Quello che emerge dalla convention Disney a Riccione non è semplicemente un listino di uscite: è una dichiarazione di intenti su dove sta andando il cinema di grande formato nel 2026. La prima convention della XV edizione di Ciné, Giornate di Cinema, è stata quella di The Walt Disney Company Italia, aperta dall’amministratore delegato Daniel Frigo. Il palco del Palazzo dei Congressi è diventato per qualche ora il punto di osservazione più privilegiato sull’industria cinematografica italiana: e quello che si è visto non lascia adito a molti dubbi su chi, in questo momento, detta il ritmo del mercato.
Prima ancora di entrare nel merito dei titoli, Frigo ha disegnato il contesto con cifre che valgono più di qualsiasi slogan. A livello globale la major ha superato i 3 miliardi di dollari al box office, mentre in Italia, in circa sette mesi, ha totalizzato 90 milioni di euro di incassi per 11 milioni di presenze. Numeri che, nel contesto di un mercato ancora in cerca di stabilità strutturale dopo anni difficili, suonano come una conferma: il pubblico, quando trova qualcosa che vuole vedere, si alza dal divano e va in sala. Il resto è un problema di offerta, non di abitudini. La nota più interessante riguarda Il Diavolo Veste Prada 2, che con 32 milioni di euro si è affermato come il film dell’anno per la major sul mercato italiano: un sequel atteso vent’anni che, almeno al box office, ha risposto alle aspettative.
Il primo titolo rilevante del secondo semestre arriva il 19 agosto e porta con sé tutto il peso di un’operazione editoriale che Disney ha già rodato con successo. Oceania è il live-action tratto dall’animazione candidata all’Oscar, con Dwayne Johnson come produttore e la regia di Thomas Kail, nome associato principalmente al teatro e alla televisione di qualità. La scelta di Kail, vincitore di Emmy e Tony, dice qualcosa sulle intenzioni produttive: non un film pensato per replicare meccanicamente l’originale animato, ma un tentativo di portare materiale già amato dentro una forma visiva diversa. La presenza di Lin-Manuel Miranda, autore delle canzoni originali, assicura continuità con l’immaginario della saga. Resta da vedere se l’equazione live-action uguale a successo automatico regga anche questa volta, dopo le prove alterne di altri adattamenti Disney degli ultimi anni.
Quello che sorprende, scorrendo il programma, è la varietà di toni e ambizioni. Al 5 novembre è fissato l’arrivo di Wild Horse Nine, firmato da Martin McDonagh, regista che nel cinema commerciale è una presenza quasi anomala: la sua cifra stilistica, fatta di umorismo nero e violenza morale, coesiste a fatica con le aspettative di un prodotto mainstream. Il film è ambientato poco prima del golpe cileno del 1973 e vede protagonisti John Malkovich, Sam Rockwell e Steve Buscemi, ovvero tre attori che portano in dote decenni di caratterizzazioni memorabili. McDonagh e Searchlight Pictures tornano a lavorare insieme dopo Gli Spiriti dell’Isola, pellicola candidata a nove premi Oscar: aspettative alte, quindi, e un cast che non ammette recitazione di routine.
Più insolita ancora è la presenza di Whalefall: nella Balena, previsto per ottobre, con Austin Abrams e Josh Brolin in un film che racconta la storia di un ragazzo inghiottito da una balena con solo un’ora d’ossigeno a disposizione. Sembra una premessa da film di sopravvivenza puro, ma il romanzo di Daniel Kraus da cui è tratto lavora sul rapporto padre-figlio con una profondità che il film dovrà almeno in parte restituire. Regia affidata a Brian Duffield, nome che il pubblico generalista non conosce ma che ha già dimostrato una certa sensibilità nel trattare materiali fantastici senza svuotarli di sostanza emotiva.
Dal 10 settembre, nelle sale italiane arriva il documentario sul tour di reunion degli Oasis, “Oasis Live ’25”. Liam e Noel Gallagher tornano insieme sullo stesso palco dopo oltre venticinque anni di silenzio (e di guerra fredda pubblica): il film non è solo una cronaca del tour, ma include, secondo quanto dichiarato, le prime interviste congiunte dei due fratelli da più di due decenni. È difficile sovrastimare quanto questo sia un evento culturale che travalica il pubblico rock: la reunion degli Oasis è diventata, nel 2025, qualcosa che riguarda un’intera generazione, indipendentemente dai gusti musicali. Il cinema come amplificatore di un momento collettivo, non come semplice registrazione: se il film riesce in questo, può funzionare anche con chi non ha mai comprato un loro disco.
Tutto, però, converge verso il 16 dicembre. Avengers: Doomsday uscirà nelle sale italiane il 16 dicembre 2026, segnando il ritorno degli eroi più potenti della Terra in un nuovo epico crossover: è il primo capitolo di un finale in due parti della Saga del Multiverso, che si concluderà con Avengers: Secret Wars nel 2027. La regia è affidata ad Anthony e Joe Russo, gli stessi di Infinity War e Endgame: una scelta che comunica chiaramente la volontà di riportare al franchise la stessa sensazione di evento condiviso che aveva caratterizzato quei due capitoli.
Il film non segna solo il primo grande kolossal corale degli Avengers dopo Endgame, ma nasce da una profonda riorganizzazione creativa e produttiva che ha spinto i Marvel Studios a ridefinire antagonista, assetto narrativo e composizione del cast. Il progetto è dichiaratamente pensato per mettere in relazione Avengers, X-Men e Fantastici Quattro all’interno di una crisi multiversale senza precedenti.
Robert Downey Jr. vestirà il costume di Victor Von Doom, antagonista che minaccia non soltanto il pianeta Terra ma potrebbe causare l’annientamento di ogni realtà esistente. È una scelta narrativa che rischia di dividere: riportare l’attore più iconico del MCU in un ruolo completamente diverso da quello che lo ha reso tale può essere un colpo di teatro o una distrazione. Il pubblico deciderà. Quello che è certo è che il cast radunato per questo film non ha precedenti nella storia del franchise: tra gli Avengers figurano Chris Hemsworth, Anthony Mackie, Paul Rudd, Tom Hiddleston e Simu Liu; tra i Nuovi Avengers Sebastian Stan, Florence Pugh, Wyatt Russell, David Harbour e Lewis Pullman. Il film segna l’ingresso formale degli X-Men nel MCU, con il ritorno di Patrick Stewart come Charles Xavier, Ian McKellen nei panni di Magneto e James Marsden come Ciclope.
La convention si è chiusa con una prima carrellata di titoli previsti per il 2027, tra cui Frozen 3, Gli Incredibili 3, Coco 2, Avengers: Secret Wars e il live-action di Rapunzel. Un elenco che suona come una promessa e, al tempo stesso, come una conferma della strategia Disney: costruire un universo narrativo in cui ogni film è anche la premessa del successivo. La domanda che resta aperta, e che nessun listino può rispondere da solo, è se questa architettura dell’attesa riesca ancora a tenere viva l’emozione. Riccione ha mostrato i titoli. Le sale, nei prossimi mesi, diranno se c’era davvero qualcosa dentro.












