Home News‘MystFest 2026’ mette a confronto Gomorra e Giulio Regeni

‘MystFest 2026’ mette a confronto Gomorra e Giulio Regeni

Mercoledì 8 luglio il festival di Cattolica mette a confronto la scrittura crime di Gomorra e il documentario su Giulio Regeni, tra finzione e cronaca giudiziaria.

by Valeria Bernardo

Cattolica si sveglia la mattina dell’8 luglio con una domanda che attraversa l’intera settimana del MystFest 2026: dove finisce la realtà e dove comincia il racconto che ne facciamo. Il festival, giunto alla sua nuova edizione con il tema Tutta la verità (o almeno quella che ci serve), ha scelto proprio questa terza giornata per mettere in scena il cortocircuito più interessante del suo programma, accostando due modi opposti di raccontare fatti veri: la finzione crime ispirata alla cronaca e il documentario che alla cronaca resta ancorato senza margini di invenzione.

La serata inaugurale di lunedì aveva già impostato il tono della manifestazione. Nel corso della serata è stato consegnato il Premio Pinketts 2026 a Lella Costa, attrice, drammaturga e scrittrice, che per l’occasione è salita sul palco del MystFest in dialogo con la giornalista Simona Mulazzani. Il riconoscimento non è una novità nell’economia del festival: istituito nel 2019 in memoria di Andrea G. Pinketts, è stato assegnato negli anni a personalità che hanno saputo interpretare con originalità il rapporto tra narrazione e realtà, da Joe R. Lansdale a Cecilia Scerbanenco, da Samuele Bersani ad Abel Ferrara. Ad accompagnare la premiazione, la lectio di Edoardo Camurri ha aperto ufficialmente il programma, in un percorso che, come recita il sottotitolo dell’incontro, andava da Platone all’LSD nell’interrogare il senso stesso della verità.

Mercoledì il baricentro si sposta sulla spiaggia e poi in sala, con due appuntamenti che sembrano fatti apposta per dialogare tra loro pur partendo da presupposti opposti. Alle 18, ai bagni Oasis 70/71, l’incontro Epica criminale e verità. Il caso Gomorra porta sul palco Maddalena Ravagli e Leonardo Fasoli, la coppia di sceneggiatori che ha attraversato l’ultimo decennio della serialità crime italiana firmando, tra gli altri titoli, Gomorra, ZeroZeroZero, Il Mostro di Firenze e Django. In dialogo con il giornalista Gianmaria Tammaro, i due racconteranno il lavoro di ricerca che sta dietro una grande storia crime e il modo in cui la scrittura trasforma un fatto reale in un racconto capace di sedimentarsi nell’immaginario collettivo: un tema che tocca da vicino chiunque abbia visto Gomorra e si sia chiesto quanto di quella Napoli sia cronaca e quanto invenzione necessaria a farla capire.

Il contrappunto arriva alle 21 al Salone Snaporaz, con la proiezione di Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, il documentario diretto da Simone Manetti che ricostruisce sequestro, tortura e omicidio del ricercatore friulano ucciso in Egitto nel 2016. Qui non c’è margine per la trasfigurazione narrativa che anima il lavoro di Ravagli e Fasoli: il film si muove tra atti processuali, testimonianze dirette e materiali di repertorio, restituendo una vicenda che l’Italia ha imparato a conoscere per gradi, tra depistaggi e ritardi giudiziari. Il riconoscimento ottenuto dal documentario, il Nastro d’Argento della Legalità 2026, conferma il peso che il lavoro di Manetti, Emanuele Cava e Matteo Billi ha assunto nel dibattito pubblico oltre che in quello cinematografico. Alla proiezione seguirà un incontro con gli stessi Cava e Billi e con l’avvocata Alessandra Ballerini, storico riferimento legale della famiglia Regeni, in una conversazione condotta da Luca Restivo.

Accostare questi due momenti nello stesso pomeriggio non è un caso di programmazione, ma una dichiarazione di poetica del festival. Da un lato la scrittura seriale che parte dalla cronaca nera per costruire epica, come nel percorso di Ravagli e Fasoli, autori che dal 2013, con la prima stagione di Gomorra – La serie, hanno contribuito a ridisegnare i confini del racconto crime italiano tra televisione, piattaforme e cinema. Dall’altro il documentario che rifiuta l’epica per restare fedele al fascicolo processuale, e che proprio in questa fedeltà trova la propria forza politica.

Il MystFest 2026, organizzato dal Comune di Cattolica con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, dimostra così di aver costruito attorno al proprio tema annuale un impianto tutt’altro che decorativo. Mettere fianco a fianco lo sceneggiatore che inventa Gomorra e il documentarista che non può permettersi di inventare nulla su Regeni significa chiedere al pubblico di Cattolica di misurare, appunto, quanta verità serva davvero per raccontare la realtà, e quanta ne resti fuori quando quella realtà diventa storia.

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