nato dalla poesia di Cristina Torres-Cáceres, “Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima”.

“Giulia sono 22 anni”

Il passaggio più intenso dell’incontro è arrivato dalle parole del padre. Gino Cecchettin ha voluto ribaltare il modo in cui spesso si parla della figlia: “Spesso quando si parla della storia di Giulia ci si riferisce soltanto all’ultima mezz’ora, alle ultime ore della sua vita. Ma la storia di Giulia sono 22 anni: è la storia di una ragazza, di una donna che si è autodeterminata, che ha fatto una scelta di libertà e che ha pagato quella scelta con la vita”.

Per lui l’operazione ha un valore che va oltre il ricordo privato. “Abbiamo iniziato un percorso con la Fondazione e questo film rappresenta un modo per fare in modo che il dolore che abbiamo vissuto, se raccontato e affrontato, possa contribuire a evitare che si ripeta”, ha spiegato, definendo il progetto un impegno di responsabilità civile. Un pensiero che, a Giffoni, ha declinato guardando alla platea giovane: il film “può diventare una storia che forse arriva in tempo, arriva per aiutare qualcuno o qualcuna a riconoscere quel segnale”.

La voce della regista

Paola Randi ha raccontato la difficoltà di mettere in scena chi non c’è più. “Dal libro di Gino emerge chiaramente un sentimento di assenza. Quello che ho cercato di fare insieme a Lisa Nur Sultan, con cui firmo la sceneggiatura, a tutta la troupe e al cast è di rappresentare il punto di vista della famiglia e di far comprendere cosa li abbia portati a questo atto di enorme generosità: trasformare un dolore privato in un elemento di impegno civile”.

Alla domanda se non fosse troppo presto per un film simile, la regista ha risposto con nettezza. “Non è troppo presto, perché purtroppo Giulia non è stata l’ultima. L’azione della Fondazione è fondamentale, ma tutti possiamo fare qualcosa”. E ha rivendicato il ruolo di chi lavora con le immagini: “Chi si occupa di cinema ha una responsabilità: cambiare la narrativa significa contribuire a cambiare la realtà”, definendo il film “il nostro modo di fare rumore”.

Per Randi la vicenda ha rappresentato uno spartiacque nel dibattito pubblico. “Per la prima volta si è parlato in modo più consapevole di patriarcato e si è capito che il femminicidio non è un evento commesso da figure lontane e incomprensibili, ma nasce da un problema culturale e sociale che riguarda tutti e tutte”.

Una responsabilità condivisa dal cast

Anche i giovani interpreti hanno raccolto il peso del progetto. Tecla Bossi, padovana, classe 2000, veste i panni di Elena Cecchettin: ha studiato all’Accademia teatrale Carlo Goldoni e a Giffoni ha insistito sulla precisione del linguaggio, “Bisogna chiamare le cose con il nome che hanno: femminicidio”.

È Sabrina Martina, nata a Rho, classe 1999, a raccogliere la più grande responsabilità del progetto: diventare Giulia Cecchettin e dare vita, ancora una volta, a una ragazza che tutti, purtroppo, abbiamo conosciuto solo per la sua morte. Per l’attrice il senso del film sta nel dialogo che può innescare: parlarne può cambiare le cose, “questo è un progetto per tutti, non solo per le donne ma anche per gli uomini”.

A Giffoni, davanti a un pubblico di giovani e giovanissimi, Se domani non torno si è presentato così non soltanto come il racconto di una perdita, ma come il tentativo di trasformare una storia dolorosa in uno strumento di riflessione collettiva. L’appuntamento in sala è fissato per il 5 novembre.

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