Home CuriositàThe Italian Job, dal cult britannico del 1969 al remake con Wahlberg: la doppia vita di un heist movie

The Italian Job, dal cult britannico del 1969 al remake con Wahlberg: la doppia vita di un heist movie

Il film diretto da F. Gary Gray nel 2003 non racconta una rapina realmente accaduta, ma riesce a sembrare plausibile come pochi altri heist movie della sua generazione.

by Valeria Bernardo

La domanda è semplice, quasi ovvia, eppure continua a circolare tra gli appassionati del genere a oltre vent’anni dall’uscita del film: la storia raccontata in The Italian Job è mai successa davvero? La risposta è no, ma vale la pena capire perché il dubbio persista con tanta tenacia.

The Italian Job è un film del 2003 diretto da F. Gary Gray, con un cast che include Mark Wahlberg, Charlize Theron, Edward Norton, Jason Statham, Seth Green, Mos Def e Donald Sutherland. Distribuito dalla Paramount Pictures, il film è uscito negli Stati Uniti il 30 maggio 2003 e ha incassato oltre 176 milioni di dollari in tutto il mondo.

Un remake con una storia tutta sua

Il film si ispira all’omonimo cult britannico del 1969, ma costruisce una storia originale. La trama e i personaggi differiscono considerevolmente dal materiale di partenza: lo stesso Gray ha definito il film “un omaggio all’originale.”

Il lungometraggio del 1969 è una commedia britannica scritta da Troy Kennedy Martin e diretta da Peter Collinson. La storia originale ruota attorno a Charlie Croker, interpretato da Michael Caine, e alla sua banda di rapinatori che progettano un grande colpo a Torino: sottrarre un immenso carico d’oro sfruttando la congestione del traffico cittadino per garantirsi la fuga. Il remake di Gray mantiene il nome del protagonista e l’oro come bottino, ma sposta la geografia, reinventa i personaggi e costruisce una trama completamente diversa.

La sceneggiatura del 2003, firmata da Wayne e Donna Powers, è il risultato di oltre due anni di lavoro e diciotto stesure differenti.

Perché sembra così reale

Mark Wahlberg interpreta Charlie Croker, il cervello della squadra, che cerca vendetta per l’omicidio del suo mentore John Bridger. Edward Norton è Steve Frazelli, il traditore del gruppo, che si appropria dell’oro e lascia i suoi complici per morti. Donald Sutherland è John Bridger, scassinatore di vecchio stampo e socio storico di Charlie; Jason Statham interpreta “Handsome Rob”, il pilota della squadra.

Ogni personaggio ha un ruolo preciso e non intercambiabile. È esattamente questa struttura a rendere la storia convincente: la divisione dei compiti richiama il funzionamento reale delle organizzazioni criminali specializzate nei grandi furti. Chi si occupa dei sistemi di sicurezza, chi delle esplosioni controllate, chi della tecnologia, chi della guida: ogni elemento del piano trova una sua logica interna che il film mostra con cura, dedicando ampio spazio alla pianificazione prima ancora che all’azione.

Tra i pochi elementi condivisi con il film del 1969 ci sono le tre Mini Cooper utilizzate dai ladri e la rapina all’oro come motore narrativo. Nel remake, le vetture non sono scelte per ragioni puramente estetiche: le loro dimensioni compatte e la capacità di muoversi rapidamente nel traffico urbano diventano parte integrante della strategia. È un dettaglio che rafforza la sensazione di un piano elaborato nei minimi particolari, più che una semplice trovata visiva.

Gran parte delle riprese si è svolta in esterni, tra Venezia e Los Angeles, dove canali e strade sono stati temporaneamente chiusi durante le fasi principali della produzione. Anche questa scelta contribuisce a un senso di concretezza che molti heist movie perdono quando restano confinati in ambienti artificiali.

La finzione che assomiglia alla cronaca

Pur non essendo tratto da alcuna vicenda documentata, nel corso degli anni si sono verificati episodi criminali reali che presentano somiglianze con quanto mostrato nel film. Rapine organizzate con divisione precisa dei ruoli, utilizzo di macchinari pesanti per aggirare i sistemi di sicurezza, strategie per rallentare l’intervento delle forze dell’ordine durante la fuga: elementi che esistono nella cronaca criminale internazionale e che il film aveva tradotto in narrazione molto prima che diventassero notizia. Più che prove di un’ispirazione diretta, queste coincidenze dimostrano come alcune idee considerate tipicamente cinematografiche possano trovare corrispondenze sorprendenti nella realtà.

È questa vicinanza tra fantasia e cronaca a rendere particolarmente efficaci i migliori heist movie: non raccontano fatti reali, ma costruiscono narrazioni talmente plausibili da sembrare tali.

Un punto di riferimento del genere

La risposta critica al film è stata largamente positiva, con le pubblicazioni specializzate a evidenziare le sequenze d’azione e le performance del cast. A distanza di oltre vent’anni, The Italian Job continua a essere citato come uno degli esempi più efficaci di cinema heist degli anni Duemila, capace di trovare un equilibrio raro tra spettacolo e coerenza narrativa.

La risposta alla domanda di partenza resta dunque inequivocabile: The Italian Job non è tratto da una storia vera, né il remake del 2003 né il film originale del 1969 si ispirano a una rapina realmente accaduta. Il suo successo duraturo nasce proprio dalla capacità di mescolare invenzione cinematografica ed elementi realistici, costruendo una storia che funziona senza aver bisogno di appoggiarsi alla cronaca per risultare credibile.

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