Woody, Buzz e gli altri giocattoli si trovano di fronte a una realtà che molti genitori conoscono bene: i bambini di oggi crescono circondati dalla tecnologia e il modo di giocare sta cambiando. Da qui nasce un’avventura che, sotto la superficie, parla di infanzia, immaginazione e del timore di vedere i bambini crescere troppo in fretta.
La cosa che colpisce di più è che il film non cerca mai un colpevole. Non demonizza tablet e dispositivi elettronici, ma ne mostra sia i limiti che i vantaggi. Ci sono momenti in cui sembra chiedersi se gli schermi stiano rubando spazio alla fantasia, ma anche altri in cui dimostra come la tecnologia possa aiutare a creare legami e opportunità. Lo stesso finale va proprio in questa direzione.
Come spesso accade con Pixar, la storia funziona su più livelli. I bambini si divertiranno con l’avventura e le gag, mentre gli adulti troveranno una riflessione molto più profonda sul presente. Non mancano neanche le frecciatine ironiche al nostro rapporto con la tecnologia, che strappano più di un sorriso senza risultare mai pesanti.
Il cuore emotivo — Jessie, finalmente al centro
Se c’è una cosa che Toy Story 5 fa meglio dei capitoli precedenti è dare a Jessie lo spazio che ha sempre meritato. In questo film è lei il vero motore emotivo della storia: è la sua vulnerabilità, il suo attaccamento istintivo ai bambini e la sua paura di diventare irrilevante a dare al film il suo momento più toccante.

Il personaggio — Lilypad: una villain che non vuole esserlo
Lilypad, il tablet che si contrappone ai giocattoli tradizionali, è il personaggio più intelligente che Pixar abbia costruito da anni. Sarebbe stato facile farne un antagonista — freddo, calcolatore, privo di cuore. Invece il film sceglie una strada più difficile e più onesta: Lilypad non è cattiva, è semplicemente diversa. Ha le sue logiche, i suoi obiettivi, persino una sua forma di cura verso Bonnie. È proprio questa ambiguità a renderla memorabile. Non è il nemico dei giocattoli: è uno specchio del mondo in cui viviamo, e il film ha l’intelligenza di non dirci cosa pensarne.
“Toy Story 5 non parla dei giocattoli che hanno paura di essere sostituiti. Parla degli adulti che hanno paura che i bambini smettano di immaginare.”
Non supera Toy Story 3, che resta la conclusione perfetta della saga legata ad Andy — un capitolo di crescita, separazione e addio che difficilmente potrà essere eguagliato sul piano emotivo. Però, a differenza di tanti sequel realizzati solo per nostalgia, Toy Story 5 trova qualcosa di nuovo da raccontare e lo fa con cuore, intelligenza e sensibilità.
Voto: 8/10 — Un sequel che riesce dove la maggior parte fallisce: trovare un tema nuovo invece di riciclare nostalgia. Non il miglior capitolo della saga, ma uno dei più onesti — e in questo momento storico, forse il più necessario.
Scheda tecnica
Cast principale
- Tom Hanks (Angelo Maggi) – Sceriffo Woody
- Joan Cusack (Ilaria Stagni) – Jessie
- Tim Allen (Massimo Dapporto) – Buzz Lightyear, Multi-Buzz Malfunzionanti
- Greta Lee (Katia Follesa) – Lilypad
- Wallace Shawn (Carlo Valli) – Rex
- Jeff Bergman (Gerolamo Alchieri) – Mr. Potato
- Anna Vocino (Tiziana Avarista) – Mrs. Potato
- Tony Hale (Luca Laurenti) – Forky












