Barbara Bouchet e Maurizio Nichetti sono i due nomi attorno a cui ruota la ventisettesima edizione del Premio Internazionale Cinearti “La Chioma di Berenice”, in programma lunedì 13 luglio alle ore 20 all’Arena Estiva della Casa del Cinema di Villa Borghese, a Roma. A entrambi va il Premio alla Carriera, in una serata che mette al centro non le star sulla locandina ma le mani che costruiscono un film lontano dai riflettori.
Il Cinearti La Chioma di Berenice è un premio cinematografico italiano assegnato annualmente dal 1998 agli artigiani ed artisti attivi nel mondo del cinema, come acconciatori, truccatori, costumisti, scenografi, arredatori e compositori musicali, creato e promosso da CNA, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa. La nascita non è casuale: il premio è stato istituito nel 1998, nel centenario della nascita del cinema. Da allora l’obiettivo dichiarato resta quello di portare alla ribalta i mestieri autenticamente artigiani, il cui ruolo nella realizzazione di un film o di una serie raramente viene riconosciuto e valorizzato.
Il nome del premio ha una radice letteraria e antica. Il riconoscimento prende il nome dal personaggio storico della regina Berenice e dall’elegia che le dedicò il poeta Callimaco; la regina è raffigurata nella statuetta, alta circa venticinque centimetri, che viene assegnata ai vincitori durante la cerimonia.
Quest’anno la macchina delle candidature ha coinvolto una platea molto ampia di addetti ai lavori. Le votazioni della Giuria Allargata, composta da oltre trecento professionisti del settore, vincitori delle passate edizioni ed esperti del mondo dello spettacolo, hanno riguardato le produzioni italiane distribuite in Italia tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2025. Da quelle preferenze sono nate le cinquine finaliste delle sedici categorie in concorso.
I premiati e i premi speciali
Accanto ai due Premi alla Carriera a Barbara Bouchet e Maurizio Nichetti, la serata assegna due riconoscimenti speciali. Il primo va alla Sartoria Farani, storica bottega romana dei costumi. Il secondo è il Premio Speciale Doppiaggio, che va alla Dubbing Brothers International Italia srl per l’edizione italiana di Hamnet – Nel nome del figlio, il film diretto da Chloé Zhao. Vale la pena ricordare che Hamnet è un dramma storico del 2025 diretto da Chloé Zhao, che ha co-sceneggiato il film con Maggie O’Farrell a partire dal romanzo del 2020 della stessa O’Farrell, e mette in scena la vita familiare di William Shakespeare e della moglie Agnes Hathaway di fronte alla morte del figlio undicenne Hamnet, con Jessie Buckley e Paul Mescal nei ruoli dei protagonisti.
A guidare la giuria di qualità che assegna le sedici categorie è la stessa Barbara Bouchet, in veste di presidente, affiancata da un collegio ampio di attori, registi, produttori, truccatori, acconciatori, costumisti, scenografi, compositori, direttori della fotografia e arredatori, tra cui figurano nomi come Andrea Roncato, Gabriele Cirilli, Antonio Catania, Stefania Casini, Daniela Poggi, il produttore Giuseppe Pedersoli, il compositore Andrea Guerra e il direttore della fotografia Nino Celeste.

I film più nominati
La fotografia della stagione italiana emerge dalle candidature multiple. Tra i film con il maggior numero di candidature figurano quattro titoli di peso: Duse di Pietro Marcello, La città proibita di Gabriele Mainetti, Le assaggiatrici di Silvio Soldini e La grazia di Paolo Sorrentino.
La corsa al miglior film mette in fila La città proibita, La grazia, Le assaggiatrici, Cinque secondi, L’orto americano ed Elisa. Nella miglior serie tv si contendono la statuetta M – Il figlio del secolo, Fuochi d’artificio, Il mostro, Storia della mia famiglia e A.C.A.B. – La serie.
Le altre categorie disegnano un incrocio di autori e mestieri. Alla miglior regia sono candidati Paolo Sorrentino per La grazia, Gabriele Mainetti per La città proibita, Paolo Virzì per Cinque secondi, Silvio Soldini per Le assaggiatrici e Greta Scarano per La vita da grandi. Per il miglior attore corrono Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Elio Germano, Michele Riondino e Checco Zalone; per la miglior attrice Tecla Insolia, Virginia Raffaele, Valeria Bruni Tedeschi, Matilda De Angelis e Donatella Finocchiaro.
Molte delle categorie tecniche, cuore vero del premio, ruotano attorno agli stessi titoli in concorso: acconciatura, trucco, costumi, scenografia, compositore, fotografia, arredatore e montaggio vedono in prima fila Duse, La città proibita, La grazia, Primavera e Itaca – Il ritorno. Completano il quadro le sezioni dedicate al miglior cortometraggio e al miglior documentario.
L’organizzazione e il contesto
La serata segue un rituale ormai consolidato. Ad aprirla sarà il Presidente Nazionale CNA Dario Costantini, seguito dagli interventi di Gianluca Curti, presidente di CNA Cinema e Audiovisivo, e Massimiliano Peri, presidente di CNA Benessere e Sanità. La direzione artistica è affidata dalla ventiduesima edizione ad Antonio Flamini, curatore e organizzatore di rassegne e festival cinematografici italiani e internazionali, mentre presidente del premio fin dalla sua istituzione è Graziella Pera, storica stilista e scenografa italiana, oggi docente di Fashion Design all’Accademia di Belle Arti di Roma.
Sul fronte dei sostegni, l’iniziativa si avvale del supporto di Banca Etica come main sponsor e del patrocinio di ASC, Accademia delle Belle Arti di Roma, Centro Sperimentale di Cinematografia e Fondazione Cinema per Roma. Come da tradizione, il premio partecipa al bando del Ministero della Cultura per le attività di promozione cinematografica e audiovisiva e a quello regionale “Lazio Terra di Cinema”.
Resta infine un capitolo che negli ultimi anni è diventato parte dell’identità della manifestazione, quello ambientale. Anche quest’anno il premio dedica un’attenzione particolare ai temi della sostenibilità, con strumenti pensati per incentivare ospitalità e mobilità sostenibili, l’uso esclusivo di materiali di comunicazione digitali e la diffusione di comportamenti consapevoli sulle sfide ambientali.
Il senso ultimo della serata, però, torna sempre lì: alle mani che cuciono un costume, che scolpiscono una scenografia, che disegnano una piega o un’ombra sul volto di un attore. Sono loro, più delle candidature ai film più celebrati, i veri protagonisti della Chioma di Berenice.












