Home NewsJane Campion al Taormina Film Festival: MeToo, Weinstein e la libertà creativa perduta

Jane Campion al Taormina Film Festival: MeToo, Weinstein e la libertà creativa perduta

Presidente di giuria alla 72ª edizione del festival siciliano, la regista neozelandese ha parlato senza filtri di Harvey Weinstein, MeToo e libertà creativa nel cinema.

by Valeria Bernardo

Jane Campion arriva a Taormina con la stessa schiettezza che ha sempre portato dietro la macchina da presa. Presidente di giuria della 72ª edizione del Taormina Film Festival, la regista, sceneggiatrice e produttrice Premio Oscar ha trasformato la sua presenza in Sicilia in qualcosa di più di una semplice celebrazione. Le dichiarazioni rilasciate durante il festival toccano nervi scoperti del cinema e della società contemporanea: Harvey Weinstein, il movimento MeToo, il diritto all’aborto negli Stati Uniti, la libertà creativa che si assottiglia.

Il film che ha cambiato tutto

Lezioni di piano, scritto e diretto da Jane Campion, ha vinto la Palma d’Oro al 46° Festival di Cannes, rendendo Campion la prima donna ad aver vinto tale premio, e tre Premi Oscar nell’edizione del 1994: migliore attrice (Holly Hunter), migliore attrice non protagonista (Anna Paquin) e migliore sceneggiatura originale (Jane Campion).

A Taormina, il film è stato omaggiato con una proiezione speciale, e la regista ha potuto celebrarlo insieme a Holly Hunter. Campion ha ammesso di non aver previsto un successo di quelle proporzioni: pensava di aver realizzato un buon film d’autore, niente di più. «La reazione del pubblico e della giuria fu per me una grande sorpresa», ha detto. «Pensavamo di aver fatto un buon film d’autore che forse non sarebbe stato apprezzato proprio da tutti.» Considera il personaggio interpretato da Hunter ancora attuale, e ne loda il coraggio e la forza del messaggio.

Weinstein: «Ha fatto cose orribili, ma amava il cinema»

Il nome di Harvey Weinstein era inevitabile. Fu la Miramax, la società che lui presiedeva, ad acquisire i diritti di distribuzione di Lezioni di piano portandolo al grande pubblico internazionale. Campion non elude la contraddizione: riconosce il male compiuto dall’uomo, accusato di violenza sessuale nel 2017, ma non rinuncia a un giudizio articolato sul suo ruolo nel cinema. «Ha fatto cose davvero orribili. Lo sappiamo tutti, ma ha fatto anche grandi cose per il cinema d’autore. Era coraggioso da quel punto di vista. Amava i film. E fu la sua visione a capire che Lezioni di Piano poteva raggiungere un pubblico molto più ampio.» Grandi elogi anche per Harvey Keitel, protagonista del film insieme a Holly Hunter, Sam Neill e Anna Paquin, che Campion considera un grande professionista.

La libertà creativa e il suo prezzo

La regista guarda con nostalgia a un’epoca in cui il cinema veniva finanziato senza pretese di controllo editoriale. «Probabilmente non avrei realizzato Il potere del cane senza quella libertà. Certo, c’erano persone che controllavano che non stessi semplicemente andando in vacanza con i soldi della produzione. Ma nessuno ti diceva come fare il film. Da questi momenti nascono cose straordinarie. E nascono anche cose terribili. Ma bisogna lasciare che accadano.»

Nel 2022, a ventotto anni di distanza dal primo Oscar, Jane Campion vince un secondo Premio Oscar, questa volta per la miglior regia, grazie a Il potere del cane. Un percorso che lei stessa attribuisce in parte alla propria autocritica costante: afferma di essere sempre stata severa con se stessa, e di riconoscere in quel tratto caratteriale una delle molle del suo lavoro.

Il patriarcato e il MeToo

Le riflessioni più politiche arrivano quando Campion collega il dibattito sul MeToo alle battaglie in corso sui diritti delle donne. «Ho la sensazione che oggi ci sia un prezzo da pagare per il movimento MeToo. Penso all’aborto negli Stati Uniti. Ho la sensazione che il patriarcato stia cercando di riprendersi il terreno perduto. Le donne oggi fanno soldi in un modo che prima non accadeva. Hanno una professione. Hanno indipendenza economica. E vogliono vedere storie che parlino a loro.» Un cambiamento strutturale, secondo lei, destinato a resistere nonostante le difficoltà.

Sul futuro, poca voglia di consigli

Sul proprio lavoro futuro la regista è riservata: accenna a un film e a un progetto musicale destinato al teatro, senza entrare nei dettagli. Quanto ai giovani registi, la sua posizione è netta: nessun consiglio, a meno che non venga esplicitamente chiesto. Ognuno deve trovare la propria strada, sbagliare, imparare, scoprire se stesso senza che qualcuno gli indichi il percorso. Un principio coerente con tutto quello che ha detto a Taormina: la libertà, anche quando è scomoda, resta l’unica condizione in cui il cinema può davvero nascere.

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