Un uomo senza memoria, una ragazza chiusa in stati catatonici, una casa fatiscente su un’isola raggiungibile solo a nuoto. E Isaac non sa nuotare. Caveat è un film horror del 2020 scritto, diretto e montato da Damian McCarthy, al suo esordio nel lungometraggio. Un punto di partenza che oggi, con l’uscita italiana del suo terzo film Hokum, vale la pena ripercorrere per capire da dove viene uno dei registi più interessanti del genere.
McCarthy è nato nella contea di Cork il 16 gennaio 1981, e la sua passione per l’horror affonda le radici nell’infanzia: suo padre gestiva un negozio di videonoleggio a Bantry negli anni Ottanta e Novanta. Prima di passare al lungometraggio, il regista si manteneva come elettricista girando cortometraggi che hanno circolato in festival di settore come FrightFest e ScreamFest. Già in quei lavori emergeva una grammatica visiva precisa: tensione costruita per accumulo, spazi vuoti e bui usati come arma, paura senza il ricorso a jump scare meccanici.
Caveat eredita e amplifica tutto questo. Nonostante il film trasmetta una sensazione da produzione ad alto budget nella recitazione e negli effetti, è stato girato con soli 250.000 sterline. Un vincolo che McCarthy trasforma in risorsa, come solo i registi con una visione solida riescono a fare.

La storia parte da premesse volutamente instabili. Isaac è un uomo senza radici, con una memoria parziale e un bisogno urgente di denaro: accetta di fare da guardiano a Olga, nipote del suo padrone di casa, in una casa isolata su un’isola. Una volta lì, viene costretto a indossare un’imbracatura collegata a una catena che gli impedisce di accedere a certe stanze. Intrappolato, inizia a scoprire i segreti di quella famiglia e i vuoti inquietanti della propria memoria. La vulnerabilità è contrapposta al potere, all’inganno e al gaslighting. Questa lotta di potere, e la percezione che i soggetti fragili possano essere sfruttati, sono tra i temi centrali del film.
Il luogo è il vero centro di gravità narrativa: una casa in sfacelo, fatta di livelli, anfratti e cunicoli che celano segreti innominabili. Il rapporto tra i personaggi e gli spazi che non si vedono è una delle cifre stilistiche più riconoscibili di McCarthy. Il buio non è assenza di scena: è esso stesso personaggio, un agente attivo che popola l’immagine di possibilità inesplorate. Un coniglio di peluche che sbatte sul suo tamburino quando sente il pericolo è uno degli oggetti simbolici più riusciti del film, primo di una serie di oggetti transizionali che torneranno nel cinema del regista come ponti tra il reale e il perturbante.
Caveat esplora mostri umani molto reali, con una spolverata di soprannaturale. Il male, qui come nei lavori successivi di McCarthy, non è un’entità esterna: è il prodotto di un gesto umano, di una macchinazione spietata. Olga e Isaac, apparentemente opposti, condividono una condizione comune: entrambi sono, a modo loro, manipolati. Il film cresce nel momento in cui diventa un racconto a due, un incubo di complicità, poi di odio, infine di qualcosa che assomiglia alla comprensione.

Caveat è uno dei migliori film di debutto arrivati sulla scena horror negli ultimi anni, e il percorso che ha aperto è stato confermato dai lavori successivi. Con Oddity (2024), McCarthy ha consolidato il suo stile, portando il film prima al SXSW nell’edizione 2024. Proprio Oddity aveva già attirato l’attenzione internazionale dopo il SXSW, dove aveva vinto il premio del pubblico nella sezione Midnighter.
Con Hokum, il regista irlandese torna dietro la macchina da presa con un nuovo horror psicologico che arriverà nelle sale italiane il 5 agosto, distribuito da Lucky Red. Il cast è guidato da Adam Scott, affiancato da Peter Coonan e David Wilmot. Il film ha già ottenuto la certificazione Fresh su Rotten Tomatoes con il 90% di recensioni positive.
Tre film, tre variazioni sullo stesso tema: l’orrore come spazio oscuro da attraversare per poter rinascere. Caveat è dove tutto ha cominciato a prendere forma.
Scheda tecnica
Cast principale
- Jonathan French – Isaac
- Leila Sykes – Olga
- Ben Caplan – Barrett
- Conor Dwane – Padre di Olga
- Inma Pavon – Madre di Olga












