Home Film‘Robin Hood – Il prezzo del sangue’: Hugh Jackman e il lato oscuro di una leggenda che non è mai esistita

‘Robin Hood – Il prezzo del sangue’: Hugh Jackman e il lato oscuro di una leggenda che non è mai esistita

Il film di Michael Sarnoski con Hugh Jackman reinterpreta la leggenda medievale partendo da una domanda scomoda: e se Robin Hood fosse stato semplicemente un assassino?

by Mauro Terrone

Un uomo grigio, esausto, coperto di fango. Null’altro che un fuorilegge anziano che ammazza per sopravvivere. È questo il Robin Hood che Michael Sarnoski porta in scena in The Death of Robin Hood, uscito negli Stati Uniti il 19 giugno 2026 con la distribuzione di A24. Il film è un thriller ambientato nell’Inghilterra medievale, scritto e diretto da Sarnoski, con Hugh Jackman nel ruolo del protagonista affiancato da Jodie Comer, Bill Skarsgård, Murray Bartlett e Noah Jupe.

La premessa è semplice, ma tagliente: Robin Hood non era davvero un eroe che rubava ai ricchi per dare ai poveri, ma piuttosto un criminale spietato e sanguinario, con un’ottima gestione della propria immagine pubblica. Niente Sherwood, niente allegri compagni, niente avventure a lieto fine. Sarnoski propone un Jackman con la barba bianca e le cicatrici di una vita, un’anima tormentata e non il baldanzoso fuorilegge della leggenda, solo, devastato dal rimorso per le innumerevoli vite spezzate.

Un mito senza un’origine certa

Prima di chiedersi quanto sia “revisionista” questo film, vale la pena chiedersi: Robin Hood è mai esistito davvero? La risposta degli storici è, nella migliore delle ipotesi, un cauto “forse”. Come ha osservato lo storico medievalista James Holt, la leggenda ha iniziato a prendere forma oltre settecento anni fa, ma l’uomo, se è davvero esistito, visse ancora prima. In nessuna cronaca del tempo compare il suo nome, né alcuno dice di averlo visto.

Tutto ciò che si conosce della leggenda medievale di Robin Hood proviene da cinque poemi o ballate e dal frammento di una commedia. Il più antico tra questi testi, noto come Robin Hood and the Monk, risale a circa il 1450. La prima citazione letteraria del personaggio compare tuttavia già intorno al 1377.

Sarnoski si è documentato su questo vuoto storico prima di scrivere la sceneggiatura. Robin Hood, a suo avviso, è probabilmente un’amalgama di figure diverse: banditi reali che vivevano ai margini della legge nell’Inghilterra del XIII secolo, i cui nomi e gesta si sono fusi nel tempo in un unico personaggio mitico. La ricerca di un’identità storica precisa è complicata anche dal fatto che i cognomi come Hood e Hod, e i nomi Robin e Robert, erano estremamente comuni nell’Inghilterra medievale.

La varietà delle testimonianze storiche fa anzi pensare che non ci sia stato un unico Robin Hood, ma che si trattasse di un soprannome tipico dei proscritti, usato in epoche e luoghi distinti dell’Inghilterra medievale. In questo senso, il titolo con cui la leggenda è arrivata fino a noi potrebbe essere, più che il nome di un uomo, una categoria: il ribelle, il fuorilegge, chi si oppone al potere.

La violenza nelle ballate originali

Uno degli aspetti più interessanti del progetto di Sarnoski riguarda la fedeltà, paradossalmente, alle fonti più antiche. Le ballate medievali su Robin Hood non hanno nulla della levità dei romanzi per ragazzi o dei film del Novecento. In questi testi antichi, Robin e i suoi compagni vengono descritti come spietati e violenti con chiunque ritengano meriti una punizione. In un racconto, Robin colpisce lo sceriffo con una freccia e poi lo decapita: comportamento molto lontano dal personaggio bonario a cui siamo abituati.

La versione sentimentale del fuorilegge che ridistribuisce le risorse rubando ai ricchi per dare ai poveri è molto lontana dalla realtà storica dei banditi e dei proscritti medievali che ha dato origine alla leggenda nell’Inghilterra del XIII secolo. Sarnoski, in questo senso, non inventa una versione più oscura: recupera quella più antica.

Un’ambientazione fondata sulla ricerca storica

Come parte della ricerca per il film, Sarnoski ha seguito un ciclo di lezioni sulla storia medievale inglese, che gli hanno offerto una finestra immersiva sul mondo che stava per portare sullo schermo. Una delle considerazioni più illuminanti riguardava la violenza dei conflitti armati: non cavalieri in armatura lucente, ma “contadini che si ammazzavano a colpi di pala nel fango”.

Il film ambienta il suo primo atto nella Celtic fringe, la periferia celtica dell’Inghilterra medievale, con un ritratto della vita di quel periodo tanto realistico da risultare quasi opprimente. Le riprese principali si sono svolte in Irlanda del Nord a partire dal febbraio 2025, con location che includono Belfast Harbour Studios, Silent Valley, Glenram e Murlough Bay. La scelta non è casuale: quella frangia geografica e culturale rappresentava, nel Medioevo, uno spazio di marginalità e violenza endemica, perfettamente aderente all’idea di un uomo che ha vissuto fuori da qualunque legge.

La priora: da villain a personaggio complesso

La questione di quanto la leggenda di Robin Hood si basi su fatti storici ha occupato storici e studiosi di letteratura per lungo tempo: se molti elementi dei racconti sono chiaramente fittizi, altri sono radicati nel contesto storico dell’Inghilterra medievale. Tra i personaggi della tradizione, la priora è uno di quelli che nelle ballate originali assume i connotati più netti e meno sfumati: una figura quasi mostruosa, strumento della morte del protagonista.

Sarnoski sceglie di reinventarla radicalmente. La priora di Jodie Comer non è la creatura orrifica delle versioni precedenti, ma una donna di grande comprensione e saggezza, che riporta Robin Hood dall’orlo della morte offrendogli un ultimo momento di grazia. Per costruire questo personaggio, il regista si è ispirato a figure storiche reali, in particolare a Ildegarda di Bingen, teologa, musicista e guaritrice del XII secolo, la cui esistenza dimostra come le donne di clausura potessero ricoprire ruoli di potere intellettuale e pratico molto più ampi di quanto la narrativa popolare abbia mai riconosciuto.

Tra redenzione e resa dei conti

Nella trama del film, Robin Hood, gravemente ferito e inseguito da nemici vecchi e nuovi, viene curato dalla priora di una comunità isolata. È un uomo logorato e tormentato dalla sua lunga storia di omicidi e crimini. Nelle fasi finali, il personaggio fa i conti con ciò che le sue azioni hanno davvero costato, sia a lui che a chi gli era vicino. Sarnoski esplora il modo in cui le storie che raccontiamo su noi stessi vengono costruite, abbellite e, alla fine, smascherata.

Il film condivide molto con l’esordio di Sarnoski, Pig, soprattutto nel modo in cui costruisce una storia di genere apparentemente familiare per poi sovvertirne completamente le aspettative. È stato definito da alcuni critici l'”Unforgiven di Robin Hood”.

La leggenda di Robin Hood ha sempre elaborato reali tensioni sociali e politiche del suo tempo d’origine, mescolandole con elementi fittizi e motivi folkloristici, e nel corso dei secoli è stata continuamente adattata allo spirito del tempo e alle aspettative del pubblico. Il film di Sarnoski fa lo stesso, ma a rovescio: invece di addolcire il mito, lo riconduce alla durezza del mondo da cui è emerso. Robin Hood non era un eroe. Era un sopravvissuto. E questa, a quanto pare, è la versione più onesta della storia.

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