Home CuriositàCostiera Amalfitana, quando un set non ha bisogno di scenografie

Costiera Amalfitana, quando un set non ha bisogno di scenografie

Da Roberto Rossellini a Christopher Nolan, da Humphrey Bogart alla serie Ripley: da quasi ottant'anni la Costiera Amalfitana presta le sue scalinate, i suoi fiordi e i suoi borghi al grande schermo. Con Atrani nel ruolo di piccola, ricorrente protagonista.

by Mauro Terrone

Un ciak che rompe il silenzio dei vicoli, una troupe che srotola cavi sulle scalinate a strapiombo, un attore di fama mondiale che prova la battuta davanti a una piazzetta affacciata sul mare: da quasi ottant’anni la Costiera Amalfitana convive con il cinema, e lo fa senza bisogno di scenografie. La sua luce, i suoi borghi aggrappati alla roccia e quel blu che sfuma nel verde sono già un set pronto all’uso. Da Roberto Rossellini fino alla recente serie Netflix Ripley, registi italiani e stranieri hanno trattato questo tratto di litorale campano come un teatro naturale, e nel farlo hanno consegnato all’immaginario collettivo scorci che oggi milioni di persone riconoscono ancora prima di averli visitati.

Rossellini e il dopoguerra, quando la Divina diventò cinema

La storia comincia con il neorealismo. Fu Roberto Rossellini a scoprire per primo le potenzialità della Costiera, ambientando a Maiori alcune sequenze di Paisà nel 1946, tra la spiaggia, la Torre Normanna e il Convento di San Domenico. Per il regista fu l’inizio di un legame quasi ossessivo: negli anni successivi tornò più volte, girando La macchina ammazzacattivi ad Amalfi nel 1952 e Viaggio in Italia con Ingrid Bergman nel 1953. Ma il titolo che più conta per questo racconto è Il miracolo del 1948, con una intensa Anna Magnani e un giovane Federico Fellini, in cui Rossellini disseminò le sue location del cuore tra Maiori, Amalfi, il fiordo di Furore e la piccola Atrani, che entra così nella storia del cinema già a metà del Novecento.

Hollywood scopre la Costiera, tra glamour e storie d’amore

Il richiamo della Divina non tardò a varcare l’oceano. Nel 1953 Ravello ospitò Il tesoro dell’Africa di John Huston, con Humphrey Bogart e Gina Lollobrigida e dialoghi firmati da Truman Capote: le scene principali furono girate tra Villa Rufolo e Villa Cimbrone, gli stessi giardini che avevano già ispirato Wagner e che avrebbero continuato a sedurre il cinema per decenni. Da allora la Costiera divenne la cornice ideale delle commedie romantiche e delle produzioni patinate. Positano fece da sfondo a Only You con Marisa Tomei e un giovanissimo Robert Downey Jr nel 1994, al Talento di Mr. Ripley con Matt Damon, Gwyneth Paltrow e Jude Law nel 1999, e a Sotto il sole della Toscana con Diane Lane e Raoul Bova nel 2003. Amalfi accolse invece Mr & Mrs Smith con Brad Pitt e Angelina Jolie nel 2005, con la terrazza dell’Hotel Santa Caterina tra le location più panoramiche, mentre nel 2009 il musical Nine di Rob Marshall portò a Positano un cast stellare guidato da Daniel Day-Lewis, Sophia Loren e Nicole Kidman. Persino il cinema giapponese si innamorò di questi luoghi, scegliendoli nello stesso anno per Amalfi, la ricompensa della dea, campione d’incassi in patria.

Atrani, la piccola grande protagonista

Se c’è un borgo che merita un capitolo a sé, è proprio il più piccolo comune d’Italia. Atrani, incastonato tra il mare e la roccia a un passo da Amalfi, ha una carriera cinematografica che attraversa i decenni con sorprendente continuità. Dopo l’apparizione ne Il miracolo di Rossellini, il paese torna sul grande schermo nel 2004 con Le seduttrici, tratto da Oscar Wilde e interpretato da Helen Hunt e Scarlett Johansson, girato tra Amalfi, Atrani e Ravello. Lo ritroviamo nel 2015 in Si accettano miracoli di Alessandro Siani, tra le sue scalinate e i suoi archi, e poi nella serie Netflix Sotto il sole di Amalfi del 2022. La svolta arriva però con due produzioni internazionali recenti: nel 2023 Antoine Fuqua sceglie Atrani come cuore pulsante di The Equalizer 3 con Denzel Washington, e nel 2024 la serie Ripley ne fa uno dei suoi scenari più iconici, complice quel bianco e nero che ne esalta le geometrie medievali. Per un borgo di poche centinaia di abitanti, è un curriculum che molte città non possono vantare.

Quando la Costiera recita un altro luogo

Uno degli aspetti più affascinanti di questa lunga storia è che la Costiera non sempre interpreta se stessa. A volte il cinema la traveste, chiedendole di prestare la propria bellezza a mondi lontani. È il caso di Tenet, il kolossal di Christopher Nolan del 2020: la spettacolare Positano che fa da sfondo a un inseguimento marino è riconoscibilissima per chiunque conosca la zona, eppure nella trama del film quelle coste sono le coste del Vietnam, una sostituzione azzardata resa credibile solo dalla regia. Molto prima di Nolan, del resto, la saga di Sissi aveva usato Vietri sul Mare e la Terrazza dell’Infinito di Ravello per raccontare tutt’altre geografie, da Madeira a Corfù. La Costiera, insomma, è talmente evocativa da poter diventare, all’occorrenza, un altrove.

L’era dello streaming, e da Ripley a Simpsley

Negli ultimi anni la Divina ha trovato una nuova stagione grazie alle piattaforme. Netflix ha moltiplicato le produzioni ambientate qui, da Sotto il sole di Amalfi fino a Ripley, e la Costiera è tornata a essere una meta ambita per set di richiamo globale come The Equalizer 3. Il segno più curioso di questa nuova centralità arriva però dall’animazione. Nel 2026 Disney+ ha pubblicato Simpsley, uno speciale esclusivo dei Simpson interamente in bianco e nero che parodia proprio la serie Ripley: Marge Bouvier, truffatrice squattrinata, raggiunge in Italia il ricco Seymour Skinner, in un noir che ricalca da vicino l’immaginario di quella produzione. Attraverso la catena che lega Ripley e la sua parodia gialla, la stessa Costiera che aveva fatto da sfondo alla serie entra così, di rimbalzo, perfino nell’universo di Springfield. Un cortocircuito pop che dice molto su quanto questi luoghi siano ormai parte del linguaggio visivo condiviso.

Non solo scenografia, ma personaggio

Ripercorrere ottant’anni di cinema in Costiera Amalfitana significa accorgersi che questi borghi hanno smesso da tempo di essere un semplice fondale. Sono diventati un personaggio ricorrente del racconto per immagini, un marchio riconoscibile che il pubblico associa istintivamente a una certa idea di bellezza mediterranea. E la parabola di Atrani lo dimostra meglio di qualsiasi grande città: non servono dimensioni imponenti per lasciare un segno nell’immaginario del mondo, basta avere il volto giusto quando la macchina da presa si accende. La prossima volta che una troupe arriverà tra queste scalinate, sarà solo l’ennesimo capitolo di una storia cominciata sulla spiaggia di Maiori nel 1946.

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