Home CuriositàLo scenografo, l’architetto invisibile del cinema

Lo scenografo, l’architetto invisibile del cinema

Set, ambienti, oggetti, epoche ricostruite: lo scenografo progetta il mondo visivo in cui la storia accade, e in Italia ha un maestro assoluto in Dante Ferretti, tre volte premio Oscar.

by Mauro Terrone

L’orologio meccanico che domina la stazione di Hugo Cabret nasce da un ricordo d’infanzia: la torre dell’orologio di Macerata, città natale dello scenografo che lo ha immaginato. Dietro ogni ambiente che vediamo al cinema, anche il più realistico o il più fantastico, c’è qualcuno che lo ha progettato e costruito perché noi ci credessimo: lo scenografo, uno dei mestieri in cui la tecnica si fa pura immaginazione.

Cosa fa, di preciso, lo scenografo

Lo scenografo progetta e fa costruire il mondo fisico in cui si svolge un film: gli ambienti, i set, gli spazi, l’aspetto e l’atmosfera dei luoghi che vediamo sullo schermo. Può trattarsi di ricostruire una Roma antica, una stazione degli anni Trenta o l’interno di un’astronave mai esistita. Definisce stili, materiali, colori e dettagli di ogni ambiente e guida il reparto artistico che li realizza. In una frase: dà un corpo visivo al mondo che la sceneggiatura descrive a parole.

Costruire un mondo, non solo arredare una stanza

Il lavoro dello scenografo va molto oltre il singolo set. È prima di tutto ricerca: documentarsi su un’epoca, un luogo, uno stile, per poi reinventarli in funzione del racconto. Un buon scenografo non riproduce soltanto la realtà, la interpreta: decide quanto un ambiente debba essere realistico o stilizzato, accogliente o opprimente, perché anche lo spazio racconta la storia. Nei casi più estremi si arriva a ricostruire interi quartieri: per Gangs of New York fu rimessa in piedi una New York di fine Ottocento dentro i teatri di posa di Cinecittà.

Da non confondere con l’arredatore e il direttore artistico

Attorno allo scenografo lavora un reparto, e i ruoli si confondono facilmente. Lo scenografo, o production designer, è la mente che concepisce l’aspetto generale del film. Il direttore artistico traduce quelle idee in piani esecutivi e ne segue la realizzazione, mentre l’arredatore si occupa degli oggetti e dei mobili che riempiono gli ambienti. Lo scenografo, inoltre, dialoga di continuo con il direttore della fotografia, perché set e luce devono fondersi, e con il costumista, perché ambienti e abiti parlino la stessa lingua.

Dante Ferretti, il mondo italiano a Hollywood

Quando si parla di scenografia, l’Italia ha un nome che svetta su tutti: Dante Ferretti. Cresciuto alla scuola di Pier Paolo Pasolini, di cui firma la prima scenografia con Medea, e di Federico Fellini, con cui lavora fino all’ultimo film del maestro, Ferretti conquista poi Hollywood. Insieme alla moglie, l’arredatrice Francesca Lo Schiavo, vince tre premi Oscar, per The Aviator, Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street e Hugo Cabret, e firma le scenografie di oltre cinquanta film, da Il nome della rosa alle grandi ricostruzioni per Martin Scorsese. È la prova che questo mestiere, all’apparenza tecnico, è in realtà una delle forme più alte di immaginazione del cinema.

Lo spazio che racconta la storia

La prossima volta che un film ci farà sentire dentro un’epoca o dentro un mondo, vale la pena ricordare che quel mondo non esisteva: qualcuno lo ha disegnato, costruito e arredato perché noi ci credessimo. Lo scenografo non scrive la storia e non la dirige, ma costruisce il luogo in cui può accadere. E senza quel luogo, nessuna storia starebbe in piedi.

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