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Luca Zingaretti chiude per sempre la porta a Montalbano

L'attore, in una lunga intervista, spiega perché non indosserà mai più i panni del commissario e racconta il suo ultimo incontro con Camilleri.

by Grazia Caporale

Luca Zingaretti ha deciso di dire basta a Salvo Montalbano, e questa volta lo ha fatto senza lasciare margini di ambiguità. In una lunga intervista rilasciata al settimanale 7 del Corriere della Sera, l’attore romano ha spiegato che il capitolo televisivo del commissario più amato della fiction italiana va considerato chiuso in modo definitivo, dopo decenni passati nei panni del poliziotto immaginato da Andrea Camilleri.

«Ho smesso perché non c’erano più le condizioni, perché non ci sono più Camilleri né tanti amici complici di quell’avventura e perché il mondo è cambiato e bisognerebbe fare una riflessione», ha dichiarato Zingaretti senza girarci intorno. Alle sue parole si accompagna anche una punta di amarezza per la mancanza di una visione condivisa attorno a un eventuale ritorno: «Non credo che in tutti ci sia lo stesso desiderio di farla».

Non è la prima volta che l’attore prende questa posizione: negli anni, dopo la fine delle riprese nel 2021, Zingaretti aveva già più volte definito l’esperienza di Montalbano come un’avventura professionale e umana conclusa, tanto in un’intervista a La Repubblica quanto, più di recente, parlando con Vanity Fair, dove alla domanda se gli capitasse ancora di dire “Montalbano sono” aveva risposto che si tratta di “un capitolo chiuso”. Questa nuova intervista, però, arriva in una data che pesa in modo particolare: proprio oggi, infatti, cadono i sette anni dalla morte di Andrea Camilleri, scomparso il 17 luglio 2019.

Il legame tra i due andava ben oltre il set. Il legame tra i due era iniziato molto prima del successo televisivo di Montalbano: Camilleri era stato suo maestro all’Accademia nazionale d’arte drammatica. Nell’intervista, Zingaretti ha ricordato uno degli ultimi momenti condivisi con lo scrittore, raggiunto alla prima dello spettacolo teatrale Conversazione su Tiresia mentre erano ancora in corso le riprese della serie: L’attore racconta di averlo raggiunto alla prima di Conversazione su Tiresia, mentre stava girando Montalbano. Camilleri era già molto malato ed era su una sedia a rotelle. «Mi avvicinai e gli dissi: Andrea, è stata una serata meravigliosa. Lui mi carezzò la mano e mi disse soltanto: “Luca bello, Luca bello”». Un ricordo che, per l’attore, racchiude tutto il senso di quel rapporto: «L’Accademia dov’era stato mio maestro, Montalbano, l’affetto, il nostro addio».

Al di là del legame personale con lo scrittore siciliano, Zingaretti ha ricordato anche le altre figure che avevano reso possibile il successo della serie e che oggi non ci sono più, come il regista storico Alberto Sironi e lo scenografo Luciano Ricceri, che insieme a Camilleri avevano contribuito a costruire l’identità visiva e narrativa di Vigata. La mancanza di questo nucleo creativo, secondo l’attore, ha reso di fatto impossibile immaginare una prosecuzione credibile del progetto televisivo.

Le sue parole si allineano, del resto, a quanto sostenuto negli ultimi mesi anche dagli altri interpreti storici della fiction. Cesare Bocci, volto del vice commissario Mimì Augello, aveva già chiarito che, nonostante gli attori continuino a tornare nei luoghi di Vigata per eventi e ricordi, la serie televisiva non tornerà più, è un discorso ormai archiviato da tempo. Sulla stessa linea si era espresso anche Peppino Mazzotta, interprete dell’ispettore Fazio, secondo cui il Montalbano televisivo va considerato concluso perché sono venute a mancare tutte le figure chiave della produzione.

Archiviata definitivamente l’esperienza di Vigata, Zingaretti guarda avanti con nuovi progetti. Nell’intervista al settimanale 7 ha rivelato di essere al lavoro su due lungometraggi da regista: il primo racconterà una storia focalizzata su vite piccolo borghesi, legami familiari e la trasmissione di valori; il secondo, invece, si configurerà come una riflessione più intima sul senso stesso dell’esistenza. Spazio anche per il teatro, con l’opera Autodifesa di Caino, ultimo monologo scritto da Camilleri, che l’attore porterà in scena dando voce al personaggio biblico tradizionalmente associato al primo omicidio della storia.

Resta però la fiction che ha segnato la storia della televisione italiana dal 1999, ancora oggi capace di registrare ascolti record ogni volta che le repliche tornano in onda su Rai1. Un successo che, secondo le parole dei suoi protagonisti, appartiene però definitivamente al passato: un capitolo chiuso, raccontato fino in fondo, che nessuno tra gli interpreti storici sembra più intenzionato a riaprire.

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