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Disclosure Day, il ritorno di Spielberg agli alieni

Con il nuovo film in sala dal 10 giugno, Steven Spielberg torna a guardare il cielo a quasi mezzo secolo da Incontri ravvicinati del terzo tipo. L'occasione perfetta per ripercorrere il suo lungo dialogo con gli extraterrestri, tra capolavori e serie dimenticate.

by Mauro Terrone

Nessun regista ha guardato il cielo con la stessa ostinazione di Steven Spielberg. Dagli anni Settanta a oggi, gli alieni sono stati per lui non un genere ma un’ossessione, un modo per parlare di meraviglia, di paura e di ciò che ci rende umani. Con Disclosure Day, in sala in Italia dal 10 giugno, il regista torna proprio lì, alla domanda che lo accompagna da sempre: e se non fossimo soli?

Cosa racconta Disclosure Day

Il punto di partenza del film è una scena tanto semplice quanto inquietante. Una meteorologa di Kansas City, durante una diretta televisiva, perde improvvisamente la parola e comincia a emettere una serie di sinistri ticchettii di origine aliena, davanti a colleghi e telespettatori sotto shock. È l’inizio del cosiddetto Giorno della Rivelazione, il momento in cui l’umanità scopre la prova irrefutabile di una presenza extraterrestre. Mentre i governi cercano di contenere il panico, un movimento sostiene che quella verità appartenga ai sette miliardi di persone che abitano il pianeta, e non possa più restare un segreto di Stato.

È qui la novità rispetto al passato. Spielberg non si chiede più cosa accadrebbe se incontrassimo gli alieni, ma cosa succederebbe se tutti, nello stesso istante, scoprissero che esistono. Un tema perfetto per il 2026, che parla del nostro rapporto con la verità, con i media e con la paura collettiva. Non a caso l’idea è nata dalle inchieste del New York Times sui filmati dei piloti della Marina americana e sui fenomeni aerei non identificati, gli ormai celebri UAP.

Il cast riunisce Emily Blunt, nei panni di Margaret, meteorologa ed ex giornalista destinata a diventare un inatteso tramite tra umani e alieni, accanto a Josh O’Connor, Eve Hewson, Colman Domingo e Colin Firth. La sceneggiatura è firmata dal fedele David Koepp, già autore per Spielberg di Jurassic Park. E c’è un ritorno che vale da solo il biglietto: John Williams, novantaquattro anni, ha lasciato di nuovo la pensione per comporre la colonna sonora, la sua trentesima collaborazione con il regista. Il film dura centoquarantacinque minuti, esce negli Stati Uniti il 12 giugno, e le prime reazioni parlano del miglior Spielberg da vent’anni a questa parte.

Spielberg e gli alieni: una storia lunga cinquant’anni

Per capire perché Disclosure Day sia così atteso, basta ripercorrere il rapporto tra il regista e gli extraterrestri. La forza di Spielberg non è mai stata raccontare alieni buoni o cattivi, ma mostrare l’incontro con l’ignoto come qualcosa che cambia per sempre chi lo vive.

Tutto comincia nel 1977 con Incontri ravvicinati del terzo tipo, dove il contatto è una chiamata verso qualcosa di più grande, un misto di stupore quasi religioso e di curiosità infantile. Cinque anni dopo, nel 1982, arriva il film che lo consacra nell’immaginario di intere generazioni: E.T. l’extraterrestre, in cui l’alieno non è una minaccia ma un amico fragile, un bambino smarrito lontano da casa, e il racconto diventa una delle storie più tenere mai portate sullo schermo.

Bisogna aspettare il 2005 perché Spielberg cambi radicalmente registro. Con La guerra dei mondi, rilettura cupa del romanzo di H.G. Wells, l’incontro diventa invasione, panico, distruzione e istinto di sopravvivenza. Da allora il regista aveva quasi abbandonato la fantascienza, dedicandosi a film più intimi come The Post, West Side Story e The Fabelmans. Disclosure Day segna dunque un ritorno a casa atteso vent’anni.

Non solo cinema: gli alieni di Spielberg in tv

C’è poi un capitolo meno conosciuto, ed è quello che riguarda le serie. Perché Spielberg gli alieni li ha raccontati anche da produttore, sul piccolo schermo, con risultati spesso sottovalutati. Nel 2002 produce Taken, conosciuta anche come Steven Spielberg Presents Taken, una miniserie in dieci episodi che attraversa oltre cinquant’anni di storia seguendo tre famiglie segnate dal fenomeno dei rapimenti alieni, dall’incidente di Roswell in poi. Narrata e interpretata da una giovanissima Dakota Fanning, la serie vinse l’Emmy come miglior miniserie nel 2003, salvo poi cadere in un curioso oblio.

Quasi dieci anni dopo, nel 2011, Spielberg produce Falling Skies, andata avanti per cinque stagioni fino al 2015. Qui siamo dalle parti de La guerra dei mondi: un’invasione aliena ha annientato gran parte dell’umanità, e un gruppo di sopravvissuti guidati da un ex professore di storia combatte per resistere. Per chi volesse recuperarla, c’è una buona notizia: la serie è arrivata su Netflix proprio all’inizio del 2026.

Un cerchio che si chiude

Da quel cielo scrutato con meraviglia nel 1977 alla rivelazione globale del 2026, il viaggio di Spielberg con gli alieni racconta in fondo l’evoluzione delle nostre paure e dei nostri desideri. Prima il bisogno di non essere soli, poi la dolcezza dell’amicizia, quindi il terrore dell’invasione, e ora la domanda forse più scomoda di tutte: saremmo pronti a sapere la verità? Disclosure Day prova a rispondere, e lo fa nel modo in cui solo Spielberg sa fare, trasformando una questione enorme in una storia che parla a ciascuno di noi. L’appuntamento è in sala dal 10 giugno.

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