Home Film‘A Happy Family’: Jan-Eric Mack scava nella Svizzera povera

‘A Happy Family’: Jan-Eric Mack scava nella Svizzera povera

Il debutto di Jan-Eric Mack, presentato in concorso a Karlovy Vary, racconta la Svizzera dei working poor attraverso la storia di una madre sola.

by Mauro Terrone

Jan-Eric Mack porta sullo schermo una Svizzera che raramente finisce nei titoli dei giornali: quella delle famiglie che lavorano senza riuscire ad arrivare a fine mese, dei genitori soli costretti a fare i conti con un sistema di welfare rigido, delle code ai banchi alimentari che fino a pochi anni fa sembravano impensabili in uno dei paesi più ricchi del mondo. Con “A Happy Family”, il regista zurighese firma il suo debutto nel lungometraggio e lo fa nel modo più ambizioso possibile: portando per la prima volta un film svizzero nel Crystal Globe Competition, la sezione principale del Karlovy Vary International Film Festival.

Il film ha debuttato in prima mondiale nella sessantesima edizione del festival ceco, che quest’anno festeggia anche l’ottantesimo anniversario dalla fondazione. A Happy Family ha debuttato in prima mondiale sabato 4 luglio alla 60esima edizione del Karlovy Vary International Film Festival, ed è il primo film svizzero nella Crystal Globe Competition del festival ceco.

Al centro della storia c’è Niki, interpretata da Anna Schinz, che è anche co-sceneggiatrice del progetto insieme a Nikita Afanasjev e Eva Kienholz. Niki lavora costantemente per mantenere i suoi due figli; un giorno, mentre è di nuovo fuori casa, i bambini appiccano accidentalmente un incendio in cucina e le autorità li affidano a una famiglia adottiva in un’altra città. A Niki non è permesso contattare o vedere i suoi figli, ma lei non riesce a starne lontana. Da qui parte una vicenda che la spinge ad assumere una nuova identità pur di restare vicina ai bambini, rischiando tutto quello che ha.

Mack racconta di essere partito da un’osservazione concreta sulla realtà elvetica degli ultimi anni. Durante la pandemia, ha notato, si sono viste per la prima volta persone in fila per ricevere cibo, uno spettacolo insolito in un paese dove la povertà non si vede quasi mai per strada; ma quei numeri stanno crescendo, e la gente non ne parla, anche se in tanti ne sono colpiti, specialmente le madri sole. Un’osservazione condivisa anche dalla co-sceneggiatrice Anna Schinz, il cui lavoro di ricerca è nato proprio dall’emergere improvviso della povertà durante il Covid, quando persone appartenenti anche al ceto medio hanno iniziato a rivolgersi ai banchi alimentari, portando alla luce il fenomeno dei cosiddetti working poor, cioè lavoratori che pur avendo un impiego vivono sotto la soglia di povertà.

Nonostante il tema sociale al centro della trama, il regista ha scelto di non trasformare “A Happy Family” nel classico dramma sociale di denuncia. Quando si presenta questo argomento, ha spiegato Mack, sembra un normale dramma sociale, e lui si è divertito a giocare con queste aspettative: Niki deve mettere tutto a rischio, il che crea immediatamente tensione. Il film mescola infatti i toni, virando verso elementi da thriller e verso un umorismo che il regista stesso definisce grottesco, proprio per raccontare una madre disposta a tutto pur di riavvicinarsi ai figli.

Il titolo stesso, per Mack, va letto in chiave dialettica più che ironica. A suo dire il titolo è molto dialettico: una “famiglia felice” non esiste davvero, è un sogno, perché ogni famiglia ha i suoi alti e bassi; le autorità devono prendere decisioni difficili in questi casi, e non si tratta di incolpare nessuno, perché anche loro cercano di proteggere i bambini e fanno il loro lavoro. Un approccio che il regista rivendica anche rispetto al suo lavoro precedente: nel cortometraggio Facing Mecca, dedicato a un rifugiato siriano alle prese con la sepoltura della moglie secondo i riti islamici, aveva già affrontato temi sociali complessi, definendosi interessato a queste tematiche come essere umano politico.

Nato nel 1983, Mack si è formato come grafico prima di studiare regia alla Zurich University of the Arts. Il cortometraggio che lo ha fatto conoscere a livello internazionale, “Facing Mecca”, ha vinto lo Student Academy Award ed è stato incluso nella shortlist della 90esima edizione degli Oscar nella categoria dei cortometraggi. Negli anni successivi il regista ha lavorato anche per la televisione svizzera, dirigendo la terza stagione della serie “Wilder” e co-dirigendo la serie storica di spionaggio “Davos 1917”, andata in onda su SRF e sulle reti tedesche e austriache.

Il cast di “A Happy Family” comprende, oltre ad Anna Schinz, anche Michael Neuenschwander, Julia Jentsch, Alireza Bayram, Bettina Stucky e Martina Apostolova. Il film è prodotto dalla società zurighese C-Films AG, in coproduzione con la televisione svizzera SRF e SRG SSR, mentre i diritti di vendita internazionale sono gestiti dalla spagnola Bendita Film Sales. Per la distribuzione nelle sale svizzere, curata da DCM Film Distribution, l’uscita è prevista per la fine di gennaio 2027.

Quello che colpisce, ascoltando le parole del regista, è la volontà di non semplificare il conflitto tra genitori e istituzioni. Mack ha raccontato di aver scoperto, durante le ricerche per il film, quanto lontano possano spingersi i genitori quando i figli vengono loro sottratti, un’esperienza che comprende ma che porta anche a mettere in luce come questo tipo di scelte generino nei figli un conflitto di lealtà, rendendo la protagonista un personaggio profondamente ambivalente. Non è un caso che alla domanda su cosa farebbe lui stesso al posto di Niki, il regista abbia risposto semplicemente: avrebbe preso la macchina e sarebbe andato lì, esattamente come fa lei.

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