Home CuriositàLa caduta di Troia diventa il vero monito di ‘The Odyssey’ di Nolan

La caduta di Troia diventa il vero monito di ‘The Odyssey’ di Nolan

Con Matt Damon nei panni di Odisseo, il regista racconta il crollo di un'intera civiltà e ne fa un avvertimento sul costo della violenza.

by Valeria Bernardo

Il momento che resta impresso dell’Odyssey non è una tempesta né un mostro marino, ma il rogo di Troia. È lì, in un flashback collocato verso la parte finale del film, che l’adattamento firmato da Christopher Nolan dell’antico poema epico di Omero, con Matt Damon nei panni di Odisseo, re di Itaca, e il racconto del suo lungo e pericoloso viaggio di ritorno dopo la guerra di Troia, mostra la sua ossatura tematica più profonda. Non un’avventura fine a se stessa, ma una riflessione sul costo umano e collettivo della violenza.

Il cuore del film è chiaro. L’antico poema racconta la storia di Odisseo, re di Itaca, che vaga per dieci anni cercando di tornare a casa dopo la guerra di Troia. Ma nella lettura che ne emerge, il viaggio non è solo peripezia: è un cammino segnato dal senso di colpa. Damon interpreta un uomo perseguitato da ciò che ha visto e da ciò che ha fatto tra le fiamme della città, l’ideatore dello stratagemma del cavallo, il dono pensato per distruggere. Da quel gesto discende tutto il resto, e l’orrore lo insegue lungo la traversata.

C’è, sotto la superficie mitologica, un aggancio con la storia. Dopo la caduta della Troia storica, intorno al 1200 a.C., le civiltà del Mediterraneo orientale collassarono in un’ondata di distruzione che dalla Grecia arrivò fino all’Egitto, aprendo un’età oscura durata secoli. È il tipo di scenario che rende la vicenda inquietantemente attuale: un monito sul crollo di un intero mondo, non solo sulla parabola di un eroe.

Attorno a Damon, Nolan ha costruito un cast imponente. Nel film figurano Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Samantha Morton, John Leguizamo, Zendaya, Charlize Theron, Jon Bernthal, Himesh Patel, Bill Irwin, Elliot Page, Benny Safdie, Corey Hawkins e Mia Goth. Diverse fonti convergono sui ruoli principali: Tom Holland è Telemaco, Anne Hathaway è Penelope, Robert Pattinson è Antinoo, Lupita Nyong’o interpreta Elena di Troia e Clitennestra, Zendaya è Atena e Charlize Theron è Calipso. A questi si aggiungono Himesh Patel nel ruolo di Euriloco, il secondo in comando di Odisseo, e Benny Safdie, che dopo Oppenheimer torna con Nolan per interpretare Agamennone, comandante dell’esercito greco.

La scelta di Nyong’o come Elena ha acceso una polemica prima ancora dell’uscita. Il casting dell’attrice keniota nel ruolo di Elena di Troia ha ricevuto critiche da alcuni commentatori conservatori, come Matt Walsh ed Elon Musk, che hanno parlato di blackwashing; diversi osservatori hanno definito razziste queste reazioni, paragonandole alle critiche rivolte ad altri casting recenti. Non è stato l’unico nodo: i design delle armature e delle navi visti nei trailer hanno suscitato rilievi da parte di alcune testate greche, storici e utenti online, così come la scelta di attori non greci, con alcuni che hanno bollato questi elementi come poco realistici per l’epoca rappresentata; l’armatura di Agamennone è stata in particolare paragonata alla Batsuit della trilogia del Cavaliere Oscuro.

Nolan non ha fatto sconti sull’ambizione produttiva. Il film è vietato ai minori, dura due ore e cinquantadue minuti, avrà accesso esclusivo agli schermi IMAX per le prime tre settimane, è considerato il più costoso della carriera del regista e ha fatto la storia come primo lungometraggio girato interamente con cineprese IMAX. Le riprese hanno attraversato il mondo: Nolan ha assemblato un cast imponente per girare questo film ricco di location tra Marocco, Grecia, Italia, Islanda, Scozia e Stati Uniti.

L’accoglienza critica è stata, nel complesso, molto favorevole. Su Rotten Tomatoes il 96% di 300 recensioni sono positive, con un voto medio di 8,8 su 10, e il consenso critico parla di un mito reso con respiro maestoso e con il lavoro di un enorme insieme. Non sono mancate le voci discordanti: alcuni critici, come Stephanie Zacharek di Time e Richard Brody del New Yorker, hanno espresso giudizi meno lusinghieri, con Brody che accusa Nolan di rendere prosaico un poema epico. Anche una parte della stampa di settore ha notato squilibri strutturali: le scene con Clitennestra risultano frettolose, e il regista non trova mai un vero equilibrio tra i percorsi paralleli di Odisseo e Telemaco, rendendo il film strutturalmente goffo.

Al netto delle riserve, ciò che distingue questa versione è il tono. Non un peplum trionfale, ma un racconto che guarda con lucidità alle conseguenze della violenza e al prezzo che una società paga quando sceglie la strada del sangue. La caduta di Troia, nel film, non è il coronamento della vittoria greca: è l’inizio di un incubo che Odisseo si porta dentro per tutto il viaggio. Ed è proprio questo a renderla, oggi, un avvertimento.

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