Home CuriositàIl caso Lightyear e il tabù Pixar: il live-action di Toy Story è davvero impossibile?

Il caso Lightyear e il tabù Pixar: il live-action di Toy Story è davvero impossibile?

A pochi giorni dall'uscita di Toy Story 5, le due voci storiche della saga spiegano perché tradurre Woody e Buzz in carne e ossa resta un'impresa senza soluzione.

by Valeria Bernardo

Woody e Buzz non scenderanno mai dal grande schermo dell’animazione per camminare nel mondo reale. Ne sono convinti Tom Hanks e Tim Allen, le voci originali dei due personaggi più amati della saga Pixar, che in un’intervista hanno escluso con decisione la possibilità di un adattamento live-action di Toy Story.

Le dichiarazioni arrivano in un momento preciso: Toy Story 5 uscirà nelle sale il 18 giugno 2026 in Italia, mentre negli Stati Uniti il debutto è fissato al 19 giugno 2026. Il film è atteso come uno degli eventi animati dell’anno, e le due star hanno colto l’occasione per ragionare ad alta voce sul futuro della franchise.

Il nodo centrale, secondo Tim Allen, è la natura stessa del personaggio di Buzz Lightyear. L’attore ha citato il tentativo già fatto con il film del 2022: Lightyear incassò 226 milioni di dollari in tutto il mondo a fronte di un budget di produzione di 200 milioni, ricevendo recensioni prevalentemente positive dai critici, ma faticando a costruire un legame con il pubblico paragonabile a quello della saga principale. Per Allen, quell’esperimento ha dimostrato i limiti strutturali di un approccio più realistico al personaggio: toglierlo dall’universo animato significa perdere qualcosa di essenziale, qualcosa che sfugge alla logica del live-action.

Tom Hanks si è spinto ancora oltre nella sua valutazione, scartando persino l’ipotesi degli animatronici e sintetizzando il problema in una formula lapidaria: “It’s a conundrum. It cannot be done.” Una sentenza breve ma definitiva, che dice molto sull’attaccamento dei due attori alla forma originale della saga.

Dal punto di vista creativo, la questione ha radici profonde. Il primo Toy Story del 1995 è stato il primo lungometraggio interamente realizzato in computer grafica nella storia del cinema e ha costruito la sua identità proprio sull’animazione come linguaggio. A differenza di altri classici Disney che Disney ha già reinterpretato in chiave live-action, la saga Pixar fonda il suo impatto emotivo sulla natura di giocattolo dei suoi protagonisti: sono oggetti inanimati che prendono vita, e tutta la loro magia dipende da quella premessa. Sostituire Woody e Buzz con attori in carne e ossa significherebbe tradire la convenzione narrativa alla base di tutto. Affidarsi a giocattoli fotorealistici in CGI interagenti con attori in carne e ossa porterebbe a risultati creativi altrettanto problematici, in un universo in cui i personaggi umani occupano comunque un ruolo marginale rispetto ai giocattoli.

Toy Story 5 è diretto dal premio Oscar Andrew Stanton, co-diretto da Kenna Harris e prodotto da Lindsey Collins. Stanton aveva già scritto le sceneggiature di tutti i precedenti film della saga, ma questo rappresenta la sua prima volta alla regia di un capitolo di Toy Story. Nella storia, Woody, Buzz Lightyear e Jessie si trovano ad affrontare Lilypad, un nuovo dispositivo tablet con le proprie idee su cosa sia meglio per la loro bambina, Bonnie.

La colonna sonora originale porta la firma di Randy Newman, al suo quinto contributo nella saga. Il film include anche un brano di Taylor Swift dal titolo “I Knew It, I Knew You”.

La posizione di Hanks e Allen non sorprende chi conosce la storia dello studio californiano. Pixar ha costruito la propria identità proprio sulla specificità dell’animazione come mezzo espressivo, non come semplice tecnica narrativa alternativa al live-action. Toy Story, in particolare, non è una storia che capita di raccontare in animazione: è una storia che esiste solo grazie all’animazione. Ed è esattamente per questo che i suoi interpreti storici non vedono alternative.

Related Articles