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Recensione: Il prigioniero, Amenábar e Borghi raccontano Cervantes prima del genio

Un soldato ferito, un governatore enigmatico e una cella algerina: Il prigioniero riporta al cinema l'origine segreta del più grande scrittore di lingua spagnola.

by Mauro Terrone

Algeri, 1575. Miguel de Cervantes ha ventotto anni, un braccio sinistro menomato dalla guerra e nessuna certezza di tornare a casa. Catturato dai corsari ottomani dopo la battaglia, è tenuto in ostaggio in attesa di un riscatto che potrebbe non arrivare mai. Tra le mura della sua cella, Cervantes scopre un rifugio inaspettato: l’arte del racconto. Da questo punto, preciso e quasi elementare, prende le mosse Il prigioniero, il nuovo film di Alejandro Amenábar, arrivato nelle sale italiane il 10 giugno, distribuito da Lucky Red.

Basandosi sulla reale prigionia in Africa di Miguel de Cervantes, prima del Don Chisciotte, il regista cileno premio Oscar Alejandro Amenábar scrive, dirige e compone la colonna sonora di un film storico che mette al centro il potere dell’arte e della narrazione come mezzo di riscatto. Non è la prima volta che Amenábar si misura con la storia: nel 2004 aveva diretto Mare dentro, biopic dedicato alla vicenda reale di Ramón Sampedro, vincitore del Premio Oscar come miglior film straniero; nel 2009 aveva firmato Ágora, ambientato nell’Alessandria del IV secolo; nel 2019 era tornato alla storia con un film dedicato agli ultimi mesi di vita di Miguel de Unamuno durante l’ascesa del franchismo. Il prigioniero prosegue questa linea con una messa a fuoco ancora più radicale: niente panoramica biografica, niente infanzia e gloria, solo un luogo chiuso e una stagione di vita sospesa tra la cattura e la possibilità di tornare libero.

Il film ha avuto la sua prima mondiale al Toronto International Film Festival il 7 settembre 2025, seguito dall’uscita in Spagna il 12 settembre 2025. Ha poi avuto la sua anteprima italiana al Festival di Torino, alla presenza del regista, prima di arrivare nelle sale di tutta Italia. Opera che ha già ottenuto un importante riscontro di pubblico in Spagna, dove ha incassato oltre 5 milioni di euro al box office, confermandosi tra i titoli più visti del 2025.

Il film narra le vicende del giovane Miguel de Cervantes, interpretato da Julio Peña, già noto al pubblico per La casa di carta: Berlino, imprigionato nella città di Algeri sotto il dominio del tiranno Hasán, interpretato da Alessandro Borghi.

Gli ostaggi vengono spartiti tra i signori di Algeri: chi destinato alla manodopera, chi trattenuto in attesa di un riscatto. Cervantes, riconosciuto come uomo d’alto rango, viene trasferito nel palazzo del Bey di Algeri. È lì che la storia si complica, si scalda, si fa più ambigua. Le sue storie incantano i compagni di prigionia e attirano l’attenzione di Hasán, l’enigmatico e temuto Bey di Algeri, dando vita a un legame segreto tra carceriere e prigioniero.

Il confronto tra i due attori costruisce il cuore drammatico del film. Julio Peña porta in scena un Cervantes ancora incompiuto, percorso da una vitalità inquieta, capace di passare in un respiro dalla paura alla teatralità. Alessandro Borghi gli oppone una recitazione costruita sulla sottrazione: immobilità, peso dello sguardo, controllo assoluto. Ciò che incrina il Bey non è la forza fisica del prigioniero, ma la sua libertà mentale, quella che nessuna catena riesce ad annullare. Julio Peña ha definito il ruolo di Cervantes come “una sfida emotiva e identitaria”, sottolineando l’importanza del lavoro sul linguaggio dell’epoca e sulla dimensione orale del racconto.

Il prigioniero non è un biopic neutro, e Amenábar non ha alcuna intenzione che lo sia. Il film segna il primo lavoro apertamente queer del regista. Amenábar, dichiaratamente omosessuale, ha spiegato in più interviste come questa scelta narrativa sia nata direttamente dal materiale storico e che la vicenda del giovane Cervantes “lo richiedeva”, rendendo artificiale qualsiasi tentativo di neutralizzare la dimensione affettiva e identitaria che emerge da alcune letture storiografiche.

Il rapporto tra Miguel e Hasán viene dunque letto nel film come una zona ambigua, erotica e politica insieme, senza che Amenábar pretenda di certificare una verità documentaria definitiva. Ciò che il regista propone è un approccio più libero e speculativo, che mescola avventura, prigionia e riflessioni sull’identità, anche a rischio di mettere a disagio una parte del pubblico. La controversia ha trovato una voce anche tra gli studiosi: lo storico cervantista José Manuel Lucía Megías, consulente del film, ha preso pubblicamente posizione contro alcune scelte narrative di Amenábar. La discussione, in ogni caso, è già aperta, e raramente un film su un autore del Seicento aveva generato un dibattito così vivo nel 2025.

Al di là della controversia, il film costruisce un discorso più ampio sul rapporto tra costrizione e invenzione. Cervantes trasforma la parola in resistenza, tiene uniti i compagni, inganna la paura, muta le ore della reclusione in materia narrabile. Le sue invenzioni, traboccanti di fughe, principesse, amori impossibili e imprese disperate, sembrano nascere dall’urgenza della sopravvivenza, eppure conservano già in sé qualcosa del futuro autore del Don Chisciotte: la capacità di mescolare registri alti e bassi, ironia e malinconia, eroismo e fallimento.

Miguel inizia a immaginare storie fantastiche abitate da damigelle e avventurieri, storie che racconta ai propri compagni come se recitasse su un palcoscenico teatrale, cercando di rendere tollerabile la prigionia. Affiora qui l’eco di Sherazade e della necessità di rinviare la morte attraverso il racconto, trattenendo l’attenzione del potere e trasformando il carnefice in ascoltatore.

Sul piano visivo, le riprese di El cautivo si sono svolte in Comunità Valenciana, tra Alicante, Santa Pola e gli studi Ciudad de la Luz, nonché nei Reales Alcázares di Siviglia. La fotografia di Álex Catalán privilegia una luce calda e terrosa; le scenografie cercano un’Algeri stratificata, fatta di pietra, cortili, passaggi sorvegliati, aperture verso un mare che promette fuga e separazione insieme. La produzione è opera di Mod Producciones, Himenóptero, Misent Producciones e Propaganda Italia, in collaborazione con Netflix, RTVE e Rai Cinema.

Don Chisciotte non compare nel film, eppure il suo fantasma percorre ogni scena. Nell’impresa destinata al fallimento e comunque tentata, nella nobiltà ridicola e necessaria del gesto impossibile, nella distanza tra il reale e l’immagine che l’uomo deve inseguire per restare fedele a sé stesso. Amenábar sembra convinto che la letteratura moderna possa nascere anche così: da un uomo reso inerme dalla prigionia, capace di convertire quella costrizione in immaginazione e forma. La catena e la penna, nell’immagine più intensa del film, non si escludono. Si cercano.

FILM
4/5

Scheda tecnica

  • Genere: Storico, Drammatico, Avventura, Biografico
  • Nazione: Spagna, Italia
  • Uscita: 10/06/2026
  • Durata: 134 min
  • Piattaforma / Distribuzione: Lucky Red
  • Produzione / Network: Mod Producciones, Himenóptero, Misent Producciones, Propaganda Italia
  • Regia: Alejandro Amenábar
  • Sceneggiatura: Alejandro Amenábar
  • Fotografia: Álex Catalán
  • Montaggio: Carolina Martínez Urbina
  • Musiche: Alejandro Amenábar

Cast principale

  • Julio Peña – Miguel de Cervantes
  • Miguel Rellán – Antonio de Sosa
  • Fernando Tejero – Blanco de Paz
  • José Manuel Poga – Diego Castañeda

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