Home RecensioneRecensione: ‘House of the dragon 3’ ep. 3, un’ora tutta per Rhaenyra

Recensione: ‘House of the dragon 3’ ep. 3, un’ora tutta per Rhaenyra

Nell'episodio "Rhaenyra Triumphant" la neoregina di Westeros affronta debiti, ribellioni e fantasmi, in un'ora il vertice della terza stagione.

by Mauro Terrone

Rhaenyra Targaryen si siede sul Trono di Spade da meno di ventiquattro ore e già scopre che governare è tutta un’altra cosa rispetto al conquistare. Il terzo episodio della terza stagione di House of the Dragon, intitolato “Rhaenyra Triumphant”, sposta l’attenzione della serie interamente sulla neoregina, in un’ora che la critica internazionale ha accolto come uno dei momenti più alti dell’intero universo di Game of Thrones.

L’episodio si apre lontano da Approdo del Re, con Daemon Targaryen che raggiunge Lord Ormund Hightower per comunicargli la fine della guerra. Prima di arrivare al cuore della puntata ad Approdo del Re, si comincia con un’apertura fredda nel Reach, dove Daemon Targaryen confronta Ormund Hightower con la notizia della vittoria di Rhaenyra ad Approdo del Re, forte di tre draghi contro i quindicimila soldati del rivale. Ormund, pur riluttante, si inginocchia e consegna a Daemon il presunto Daeron, il figlio più giovane di Alicent, come pegno di buona fede.

Da quel momento la macchina narrativa abbandona ogni altro punto di vista e resta incollata a Rhaenyra per il resto della puntata. Dopo quella scena, la prospettiva passa a Rhaenyra e resta con lei per l’intera durata dell’episodio, in un’ora costruita interamente attorno a un solo personaggio che non si vedeva dai tempi di Jon Snow nella serie madre. Non è un caso isolato: secondo quanto raccontato dallo stesso showrunner Ryan Condal prima dell’uscita della stagione, si tratta della puntata “sperimentale” annunciata da tempo, pensata per concentrarsi su un’unica prospettiva.

Il regno che Rhaenyra eredita è tutt’altro che stabile. Il primo shock della neoregina è scoprire le casse vuote: tutto l’oro è sparito e a malapena resta il necessario per pagare i soldati, figuriamoci per un’incoronazione sontuosa. Né Alicent né Helaena sanno spiegare dove sia finito il tesoro, mentre i resti della Triarchia, ormai senza guida dopo la morte dell’ammiraglio Lohar, saccheggiano villaggi in giro per il regno.

A complicare ulteriormente le cose arriva il rifiuto del Sommo Septon di incoronare ufficialmente Rhaenyra: il Sommo Septon si rifiuta di incoronarla pubblicamente perché la Fede dei Sette non è affatto certa che l’ultimo re sia davvero morto. Anche in famiglia le cose non vanno meglio: Lord Corlys Velaryon chiede che i suoi due figli illegittimi, Alyn e Addam di Hull, vengano riconosciuti ufficialmente come Velaryon dalla corona. Rhaenyra acconsente a nominare cavaliere Addam insieme agli altri semi di drago, ma nega il titolo, citando le stesse voci di illegittimità che avevano perseguitato i suoi figli anni prima; una scelta che scatena la rabbia di Corlys, il quale arriva a definire pubblicamente bastardi i tre figli maggiori della regina.

Non manca però un piccolo successo politico: ascoltando le testimonianze dei sudditi, Rhaenyra scopre che gli abitanti più poveri di Approdo del Re stanno morendo di fame, tanto per il blocco navale imposto durante la guerra quanto per l’accaparramento di cibo da parte delle famiglie più ricche. La regina corre ai ripari convocando a corte i nobili più facoltosi mentre le guardie cittadine sequestrano le loro riserve, in una sequenza che culmina in un confronto teso con un certo Torrhen Manderly.

Il tentativo di riconciliazione con Alicent, dopo l’esecuzione di Otto Hightower, si trasforma in una scoperta amara: il ragazzo consegnato da Ormund non è affatto Daeron, ma un impostore di umili origini usato come diversivo. Rhaenyra promette che l’inganno non resterà impunito e ordina che gli arazzi verdi che un tempo decoravano le sale della Fortezza Rossa vengano dati alle fiamme, in una scena che i critici hanno letto come un primo, inquietante segnale della sua trasformazione.

Il confronto con il finale di Game of Thrones, sette anni dopo, resta un nervo scoperto per molti spettatori. Il motivo per cui la deriva oscura di Daenerys non ha funzionato in Game of Thrones è che si è trattato di una svolta enorme costruita senza il minimo sviluppo a supportarla. L’episodio dedicato a Rhaenyra è l’esatto contrario: in una sola puntata, al netto delle scene con Alicent, Rhaenyra risulta già più dinamica, più comprensibile e più inquietantemente terrificante mentre inizia a incrinarsi dopo essere diventata regina del regno.

A rafforzare la tensione emotiva contribuisce in modo determinante la colonna sonora di Ramin Djawadi, capace di accompagnare ogni cedimento della regina con un uso sapiente degli archi, mentre le visioni del figlio scomparso Jacaerys si insinuano nei corridoi della Fortezza Rossa. La sceneggiatura, firmata da Sara Hess, gestisce con cura e senza sensazionalismo anche i dettagli più intimi della quotidianità di una regina appena salita al potere.

House of the Dragon 3 è composta da otto episodi, distribuiti con cadenza settimanale sia negli Stati Uniti che in Italia. La stagione debutta il 22 giugno 2026 in Italia, con un nuovo episodio ogni lunedì fino al finale previsto per il 10 agosto.

La serie, tratta dal romanzo “Fuoco e Sangue” di George R.R. Martin, non si fermerà qui: la produzione ha già confermato che una quarta stagione, l’ultima del racconto, porterà a compimento la parabola della caduta di Casa Targaryen, sebbene i tempi di uscita restino ancora lontani. Per ora, però, l’attenzione resta tutta sull’evoluzione di Rhaenyra, un personaggio che, episodio dopo episodio, sta dimostrando quanto la scrittura paziente possa rendere credibile persino la discesa più scomoda verso il potere assoluto.

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