Home Curiosità‘Toy Story 6’ senza Tom Hanks: perché il futuro di Woody è più incerto di quanto sembri

‘Toy Story 6’ senza Tom Hanks: perché il futuro di Woody è più incerto di quanto sembri

Con Toy Story 5 che frantuma ogni record al botteghino, Hollywood guarda già al sesto capitolo. Ma l'uomo dietro il cowboy non ci sta a far passare tutto in silenzio.

by Mauro Terrone

Trent’anni di storia, cinque film, miliardi di dollari e una voce che il pubblico riconosce ancora prima che il personaggio apra bocca. Tom Hanks è una figura cardine della saga Toy Story sin dal 1995. Adesso, mentre Toy Story 5, prodotto da Pixar Animation Studios per Walt Disney Pictures e diretto da Andrew Stanton, è nelle sale, la macchina hollywoodiana ha già cominciato a ragionare su cosa potrebbe venire dopo. E Hanks, con la lucidità di chi conosce dall’interno i meccanismi dell’industria, ha deciso di dire la sua.

Record al botteghino, dubbi sul futuro

Il contesto è quello di un debutto straordinario. Al 19 giugno 2026, Toy Story 5 ha incassato 160 milioni di dollari negli Stati Uniti e in Canada, e 152 milioni negli altri territori, per un totale mondiale di 312 milioni. Il risultato vale il nuovo record d’apertura della franchise, superando Toy Story 4 del 2019, che aveva debuttato con 120 milioni di dollari. Il film ha ottenuto recensioni molto positive, con il 94% su Rotten Tomatoes.

Un successo che, in un’industria abituata a ragionare per brand, porta quasi automaticamente a un’unica domanda: quando esce il sesto?

Hanks non scappa dalla domanda, ma la risponde a modo suo. “If you’re gonna do another Toy Story, it better be worthwhile. It better be great. You better be examining some theme that is not just dragging it out because people like the title”, ha dichiarato in un’intervista esclusiva a Entertainment Weekly. Una posizione che non esclude un seguito, ma esige qualcosa di più di un semplice richiamo al marchio. L’attore ha riconosciuto senza ipocrisie che si tratta di un enorme business commerciale, ma ha precisato che senza qualcosa di nuovo e fresco non c’è nessuna ragione per farlo.

L’architetto originale si ferma qui

A complicare il quadro c’è una dichiarazione che pesa quanto un macigno. Il regista Andrew Stanton, coinvolto nella scrittura di tutti i capitoli della saga, ha già fatto sapere che per lui “questo è probabilmente l’ultimo che farà”. Stanton è il nome dietro la direzione di Toy Story 5, ma anche co-autore della storia e del soggetto di tutti i film precedenti: la sua uscita di scena rappresenta la perdita dell’architetto narrativo dell’intera saga.

Il film segue Jessie, Woody e Buzz Lightyear mentre i giocattoli fanno i conti con la presenza di Lilypad, un tablet e il nuovo giocattolo preferito di Bonnie. Il regista ha spiegato che il film è “la realizzazione di un problema esistenziale: che nessuno gioca più davvero con i giocattoli”, chiedendosi cosa significhi per i bambini di oggi trascorrere sempre più tempo davanti agli schermi. Un tema che, con una dose di ironia non trascurabile, rimbalza direttamente nelle preoccupazioni che Hanks ha espresso sul futuro del personaggio.

Lo spettro dell’intelligenza artificiale

La questione più delicata non riguarda la sceneggiatura, ma la tecnologia. Con l’intelligenza artificiale sempre più presente nella realtà hollywoodiana, Hanks si è chiesto se esista un mondo in cui Toy Story possa continuare senza di lui, sfruttando tutte le registrazioni accumulate in trent’anni nei panni di Woody. Le parole che ha scelto non lasciano spazio a fraintendimenti: “The question would be whether or not we could cobble together some version of me. Every word we have ever recorded in time in Toy Story is on digital media somewhere, so they could put together anything they would want.” Hanks e Tim Allen concordano nel definire questa prospettiva “a scary thought”.

Non è fantascienza: il supervisore agli effetti visivi di Toy Story 5, Thomas Jordan, ha precisato che i realizzatori non hanno usato l’intelligenza artificiale durante la produzione, spiegando che “per ora nulla è all’altezza degli standard e delle aspettative che abbiamo per la qualità dei nostri film”. Ma la domanda rimane aperta per il futuro, e Hanks lo sa.

Un personaggio, un’anima: il rischio del recast

Il timore di Hanks tocca qualcosa di molto concreto per chi segue la saga. Woody non è solo una serie di battute e movimenti animati: è una costruzione emotiva che in trent’anni si è stratificata attorno a una voce precisa. Sostituirla, che sia con un altro attore o con un software, significa intervenire sull’elemento più fragile e più potente che un personaggio animato possa avere.

Nel film, Hanks torna al fianco di Tim Allen nei panni di Buzz Lightyear, e l’attore sottolinea che qualsiasi potenziale seguito deve offrire qualcosa di nuovo e significativo, piuttosto che capitalizzare semplicemente sulla popolarità del franchise. Una posizione che, detto da qualcuno con trent’anni di contratti alle spalle e la certezza del successo commerciale garantito, suona meno come un capriccio e più come un punto di principio.

Al momento, Toy Story 6 non è escluso dal tavolo, ma Hanks ha reso una cosa cristallina: se Pixar decide di riaprire il baule dei giocattoli, farà meglio a portare qualcosa di davvero nuovo. Il pubblico, dal canto suo, continuerà probabilmente a comprare biglietti. La domanda è se qualcuno avrà il coraggio, e la storia giusta, per meritarseli.

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