Home Mostra del Cinema di VeneziaEllen Burstyn conquista il Leone d’oro di Venezia 83

Ellen Burstyn conquista il Leone d’oro di Venezia 83

L'attrice di L'esorcista e Interstellar riceverà il premio alla carriera dell'83ª Mostra del Cinema, dove sarà anche protagonista di un corto su Marilyn Monroe.

by Mauro Terrone

Ellen Burstyn tornerà al Lido con un Leone d’oro tra le braccia. L’attrice statunitense, volto indimenticabile de L’esorcista e di Interstellar, riceverà il Leone d’oro alla carriera dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, in programma dal 2 al 12 settembre 2026. La decisione, come da prassi, è arrivata dal consiglio di amministrazione della Biennale su indicazione del direttore artistico Alberto Barbera, e porta la firma di un percorso lungo oltre cinquant’anni di cinema americano.

Non è l’unico Leone alla carriera di questa edizione: nel cast anche quello che era già stato assegnato a George Clooney, annunciato nei giorni precedenti. Per Burstyn si tratta comunque di un riconoscimento particolarmente sentito, arrivato a pochi mesi da un compleanno importante: Ellen Burstyn, che compirà 94 anni il prossimo 7 dicembre, ha accolto la notizia con un entusiasmo che ha voluto condividere pubblicamente.

Le sue parole, diffuse dalla Biennale, restituiscono bene il senso della gioia provata dall’attrice: “Non solo ho la possibilità di viaggiare in una delle mie città preferite in assoluto in tutto il mondo… ma me ne torno a casa stringendo tra le braccia un Leone d’oro. Il Leone d’oro alla carriera della Mostra del Cinema di Venezia. Mi sento così onorata — così felice — così piena di gratitudine!”.

Ad accompagnare l’annuncio, anche le motivazioni firmate da Alberto Barbera, che ha definito Burstyn “Interprete di rara intensità e verità”, capace in oltre cinquant’anni di cinema americano di restituire spessore a personaggi femminili complessi e sfaccettati. Il direttore ha ripercorso le tappe fondamentali di una carriera che parte da L’ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich, ritratto crepuscolare della provincia americana, e consacrata dal successo planetario de L’esorcista di William Friedkin, fino all’Oscar conquistato con Alice non abita più qui di Martin Scorsese, film manifesto sulla riconquista di identità e libertà femminile. Nel corso degli anni Burstyn ha lavorato con alcuni dei nomi più rilevanti della regia mondiale: Alain Resnais in Providence, Paul Schrader in Hardcore, Bob Rafelson ne Il re dei giardini di Marvin, Paul Mazurski in Il mondo di Alex e Harry e Tonto, Darren Aronofsky in Requiem for a Dream e Christopher Nolan in Interstellar, per citare solo alcuni dei oltre 150 film che compongono la sua filmografia.

Barbera ha voluto sottolineare anche l’aspetto umano e professionale dell’attrice, che ricopre da tempo un ruolo di riferimento per l’intera categoria: Presidente dell’Actors Studio, Burstyn ha fatto della fragilità e della disciplina metodica gli strumenti di una recitazione fondata sulla verità emotiva, sull’ascolto e sulla generosità verso i propri personaggi. La sua arte, capace di illuminare il dolore e la resilienza quotidiana con dignità, ironia e coraggio, resta un modello assoluto di autenticità interpretativa e di impegno civile nel mestiere dell’attrice. Un incarico che oggi condivide con altri due grandi nomi della recitazione statunitense: Attualmente Ellen Burstyn ricopre la carica di co-presidente dell’Actors Studio insieme ad Al Pacino e Alec Baldwin.

Il Leone d’oro non arriverà in un momento qualunque della sua carriera, ma in coincidenza con un progetto che ha già acceso la curiosità della critica internazionale. Il premio verrà consegnato a Ellen Burstyn in occasione della proiezione del cortometraggio di Maggie Gyllenhaal Flesh Impact, dedicato a Marilyn Monroe nel centenario della sua nascita, nel quale l’attrice offre l’ennesima straordinaria prova del suo talento non comune. Il corto, diretto dalla regista e attrice Maggie Gyllenhaal, riunisce un cast di peso: il cast include anche Dakota Johnson, Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi, con Johnson che interpreta Marilyn all’apice della sua fama, mentre Burstyn ne interpreta una versione che il mondo non ha mai avuto la possibilità di vedere. Il titolo stesso racchiude un omaggio diretto al mito dell’attrice scomparsa: Flesh Impact trae il suo titolo da un’espressione un tempo utilizzata per descrivere l’aura di Marilyn Monroe, come apparisse sullo schermo così reale e luminosa da dare agli spettatori la sensazione di poterla toccare.

La carriera di Burstyn, del resto, non si è mai fermata a un solo mestiere. Nata a Detroit il 7 dicembre 1932, l’illustre carriera di Ellen Burstyn attraversa sessant’anni di successi tra cinema, teatro e televisione. Tra i traguardi meno noti al grande pubblico ma significativi per il settore, spicca un primato raggiunto a metà degli anni Settanta: secondo quanto ricostruito dalla stessa Biennale, nel 1975 Burstyn divenne la terza donna nella storia a vincere sia un Tony Award sia un premio Oscar nello stesso anno, grazie al lavoro a teatro in Same Time, Next Year e al film Alice non abita più qui. Nel 2014, inoltre, è stata inserita nella Theater Hall of Fame, confermando un legame con la scena teatrale mai interrotto.

L’attrice resta attiva anche fuori dal set. Il suo ultimo libro, pubblicato nel 2026, si intitola Poetry Says It Better: Poems to Help You Wake Up ed è attualmente disponibile sia in formato cartaceo sia come audiolibro, dopo aver ricevuto la prestigiosa “Kirkus Star”. E il futuro sul grande schermo non si esaurisce con Flesh Impact: secondo quanto riportato da Variety, dopo Venezia Burstyn sarà protagonista al fianco di Taika Waititi in Place to Be, film diretto da Kornél Mundruczó.

L’appuntamento con la cerimonia è dunque fissato per settembre, quando il Lido tornerà a essere il palcoscenico di una delle interpreti più rispettate del cinema americano, pronta a ricevere un premio che celebra non solo un’attrice, ma un intero modo di intendere il mestiere della recitazione.

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