Come anticipato nel finale della stagione precedente, lo spettatore seguirà i protagonisti attraverso tre linee temporali differenti: l’antico Egitto (passato), gli anni novanta (presente) e il quarantesimo secolo (futuro). È proprio il tempo a scandire la narrazione della serie e a generare dei conflitti etici che gli X-Men dovranno risolvere.
Nel primo episodio si viene catapultati nel 3960, un futuro distopico soggiogato da Apocalisse nel quale Jean e Scott sono combattuti sul rivelare la loro vera identità al figlio Nathan, un ragazzo con una disabilità tecno-organica che è destinato, secondo la profezia di Madre Askani, a sconfiggere Apocalisse. Sono dei genitori autorizzati ad alleviare il peso psico-emotivo dei propri figli a costo di provocare un pericolo comune più grande come alterare la linea temporale? Il legame famigliare dei Summers rappresenta sicuramente il picco emotivo di questi primi tre episodi e la narrazione riesce a trasmettere la dolcezza del rapporto attraverso i piccoli dettagli, come il contatto telepatico che Jean usa per comunicare con Nathan e insegnargli come piegare il virus a suo vantaggio per trasformarlo in un punto di forza.
Nel secondo episodio ambientato nel presente, Jubilee si ritrova ad essere il perno morale di due schieramenti di mutanti dall’etica distorta. Gli X-Force perseguono un obiettivo giusto, ma sono disposti a portarlo a termine con metodi violenti, dimostrando di non essere molto diversi dagli oppressori che cercano di combattere. Invece gli X-Factor braccano i mutanti senza protezione per conto del governo, credendo di mantenere l’ordine e debellare le possibili minacce.
Nel terzo episodio si torna all’epoca delle piramidi per esplorare le origini dell’antagonista principale e l’inizio della sua discesa nell’oscurità. En Sabah Nur è un oppresso tra gli oppressi in quanto primo mutante della storia ed ex-schiavo sottomesso da un faraone di una terra straniera. Se da una parte Baal, l’uomo che lo ha liberato, lo spinge a rivendicare con la forza il proprio potere attraverso la morte del generale Logos, dall’altra Magneto tenta di frenare questi impulsi affinché abbracci il sogno di coesistenza tra mutanti e umani del Professor X, al fine di impedire conflitti futuri e spargimenti di sangue. È corretto manipolare le sorti dell’intera umanità secondo il proprio volere a costo di modificare il flusso temporale? Gli scambi tra Magnus e Charles danno vita a domande molto interessanti in cui lo spettatore è portato a chiedersi se sia giusto arrogarsi il diritto di cambiare il destino di qualcun altro per una giusta causa ma senza il suo consenso.

È molto impattante riscontrare come le differenti epoche temporali mettano in scena in maniera profondamente diversa le due figure principali coinvolte nel conflitto. Se nel passato En Sabah Nur sentiva sulla propria pelle il peso della violenza e della discriminazione, nel futuro lo ritroviamo come un oppressore folle e spietato. Dall’altro lato è impossibile non notare il contrasto tra il giovane Nathan, un ragazzo destinato a qualcosa di grande, e l’anziano Cable, un mercenario disilluso che adotta metodi estremi per portare a termine una missione che lo consuma dall’interno.
È ironico constatare come il punto di forza più grande di questo primo blocco sia anche il suo maggior difetto: il tempo. Con tanti personaggi da gestire e una durata episodica di trenta minuti, il ritmo veloce non lascia sempre il giusto minutaggio per poter approfondire determinate dinamiche. Ad esempio la presa di coscienza di Polaris dopo il confronto con Jubilee avviene in maniera quasi istantanea e non lascia troppo spazio a momenti di riflessione che aiuterebbero a dare un attimo di respiro alla narrazione.
L’animazione fluida resta uno dei punti di forza principali e lo stile saturo e brillante rende la serie uno spettacolo per gli occhi. La regia contribuisce a rendere i combattimenti dinamici ma al tempo stesso leggibili, valorizzando ogni potere mutante e dando vita a una differenziazione di abilità che li rende ancora più coinvolgenti da guardare.
Al netto di qualche imperfezione, i primi tre episodi della seconda stagione di “X-Men 97” confermano l’alto livello dello show e ci invogliano a proseguire quest’epica avventura temporale.












