Home FilmGiancarlo Giannini, 83 anni e nessuna paura: il cinema, Wertmüller e l’aldilà visti da Taormina

Giancarlo Giannini, 83 anni e nessuna paura: il cinema, Wertmüller e l’aldilà visti da Taormina

Al Taormina Film Festival con il film Baracoa, Giannini racconta le origini di Pasqualino Settebellezze, si schiera con De Gregori e scherza sulla morte con la serenità di chi ha già visto tutto.

by Valeria Bernardo

Giancarlo Giannini arriva al Taormina Film Festival con la stessa misura con cui ha attraversato sessant’anni di cinema: senza enfasi, senza proclami, con la consapevolezza di chi sa esattamente quanto pesa ogni parola. Nato il 1° agosto 1942 a La Spezia, formatosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma, Giannini è uno degli attori italiani più riconoscibili al mondo, e alla 72esima edizione del festival siciliano porta con sé tutto il peso di una carriera che non smette di produrre.

L’occasione è Baracoa, opera prima del regista cubano Luis Ernesto Doñas, che passa Fuori Concorso alla 72esima edizione del Taormina Film Fest. Qui Giannini interpreta Felipe, un anziano ex rivoluzionario comunista, generale italiano volontario a Cuba ai tempi della caduta di Fulgencio Batista. Il personaggio vive tra la nostalgia del passato e un difficile rapporto con il figlio Pepe, incarnando, nelle intenzioni del regista, una delle anime più contraddittorie dell’isola caraibica. Al festival, Giannini riceverà anche il Taormina Film Festival Lifetime Achievement Award, e al film si affianca un documentario a lui dedicato, firmato da Alfredo Lo Piero, dedicato alla genesi di Mimì metallurgico e alla sua Sicilia.

A Taormina il tema del momento è uno solo: se gli artisti debbano o meno esporsi politicamente. Il dibattito è stato riacceso dalle dichiarazioni di Francesco De Gregori, secondo cui un artista non ha alcun obbligo di esprimersi in tal senso. Giannini si schiera senza esitazione: “Ha ragione. Lo dico da un sacco di tempo. Un artista dovrebbe esprimere il suo credo politico? Pensasse a fare il suo mestiere. Siccome faccio l’attore e sono conosciuto, adesso influenzo pure gli altri. Ma se già abbiamo i politici che non sanno neanche loro parlare…”. Una posizione netta, espressa con quella ironia secca che è da sempre la sua firma. Non tutti la pensano allo stesso modo: il cantautore Daniele Silvestri, ad esempio, ha dichiarato di essere “totalmente contrario” alle parole di De Gregori, pur professando stima per lui, e ha definito “strepitoso” l’intervento di Bruce Springsteen contro Trump.

Interrogato sui ruoli che non gli hanno mai proposto e che avrebbe voluto interpretare, Giannini sorprende tutti con una risposta che rivela molto del suo metodo: “No, erano già tutti nel mio cassetto. E alcuni li ho proposti io a Lina Wertmüller, che andava a cercare questo tipo di caratteri e che Mastroianni e Manfredi non volevano fare”.

Il sodalizio con Wertmüller era nato quasi per caso, quando la regista lo vide recitare in teatro e gli offrì subito due ruoli. La loro collaborazione decollò con Mimì metallurgico, un ruolo che nessuno voleva interpretare, nemmeno Marcello Mastroianni, e che Giannini accettò al volo.

Fu lo stesso Giannini a proporre alla regista l’idea di un film insieme, con un obiettivo preciso: “Volevo fare un personaggio davvero popolare”. Da quella conversazione nacquero sia Mimì metallurgico che Pasqualino Settebellezze. L’ispirazione per quest’ultimo, come ha raccontato Giannini in diverse occasioni, venne da una comparsa di Cinecittà: un uomo che girava il Teatro 5 di Fellini d’estate servendo acqua fresca con bicchierini di plastica, in cambio di cinque lire. Giannini registrò circa trenta, quaranta ore di conversazioni con il vero Pasqualino Settebellezze; poi quei resoconti furono ascoltati anche da Wertmüller, con la quale poi girò il film. Giannini stesso ha dichiarato che certi episodi erano talmente crudi da non poter essere inseriti nella sceneggiatura.

La pellicola fu candidata a quattro Premi Oscar nel 1977: migliore regia, miglior film in lingua straniera, miglior attore protagonista e migliore sceneggiatura originale. Lina Wertmüller fu la prima donna ad essere candidata all’Oscar al miglior regista. Giannini aveva già ottenuto il premio come migliore attore al Festival di Cannes nel 1973 per Film d’amore e d’anarchia, sempre di Wertmüller.

Nel corso degli anni Giannini è stato anche la voce di celebri attori stranieri come Al Pacino in quasi tutti i suoi film, di Jack Nicholson in Shining e Batman, di Michael Douglas in Wall Street. È inoltre noto al pubblico internazionale per aver interpretato l’agente dei servizi segreti René Mathis nei film di James Bond Casino Royale e Quantum of Solace. È uno dei pochi interpreti italiani ad avere la propria stella sulla Walk of Fame di Los Angeles.

La parte più inattesa dell’incontro a Taormina arriva quando il discorso scivola sulla morte. Giannini risponde con una serenità che non suona a performance: “Per me è solo una grande avventura. Finalmente non dovrò più pensare troppo e tutto diventa finalmente naturale”. Poi aggiunge, con quella vena grottesca che attraversa tutta la sua carriera: “So che anche lì, davanti alla porta del Paradiso, troverò San Pietro. E gli chiederò una cosa sola: è nato prima l’uovo o la gallina? E già so che mi risponderà male e mi manderà via”.

Dotato di una straordinaria versatilità, questo attore italiano riesce ad apparire ora smarrito, ora mansueto, ora vorace e ora mostruoso, famelico ed elegante. Ottantatré anni, centinaia di personaggi alle spalle, e ancora la voglia di stare sul set con la stessa curiosità di sempre. Quello di Giannini a Taormina non è un congedo: è, semmai, la conferma che certi attori non finiscono mai davvero di recitare, perché per loro il confine tra scena e vita non è mai stato del tutto nitido.

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