Home FilmDa Ferilli a Silvestre, il cast di ‘Nella gioia e nel dolore’ è la scommessa più ambiziosa di Ozpetek

Da Ferilli a Silvestre, il cast di ‘Nella gioia e nel dolore’ è la scommessa più ambiziosa di Ozpetek

Le riprese sono partite oggi a Roma: il nuovo film del regista italo-turco punta su memoria, amicizia e un ensemble che mescola vecchie complicità e volti inediti.

by Grazia Caporale

Quando Ferzan Ozpetek mette su un set, succede qualcosa di riconoscibile anche prima che un metro di pellicola venga girato. Succede nella scelta dei corpi, delle storie, dei nomi. Il cast di Nella gioia e nel dolore si è riunito per la prima volta per leggere insieme la sceneggiatura, e già in quel momento, probabilmente, era chiaro che questo film ambisce a essere qualcosa di più di un semplice ritorno nelle sale. È una dichiarazione di poetica.

Le riprese sono iniziate oggi a Roma, e la notizia porta con sé un nome che cambia la prospettiva sull’intero progetto: Amanda Lear entra nel cast. Non è un’aggiunta marginale. È un gesto simbolico preciso, quasi una firma sul soggetto del film ancora prima di vederlo.

Al centro della narrazione c’è una diva del cinema, figura carismatica e simbolica, attorno alla quale ruota un gruppo di amici legati da una storia condivisa fatta di ricordi, affetto e complicità. Il film racconta il valore della memoria e la sua capacità di dare continuità ai legami umani, anche quando la vita cambia direzione. Ozpetek non è nuovo a questo tipo di architettura corale, ma qui la scelta di costruire il racconto attorno alla figura di una diva assume una risonanza particolare: Amanda Lear, con la sua storia, la sua mitologia personale, la sua presenza fuori dal tempo, non interpreta solo un personaggio; incarna un concetto.

È un racconto che celebra l’amore e l’amicizia come forze resistenti, capaci di restare vive e autentiche nella gioia e nel dolore, senza consumarsi con il passare degli anni. Il titolo, in questo senso, non è una formula romantica: è una promessa narrativa. Ozpetek non ha mai raccontato la felicità senza mostrarne il costo, né il dolore senza farne emergere la bellezza nascosta.

Il film segna il ritorno di collaborazioni già consolidate, come quelle con Vanessa Scalera e Luca Argentero, Mara Venier e Geppi Cucciari, e accoglie nuove presenze tra cui Miguel Ángel Silvestre, attore spagnolo di fama internazionale. Per la prima volta in un film di Ozpetek anche Sabrina Ferilli.

Quello che colpisce, guardando l’elenco degli interpreti, è la logica che lo governa. Non è il cast assemblato per massimizzare il richiamo commerciale, anche se quel richiamo è innegabilmente lì. È un cast costruito per tensioni e contrasti: Vanessa Scalera, capace di abitare il peso emotivo di ogni scena senza mai urlarlo; Geppi Cucciari, che porta in ogni personaggio una lucidità ironica difficile da imitare; Mara Venier, presenza di una calore umano immediato e istintivo. E poi Sabrina Ferilli, che debutta nell’universo ozpetekiano con tutto il bagaglio di una carriera costruita su un’italianità affettuosa e pungente insieme.

Miguel Ángel Silvestre rappresenta invece l’apertura verso un orizzonte diverso, meno domestico. La sua presenza internazionale è un segnale: questo film non vuole parlare solo all’Italia, e non è un caso che la distribuzione mondiale sia già affidata a Vision Distribution.

La sceneggiatura è firmata dallo stesso Ferzan Ozpetek insieme a Carlotta Corradi ed Elisa Casseri, a conferma di una scrittura costruita in stretta collaborazione e coerente con il suo immaginario cinematografico. Corradi e Casseri erano già al lavoro con Ozpetek su Diamanti: quella continuità non è un dato burocratico. Significa che il linguaggio narrativo, il ritmo delle relazioni, il modo in cui i dialoghi trasportano la memoria senza diventare didascalici, restano nelle stesse mani. È una scelta di coerenza, non di comodità.

Sul fronte tecnico, la squadra è altrettanto riconoscibile: il direttore della fotografia Gian Filippo Corticelli, la scenografia di Deniz Kobanbay, i costumi di Stefano Ciammitti, il montaggio curato da Pietro Morana, le musiche di Giuliano Taviani e Carmelo Travia. Collaboratori fidati, capaci di costruire quell’atmosfera sospesa tra bellezza visiva e malinconia emotiva che è diventata il marchio stilistico del regista.

Sarebbe disonesto parlare di Nella gioia e nel dolore senza nominare il film che lo precede. Dopo il grande successo di Diamanti, che ha superato i 2,4 milioni di spettatori in Italia ed è stato distribuito in oltre 100 Paesi nel mondo, questo nuovo progetto rappresenta un ulteriore passaggio importante nella carriera del regista.

L’uscita natalizia conferma la strategia distributiva già adottata con Diamanti, che aveva debuttato nelle sale il 19 dicembre 2024. Non si tratta di ripetere una formula vincente per pura convenienza: il Natale, per Ozpetek, sembra diventato il momento in cui si raccoglie il pubblico che va al cinema per sentirsi vivo, non solo intrattenuto. Quel pubblico che, come documentato dopo le proiezioni di Diamanti, divertito e commosso, applaudiva spontaneamente al termine degli spettacoli nei cinema di tutta Italia.

Nella gioia e nel dolore non è ancora uscito, le riprese sono appena iniziate, e ogni giudizio anticipato sarebbe fuori luogo. Quello che possiamo dire, con la lucidità che questo momento consente, è che i presupposti ci sono tutti: una storia con qualcosa da dire, un regista che sa come dirla, un cast che non è ornamento ma sostanza narrativa. E Amanda Lear, che da sola vale l’attesa.

L’appuntamento nelle sale italiane è fissato per il Natale 2026.

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