Red non ha mai avuto pace. Nato come eroe per necessità, cocciuto fino all’autolesionismo, iperbolicamente incapace di stare in un gruppo senza farne esplodere le dinamiche: era questo il cuore di un franchise che, partendo da uno dei giochi mobile più scaricati della storia, aveva trovato una voce cinematografica sorprendentemente divertente. Ora quel cuore torna a battere, con una nuova pressione addosso.
La saga d’animazione di Angry Birds è giunta al terzo capitolo con Angry Birds 3 – Terremoto in famiglia, che debutterà a Natale al cinema. Il titolo italiano ufficiale non mente: quello che ci troviamo davanti, almeno stando a quanto anticipato dalla sinossi ufficiale, è un film che sposta il conflitto dall’esterno all’interno. Non più solo maialini da sconfiggere, invasioni da respingere, isole da difendere. Questa volta Red dovrà affrontare una doppia missione: sopravvivere alla paternità e, allo stesso tempo, salvare il mondo.
È una mossa narrativa che, in apparenza, suona come il plot di ogni commedia familiare degli ultimi vent’anni. Ma nel contesto di questa saga, ha una sua logica precisa.
Nel secondo film vedevamo Red fare i conti con il fatto di mettersi prima degli altri, perché sentiva il bisogno di essere un eroe in ogni situazione, credendo che l’accettazione venisse dagli altri che riconoscevano il suo eroismo. Quella chiusura lasciava aperta una ferita narrativa: e se a Red venisse chiesto non di essere un eroe per il mondo, ma per qualcuno di specifico? La paternità è esattamente quella risposta. Il personaggio più allergico all’intimità si trova costretto dentro la forma di intimità più radicale che esista.

Silver, interpretata da Rachel Bloom, e Red, voce di Jason Sudeikis, si trovano ad abbracciare i loro figli Glider, June e Olly, con il loro animale domestico Fuzzy. Tre piccoli uccellini. Tre potenziali bombe a orologeria per un personaggio come Red. L’umorismo si scrive da solo, ma la domanda vera è se la sceneggiatura saprà andare oltre la barzelletta.
Jason Sudeikis, Josh Gad, Rachel Bloom e Danny McBride riprendono i loro ruoli rispettivamente di Red, Chuck, Silver e Bomb. Il nucleo storico regge, e questo è già una garanzia di continuità tonale. Ma quello che colpisce è l’espansione del cast vocale: tra i nuovi ingressi figurano Emma Myers, Keke Palmer, Tim Robinson, Lily James, Marcello Hernandez, Walker Scobell, Sam Richardson, Anna Cathcart, Maitreyi Ramakrishnan, Nikki Glaser, James Austin Johnson e Psalm West.
È un ensemble pensato con una logica precisa: commedia pura da un lato, talenti emergenti del cinema e della serialità televisiva dall’altro. Il cast vocale del terzo capitolo segue uno schema consolidato per il franchise: entrambi i film precedenti avevano visto la partecipazione di ex allievi del SNL insieme a talenti emergenti. La formula è rodata. Resta da capire se, stavolta, i personaggi avranno abbastanza spazio per respirare dentro una storia che si annuncia affollata.
Il film è diretto da John Rice con una sceneggiatura di Thurop Van Orman, che firma anche come produttore esecutivo insieme a Toru Nakahara. Van Orman aveva già firmato il secondo capitolo, il più apprezzato dalla critica dei due: il punteggio del secondo film su Rotten Tomatoes era migliorato enormemente rispetto all’originale, mostrando come il franchise avesse trovato la sua voce con il tempo. Riconfermarlo significa scommettere su quella traiettoria ascendente.

Il compositore Heitor Pereira, vincitore di un Grammy, che ha firmato le colonne sonore di tutti i precedenti film di Angry Birds, torna a comporre la musica di questo terzo capitolo. E storyboard, sviluppo artistico e animazione sono curati da DNEG Animation. La macchina produttiva è solida, strutturata, con una catena di nomi che conosce già questo universo visivo.
Scegliere il periodo natalizio non è mai neutro per un film d’animazione. È la stagione in cui il pubblico familiare è più disponibile, più compatto, più disposto a condividere due ore di buio in sala. E un film che parla esplicitamente di famiglia, di figli che mettono a soqquadro la vita di un adulto impreparato, funziona come specchio per gli adulti seduti in sala quanto come avventura per i bambini. I primi due film, insieme, hanno superato i 500 milioni di dollari di incasso globale: un risultato che ha trasformato un gioco per smartphone in un franchise capace di parlare a pubblici di ogni età.
Quello che resta da vedere è se Angry Birds 3 – Terremoto in famiglia troverà qualcosa da dire oltre la gag del genitore in crisi. Red funziona quando è un personaggio contraddittorio, non quando è semplicemente caotico. Se la sceneggiatura di Van Orman ricorderà che dietro l’irascibilità di quell’uccello rosso c’è sempre stata una malinconia reale, allora il film potrà essere qualcosa di più di un divertissement stagionale. Altrimenti resterà comunque un ottimo modo per occupare i pomeriggi di dicembre.












