C’è una categoria di attori il cui volto conosciamo a memoria pur ignorandone spesso il nome. Michael Byrne apparteneva a quella stirpe rara: lo sguardo glaciale, gli occhi di un azzurro tagliente, una compostezza da ufficiale che il cinema andò a cercare ogni volta che serviva un antagonista credibile. Non è mai stato una star nel senso tradizionale, e proprio per questo ha lasciato il segno in decine di film senza mai apparire fuori posto.
Byrne è morto a Londra il 20 giugno all’età di 82 anni, e la notizia è stata resa pubblica dal quotidiano The Guardian. La causa del decesso non è stata ancora rivelata. Era nato il 7 novembre 1943 ad Hampstead, nel nord di Londra, figlio di Helen Byrne, cuoca irlandese originaria di Kilkenny che lo crebbe da sola.

Prima del cinema ci fu il palcoscenico, che rimase per Byrne il cuore della sua formazione. Lavorò al Royal Court, allo Young Vic, al Royal Exchange di Manchester, ai Riverside Studios e nel West End. Nel 1971 fu diretto da Harold Pinter nella celebre produzione di Butley di Simon Gray accanto ad Alan Bates, attore con cui strinse un’amicizia destinata a durare tutta la vita. Negli anni interpretò opere di Shakespeare, Pinter, Simon Gray ed Eduardo De Filippo, passando con disinvoltura dal dramma classico alla commedia.
Fu il cinema a regalargli notorietà internazionale, e a fissarne l’immagine in un ruolo preciso. Il suo aspetto autorevole lo rese negli anni Settanta uno dei volti più richiesti per i film ambientati durante la Seconda guerra mondiale, dove interpretava spesso ufficiali tedeschi. Il pubblico lo ricorda soprattutto come il colonnello Vogel, lo spietato ufficiale che si oppone a Harrison Ford e Sean Connery in Indiana Jones e l’ultima crociata, diretto da Steven Spielberg nel 1989.

Sei anni più tardi arrivò un altro antagonista memorabile: in Braveheart vestì i panni di un violento soldato nazionalista inglese, uno degli avversari del William Wallace di Mel Gibson. Nel 1997 entrò anche nell’universo di James Bond con Il domani non muore mai, nel ruolo di un ufficiale della Royal Navy al fianco dell’agente di Pierce Brosnan.
Una nuova generazione di spettatori lo scoprì grazie alla saga di J.K. Rowling. In Harry Potter e i Doni della Morte Parte 1, uscito nel 2010, interpretò la versione anziana di Gellert Grindelwald, il personaggio affidato in seguito a Johnny Depp nella saga di Animali fantastici. Nel corso di sette decenni Byrne accumulò oltre 170 ruoli, tra cui Gangs of New York, Il domani non muore mai e Al vertice della tensione. Sul piccolo schermo lo ricordano i telespettatori britannici come Ted Page in Coronation Street e Alfred Maxwell nel medical drama Casualty.
Byrne lascia l’ex moglie Carole Nimmons, che lo ha accudito verso la fine della sua vita pur essendo separata da lui, le figlie Tara e Bryony e i tre nipoti Tom, Chloe e Jasmine. Se ne va uno di quegli interpreti capaci di impreziosire ogni produzione con autorevolezza e mestiere, attraversando oltre sessant’anni di spettacolo senza mai perdere la passione per il lavoro dell’attore.












