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Luc Besson, la firma dietro Léon e Il quinto elemento

Dal blu abissale del Mediterraneo al rosso di Dracula, un ritratto dell'autore francese che ha reso il cinema di genere una questione di stile.

by Mauro Terrone

Un uomo in tuta stagna che si lascia scivolare nell’azzurro senza fine, come se il fondale marino fosse una promessa più affidabile della vita in superficie. Da quell’immagine, Luc Besson ha costruito un’idea di cinema che non lo ha più abbandonato: il mondo come spettacolo sensoriale, dove l’emozione conta più della verosimiglianza e l’immagine viene prima di tutto.

Besson è il nome popolare della nuova ondata francese degli anni Ottanta, quella che la critica ha battezzato cinéma du look e che lo lega ai colleghi Jean-Jacques Beineix e Leos Carax: registi accomunati da una passione per la superficie levigata, i colori saturi, la forma che diventa contenuto. In un saggio accademico i tre vengono descritti come i registi neo-barocchi francesi, da Beineix a Besson a Carax, da Diva a Le Grand Bleu. Besson, però, è quello che ha portato quell’estetica più lontano di tutti, fino a Hollywood e al blockbuster.

La sua cifra è riconoscibile a colpo d’occhio. Personaggi feriti e solitari, spesso killer, orfani, creature ai margini che trovano una tenerezza imprevista. Un gusto per l’iperbole visiva che non teme il ridicolo. E le donne guerriere, da Nikita alla Leeloo del quinto elemento, figure che uniscono fragilità e violenza. È un cinema di genere senza vergogna, che punta all’impatto emotivo diretto sul pubblico anche a costo di far storcere il naso ai critici.

Quel percorso lo si legge nei titoli che il pubblico gli riconosce. Léon, thriller del 1994 su un killer taciturno e la bambina che prende sotto la sua ala, resta forse il suo film più amato, anche per l’interpretazione ferina di Gary Oldman nei panni del poliziotto corrotto. Poi Nikita, ritratto di un’assassina addestrata dallo Stato, e soprattutto Il quinto elemento del 1997, l’apice della sua ambizione: un’opera di fantascienza barocca, colorata, sfacciata, che ancora oggi resta il suo biglietto da visita. Besson è il maestro francese dell’eccesso la cui audacia ha dato i suoi frutti proprio con Il quinto elemento del 1997, un successo che ha faticato a ripetere negli anni seguenti.

C’è un altro nome che va pronunciato per capire il suono di questo cinema: Éric Serra. All’inizio degli anni Ottanta, Besson conobbe Éric Serra e gli chiese di comporre la colonna sonora del suo primo cortometraggio, L’Avant dernier. Da lì è nato uno dei sodalizi autore-compositore più fedeli del cinema francese, con Serra a firmare le musiche di Le Grand Bleu, Nikita, Léon e Il quinto elemento. Le partiture di Serra, elettroniche e liquide, sono parte integrante di quella texture sensoriale bessoniana tanto quanto le immagini. Chi vuole approfondire il compositore trova il ritratto dedicato a Éric Serra nella nostra rete di autori del suono.

Poi Besson ha cambiato pelle. Ha smesso in parte di dirigere per diventare produttore e sceneggiatore seriale, mettendo la firma sul soggetto di Taken, il film che ha generato oltre un decennio di action con protagonisti uomini soli contro tutti. Besson ha costruito il proprio nome su una serie di successi degli anni Ottanta e Novanta, da Le Grand Bleu a Nikita a Léon e Il quinto elemento, per poi scrivere nel 2008 Taken, il film che ha dato il via a più di dieci anni di imitazioni sul tema dell’eroe solitario. Il ritorno alla regia in grande stile, con il fantascientifico Valerian, non ha replicato i fasti del passato, e la sua parabola è entrata in una fase più accidentata, anche fuori dallo schermo.

Negli ultimi anni la sua carriera è ripartita da una scala più intima. Nel 2023 è tornato con Dogman, presentato in concorso alla Mostra di Venezia, di nuovo con protagonista Caleb Landry Jones, che sarebbe diventato il suo nuovo attore feticcio. Caleb Landry Jones, il suo interprete di Dogman, era per Besson l’uomo giusto: lo ha definito un genio e l’attore del decennio, tanto da dichiarare di voler girare tutti i suoi film con lui.

Quella collaborazione arriva al presente con l’opera più recente. Dracula, o Dracula: A Love Tale in alcuni Paesi, è un film del 2025 in lingua inglese, gotico, romantico e fantastico, scritto e diretto da Luc Besson e basato sul romanzo di Bram Stoker del 1897, con Caleb Landry Jones nel ruolo di Dracula, accanto a Christoph Waltz e Zoë Bleu. È uscito nelle sale francesi il 30 luglio 2025, distribuito da SND, e ha avuto una distribuzione ampia in Nord America il 6 febbraio 2026.

La lettura che Besson dà del mito è totalmente coerente con la sua poetica di sempre: non l’orrore, ma la storia d’amore. Il principe Vladislav di Valacchia rinnega Dio e diventa Dracula dopo la morte della moglie Elisabeta in battaglia contro gli Ottomani, e nel corso dei secoli tenta di rintracciare la reincarnazione della moglie. È il Besson che conosciamo, quello per cui conta il sentimento portato all’estremo. Lo ha detto lui stesso presentando il film: lo ha descritto come un progetto molto vicino al suo cuore e, nel suo nucleo, come una storia d’amore, con Dracula visto sotto una luce diversa, come un uomo che cerca il proprio amore perduto per quattrocento anni.

Un dettaglio interessante per la nostra rete riguarda il suono. Per la prima volta il compositore non è Serra: la colonna sonora porta la firma di Danny Elfman. Concordati i tre temi principali, Danny Elfman e Luc Besson hanno collaborato su vari motivi musicali per esprimere stranezza, mistero e tensione lungo le diverse scene della storia. Un accostamento naturale, vista la lunga carriera di Elfman nel gotico da grande schermo, di cui trovate il ritratto dedicato tra i nostri profili di compositori.

L’accoglienza è stata quella tipica del Besson maturo, cioè spaccata. Il film ha ricevuto recensioni critiche contrastanti e giudizi positivi dal pubblico, incassando finora 42,4 milioni di dollari nel mondo su un budget di 52 milioni. Su Rotten Tomatoes il 54 per cento delle recensioni dei critici è positivo, con una media di 5,7 su 10, e il consenso del sito riconosce l’interpretazione di Caleb Landry Jones e la colonna sonora di Danny Elfman, pur segnalando un tono incoerente che frena il film. Molti critici hanno letto l’operazione come un omaggio troppo dichiarato al Dracula di Bram Stoker firmato Francis Ford Coppola nel 1992, più che come una rilettura autonoma.

Ed è forse questa la sintesi migliore del Besson di oggi: un autore che non ha mai smesso di inseguire una visione, anche quando la critica lo abbandona. Il maestro francese dell’eccesso non è più riuscito a comandare i budget che avevano fatto volare Il quinto elemento, ma non smette mai di lavorare a una visione. A conferma che la macchina non si ferma, il suo nome resta legato a nuovi progetti annunciati, tra cui un film con Al Pacino nel cast. Nell’ottobre 2025 Variety ha riportato che Kiefer Sutherland, Ever Anderson e Al Pacino saranno protagonisti dell’action thriller Father Joe di Luc Besson ed EuropaCorp.

Piaccia o no, Besson resta uno dei pochi autori francesi capaci di parlare al pubblico globale con la lingua del genere. Il ragazzo del Grande Blu non ha mai smesso di cercare l’abisso: solo, oggi, lo cerca nel rosso di una cripta invece che nel blu del mare.

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