Star Wars: Starfighter arriva nel momento in cui la saga ne ha più bisogno. The Mandalorian and Grogu, primo film Star Wars nelle sale dopo sette anni, aveva aperto il Memorial Day 2026 con circa 81,6 milioni di dollari nel solo mercato domestico, cifra che sembrava promettente. Ma il crollo del 70% al secondo weekend ha ridimensionato rapidamente le aspettative. Con un incasso globale che si aggira intorno ai 294 milioni di dollari, le stime del settore indicavano che il film avrebbe dovuto raggiungere tra i 500 e i 600 milioni per andare in pareggio. Il conteggio finale racconta una storia molto diversa da quella che Disney sperava.
È in questo contesto che Lucasfilm guarda già avanti, e lo fa con un progetto costruito su premesse deliberatamente diverse.
Star Wars: Starfighter è un’avventura autonoma ambientata circa cinque anni dopo gli eventi di Star Wars: Episodio IX, diretto da Shawn Levy e con Ryan Gosling come protagonista. Il film introduce personaggi completamente nuovi e si svolge in un periodo temporale che non è ancora stato esplorato sullo schermo.

Il progetto è stato annunciato ufficialmente al Star Wars Celebration di Tokyo da Kathleen Kennedy e Dave Filoni. La sceneggiatura è firmata da Jonathan Tropper. Tropper ha già collaborato con Levy su diversi progetti, tra cui The Adam Project. Il cast include, oltre a Gosling, Matt Smith, Mia Goth, Aaron Pierre, Simon Bird, Jamael Westman, Daniel Ings e Amy Adams.
Le riprese sono iniziate nel Regno Unito il 28 agosto 2025, con riprese fatte anche in Sardegna, e hanno ufficialmente concluso la produzione. L’uscita nelle sale è fissata per il 28 maggio 2027.
Il modello a cui Starfighter sembra ispirarsi è preciso: Rogue One, uscito nel 2016, dimostrò che era possibile costruire un film Star Wars di successo senza ancorarlo direttamente alla saga degli Skywalker. Quella storia autonoma, con personaggi nuovi e un tono più maturo, incassò oltre un miliardo di dollari nel mondo e conquistò un pubblico più ampio di quello già fidelizzato.
Starfighter sembra seguire la stessa filosofia, ma con un punto di partenza diverso: non si tratta di un prequel né di un sequel diretto, bensì di una storia che si colloca in un’epoca post-Skywalker ancora tutta da costruire narrativamente. Levy ha sottolineato più volte che il film è un’avventura autonoma, non un sequel né un prequel di alcunché, definendo il set “surreale” ogni giorno proprio per la natura originale del progetto.
Ryan Gosling, da parte sua, ha espresso piena fiducia nel regista, arrivando a soprannominarlo “il postino”, con la certezza che “il postino consegnerà sempre”.

La vera posta in gioco non riguarda solo un singolo film. Lucasfilm ha diversi progetti cinematografici ancora in sviluppo, tra cui film diretti da Sharmeen Obaid-Chinoy, James Mangold, Taika Waititi e una nuova trilogia firmata da Simon Kinberg. Starfighter arriva però per primo, e la sua accoglienza al botteghino avrà inevitabilmente un peso su come verranno trattati gli altri.
Il contesto industriale è cambiato rispetto al 2016. La concorrenza dello streaming, una fanbase più frammentata e un mercato cinematografico in continua trasformazione rendono la scommessa più difficile di quanto non fosse ai tempi di Rogue One. Eppure la formula resta la stessa: personaggi nuovi, storia autonoma, regista con un track record solido. Levy ha dimostrato di saper lavorare su franchise di scala globale con Deadpool & Wolverine.
Nel 2027, anno in cui Star Wars celebrerà il cinquantesimo anniversario dall’uscita di Una Nuova Speranza, Lucasfilm presenterà al pubblico la propria risposta a una domanda che circola da anni nell’industria: per riportare la saga al centro della cultura popolare, serve davvero costruire qualcosa di completamente nuovo, o basta riportare in sala i volti familiari? Starfighter è la scommessa che il secondo approccio non basta più.












