Una diagnosi di cancro mai esistita è bastata a costruire un piccolo impero digitale, un libro di cucina e un’app scaricata da centinaia di migliaia di persone. È la storia di Belle Gibson, influencer australiana del benessere che agli albori di Instagram si raccontò come malata terminale guarita grazie a diete alternative e stili di vita naturali, e che oggi torna a far parlare di sé grazie al ritorno di Apple Cider Vinegar nella top 10 globale di Netflix.
La miniserie, disponibile sulla piattaforma dal febbraio 2025, racconta un’influencer del benessere australiana che dichiara di aver curato il suo cancro al cervello in fase terminale attraverso salute e benessere, quando in realtà non le è mai stato diagnosticato — né ha mai curato — il tumore maligno che condivide con il mondo sui social. Kaitlyn Dever interpreta Belle Gibson in quello che Netflix stessa definisce, con un gioco di parole voluto, un racconto vero fino a un certo punto, costruito su una menzogna. La serie, ideata dalla sceneggiatrice australiana Samantha Strauss, che viveva a Melbourne durante il successo reale di Gibson nei primi anni 2010, si sviluppa in sei episodi e funziona come una lettura culturale di quell’epoca, esplorando la nascita di Instagram, il fascino della cultura del benessere e l’epoca dell’innocenza sui social, quando i controlli erano quasi inesistenti, è stata diretta da Jeffrey Walker, già dietro la macchina da presa di produzioni come The Artful Dodger e alcuni episodi di Modern Family.

Accanto a Dever, il racconto si muove attorno ad altre due figure femminili fondamentali. Alycia Debnam-Carey interpreta Milla, una paziente oncologica diventata popolare per aver usato il cibo nella lotta alla malattia, che finisce per ispirare la bugia di Belle, mentre Aisha Dee dà il volto a Chanelle e Tilda Cobham-Hervey a Lucy, due donne che nella narrazione finiscono per fare i conti, in modi diversi, con le conseguenze dell’inganno.
Dietro la finzione televisiva c’è una vicenda reale che ha attraversato l’Australia per un decennio. Fu un’inchiesta giornalistica a far crollare il castello di menzogne costruito da Gibson: nel 2015 i giornalisti investigativi Beau Donelly e Nick Toscano smascherarono le sue affermazioni sulla donazione dei proventi della sua app benessere in beneficenza, dimostrandole infondate, il che portò allo scoperchiamento dell’intera storia di Belle, incluse le sue dichiarazioni sul cancro. La loro inchiesta è diventata poi un libro, “The Woman Who Fooled The World”, che la produzione ha usato come base per costruire il personaggio interpretato da Dever.
Le conseguenze legali per la Gibson reale sono arrivate due anni dopo l’esposizione mediatica. Nel 2017 Gibson fu condannata per condotta ingannevole e fu costretta dalla Corte Federale australiana a pagare una multa di circa 400.000 dollari australiani, equivalenti a circa 322.000 dollari statunitensi, mentre il suo libro di ricette veniva ritirato dal commercio. Una sanzione che, quasi un decennio dopo, resta ancora oggi in gran parte un debito sulla carta: le autorità di tutela dei consumatori dello stato di Victoria hanno confermato che la multa da 410.000 dollari mai saldata da Gibson non è stata cancellata, e che continueranno a inseguire quel debito quasi dieci anni dopo la sentenza della Corte Federale. Il caso è tornato al centro dell’attenzione politica proprio in coincidenza con il successo della serie: la premier dello stato di Victoria, Jacinta Allan, ha dichiarato che l’autorità competente “non si fermerà” nel recuperare la sanzione ancora pendente. In un’audizione parlamentare più recente, i funzionari hanno ribadito che continueranno a perseguire quel debito, trattandosi di una sanzione imposta da un tribunale che resta quindi dovuta.

Sul fronte della finzione, la serie non ha mai avuto contatti con la protagonista reale della vicenda: la produzione ha scelto consapevolmente di non coinvolgerla nella scrittura, mantenendo una distanza che secondo la showrunner ha permesso di raccontare la storia senza cedere né alla demonizzazione né all’assoluzione del personaggio.
Dal punto di vista dell’accoglienza, Apple Cider Vinegar è stata accompagnata da recensioni nel complesso positive, con particolare attenzione al lavoro di Kaitlyn Dever: la sua interpretazione le ha portato ampi consensi di critica per la capacità di restituire la complessità psicologica di una donna capace, allo stesso tempo, di manipolare e di apparire vulnerabile. Il ritorno della serie nella top 10 globale, oltre un anno dopo il debutto, conferma quanto le storie di inganno costruite sui social continuino a esercitare un’attrattiva particolare sul pubblico Netflix: non è un caso che la piattaforma stessa affianchi il titolo ad altri racconti dello stesso filone, da Inventing Anna, dedicato alla falsa erede Anna Delvey, a The Tinder Swindler, fino a Dirty John.
Quello che rende la vicenda di Belle Gibson diversa da molti altri casi di cronaca raccontati in chiave seriale non è la violenza, ma la natura emotiva dell’inganno: una bugia costruita attorno alla malattia, capace di sfruttare la fiducia di persone realmente malate in cerca di speranza. È probabilmente questo l’elemento che continua a rendere la storia attuale, ben oltre l’uscita originale della serie, e che spiega perché, più di un anno dopo, il pubblico di tutto il mondo abbia ancora voglia di premere play.












