Ci troviamo davanti a un festival che ha smesso di essere una promessa per diventare un appuntamento. La seconda edizione dell’Italian Global Series, in programma dal 3 all’11 luglio 2026 tra Rimini e Riccione, arriva con numeri da osservatorio internazionale e una programmazione che attraversa decenni, generi e continenti. E lo fa scegliendo, ancora una volta, la Riviera romagnola come quartier generale della serialità mondiale. Una scelta che un anno fa sembrava un azzardo geografico e che oggi appare come la mossa più lucida del calendario estivo europeo.
Un concorso che parla 15 lingue
Il cuore pulsante dell’IGS resta il Concorso Internazionale, e i numeri raccontano una crescita reale: 161 serie ricevute da 34 Paesi, una selezione finale di 21 titoli provenienti da 15 nazioni diverse. Tre le sezioni in gara, Drama, Comedy e Limited Series, che assegneranno i Premi Maximo. Quello che colpisce, scorrendo la selezione, è la varietà di sguardi: dal thriller coreano Speaking Dead al medical brasiliano Emergency 53, dal crime balneare anglo-spagnolo Benidorm Is Murder con John Hannah al legal svedese Burden of Justice.
L’Italia risponde con tre anteprime mondiali firmate Rai Fiction: I casi di Teresa Battaglia – Figlia della cenere con Elena Sofia Ricci, One of Us con Raoul Bova e Una piccola formalità con Pilar Fogliati. Tre titoli, tre toni completamente diversi, che dimostrano come la fiction italiana stia finalmente abitando lo spazio largo che le serie internazionali occupano da tempo.
Nella sezione Limited Series spicca Le Rouge et le Noir, nuovo adattamento di Stendhal con Victor Belmondo, Camille Razat e Virginie Ledoyen, diretto da Gaël Morel. Un nome che agli spettatori più cinefili dirà qualcosa: Morel era il protagonista de L’età acerba di André Téchiné, e oggi torna dietro la macchina da presa per misurarsi con uno dei romanzi più ambiziosi della letteratura francese. Sempre tra le Limited Series, il Regno Unito porta Falling, primo romance firmato da Jack Thorne, l’autore di Adolescence. Difficile non incuriosirsi.

Gli anniversari che pesano
Tre cifre tonde, tre pezzi di immaginario collettivo. I sessant’anni di Star Trek, i cinquant’anni di Gesù di Nazareth, i trent’anni di Un posto al sole. Il Festival li affronta non come operazioni nostalgia, ma come occasioni per ragionare su cosa significa durare nel tempo dell’audiovisivo.
Per Star Trek, l’8 luglio a Riccione arriva la proiezione speciale di un episodio della nuova stagione di Strange New Worlds, che debutterà poi il 23 luglio su Paramount+. A completare il tributo, l’incontro con Jeri Ryan, indimenticabile Sette di Nove in Voyager e Picard, e un dialogo tra David W. Zucker e Nicholas Meyer, regista che con The Day After contribuì a riaprire i negoziati nucleari tra Reagan e l’Unione Sovietica. Qui la serialità si fa storia geopolitica, e il Festival lo sa.
Su Gesù di Nazareth, l’omaggio passa dal volto di Robert Powell, protagonista dell’opera di Zeffirelli, che ripercorrerà la genesi di una produzione originariamente destinata a Bergman. Per Un posto al sole, invece, scelta intelligente: il cast commenterà la messa in onda di una puntata insieme a Michela Giraud, dichiarata fan della serie. La soap opera italiana più longeva incontra la stand-up comedy. Funziona perché evita la celebrazione imbalsamata.
Le voci che contano
Il programma delle Conversazioni è dove l’IGS gioca la partita più difficile: portare in Riviera showrunner, produttori e talenti che di solito si incontrano a Los Angeles o a Londra. Carlton Cuse, mente dietro Lost e Jack Ryan, dialogherà con John Ridley, premio Oscar per 12 anni schiavo, in un incontro intitolato Lost in Fellini. Due narratori che hanno ridefinito il linguaggio seriale globale a confronto: difficile chiedere di più.
Altro momento di peso industriale, il dialogo tra David W. Zucker, Chief Creative Officer di Scott Free, e Steve Stark, produttore di The Handmaid’s Tale, Mercoledì e Fargo. Una conversazione che, se fatta bene, può raccontare molto sul futuro delle grandi case creative nell’ecosistema attuale.
Sul versante pop, attesa altissima per Özge Gürel e Serkan Çayoğlu, coppia turca con un seguito social che si misura in decine di milioni. Il loro incontro del 5 luglio a Rimini è il segnale che il Festival sa parlare anche al pubblico più giovane senza rinunciare alla profondità.

Il premio che apre, il premio che celebra
I Maximo Excellence Award andranno quest’anno a Robert Powell, Carlton Cuse, Sabrina Ferilli, Marco Giallini, Lino Banfi, Rita Pavone, allo scrittore Francesco Piccolo e al produttore Roberto Sessa. Banfi, in particolare, festeggerà al Festival il suo novantesimo compleanno, raccontando il peso che Un medico in famiglia ha avuto nella sua carriera. Rita Pavone riceverà il riconoscimento anche per il suo lavoro ne Il giornalino di Gian Burrasca diretto da Lina Wertmüller, momento fondativo della serialità televisiva italiana.
La vera novità però si chiama Maximino, premio assegnato per la prima volta da una giuria di 60 studenti provenienti da tutta Italia, che parteciperanno alla Summer School dell’IGS. Il progetto, patrocinato dall’Università di Bologna, coinvolge realtà formative come Cattolica, Luiss Business School, Scuola Holden, NABA, Centro Sperimentale di Cinematografia, IULM, Civica Luchino Visconti e altre. È la mossa più strategica del Festival: legare la propria crescita a quella di chi le serie le scriverà tra cinque anni.
Sul fronte industria, debutta il Crime Series Pitch Award, iniziativa APA dedicata allo sviluppo di progetti seriali crime per il mercato italiano e internazionale. Il vincitore riceverà il Maximo Award e un contributo economico per lo sviluppo della bibbia di serie.

L’Italian Showcase e il futuro della fiction
Torna l’Italian Showcase, vetrina esclusiva sulle fiction della prossima stagione. Rai Fiction presenta La famiglia Panini – L’avventura delle figurine, Una finestra vista lago, Libera – Stagione 2, L’ombra e Vincenzo Malinconico, avvocato d’insuccesso – Stagione 3. Mediaset porta Viola come il Mare – Stagione 3, Il labirinto delle farfalle ed Erica una detective per caso. Prime Video apre le porte di Super Market, comedy ambientata in un caotico supermercato di quartiere.
Tra gli ospiti già confermati per i titoli italiani, Francesca Chillemi, Rodrigo Guirao Díaz, Serena Rossi, Luigi Lo Cascio, Massimiliano Gallo, Tommaso Cassissa, Antonio Folletto, Matteo Martari e Gaetano Aronica. Netflix, dal canto suo, presenta lo Special Screening della nuova versione de La casa nella prateria, tratta dai libri di Laura Ingalls Wilder. Un classico che torna in forma nuova, e che merita di essere visto su grande schermo prima di finire nei feed degli abbonati.
Considerazioni finali
L’Italian Global Series 2026 non è un festival nostalgico né una passerella di settore. È un evento che ha capito qualcosa di semplice e cruciale: la serialità oggi è la forma narrativa dominante, e merita uno spazio di confronto serio quanto quello che il cinema ha avuto per decenni. Marco Spagnoli, direttore artistico, lo dice senza giri di parole quando parla di “scelte di selezione davvero complesse” davanti a 161 candidature. Quella complessità è la misura del successo.
La scommessa romagnola, quella che un anno fa sembrava strana, oggi ha senso. Rimini e Riccione offrono cornici culturali, capacità ricettiva e un’identità riconoscibile. La serata di chiusura dell’11 luglio, diretta da Duccio Forzano e condotta da Sergio Friscia con Matilde Gioli madrina, chiuderà nove giorni che provano a fare ciò che pochi festival europei tentano davvero: tenere insieme il pubblico generalista, l’industria, la critica e la formazione. Se la prima edizione era una promessa, questa è la verifica. E i numeri, per ora, dicono che la verifica è ampiamente superata.












