Hugh Jackman ha trascorso diciassette anni a portare sullo schermo le unghie d’adamantio di Wolverine, e nel 2017 ha concluso quel capitolo con Logan, il ritratto di un eroe logorato dal tempo e dalla storia. Ora, a distanza di quasi un decennio, si appresta a indossare un altro manto altrettanto pesante: quello di Robin Hood, nella sua versione più oscura e umana mai vista al cinema. The Death of Robin Hood debutterà al 73° Sydney Film Festival il 12 giugno 2026, per poi arrivare nelle sale di tutto il mondo il 19 giugno, distribuito da A24. Due settimane esatte, e con loro si apre un capitolo inedito nella carriera di Jackman.
Il tagline del film è già un manifesto: “He Was No Hero.” Invece di raccontare Robin Hood all’apice della sua leggenda, il film esplora l’ultimo capitolo della sua vita, mentre il personaggio fa i conti con la violenza, il trauma e le conseguenze di anni trascorsi a sopravvivere fuori dalla legge. The Death of Robin Hood è un thriller che si ispira alla ballata del XVII secolo “Robin Hood’s Death”, scritto e diretto da Michael Sarnoski. Sarnoski è un regista in rapida ascesa, con due film acclamati all’attivo: il dramma indie con Nicolas Cage Pig e il prequel A Quiet Place: Day One.
Il film, girato quasi interamente in location nella natura selvaggia dell’Irlanda del Nord, si apre in widescreen con Robin Hood nei panni di un fuorilegge invecchiato e ricercato, che uccide per sopravvivere. Il primo atto è implacabile nella sua brutalità, realisticamente crudo nel ritratto della vita ai margini della civiltà celtica intorno al 1247 d.C.

La visione che Sarnoski porta sullo schermo non nasce da un desiderio di sovversione fine a se stessa, ma da una ricerca storica profonda. Come ha spiegato il regista: “Pensi alle battaglie medievali come cavalieri in armatura scintillante, ma il più delle volte erano solo contadini che si ammazzavano a colpi di pala nel fango.” Da lì, l’immagine centrale del film: “Un paio di vecchi, che cercano disperatamente di ammazzarsi nel fango.” Per la prima volta in carriera, Sarnoski ha girato su pellicola 35mm, con il suo fidato direttore della fotografia Pat Scola, scegliendo location reali in Irlanda del Nord. Non è un film ricco di effetti visivi: è un’opera molto pratica, costruita sulla capacità dei luoghi di parlare da soli, sull’antica bellezza epica di quegli spazi.
L’ispirazione del regista ha radici personali oltre che storiche. Da bambino amava la versione Disney del 1973; poi, da giovane, dopo la morte del padre, scoprì la ballata “Robin Hood’s Death” risalente al XVII secolo. Riconciliare queste due narrazioni così diverse è stato il punto di partenza della sua interpretazione.
Jackman aveva già invecchiato il suo aspetto per interpretare una versione più consumata del mutante in Logan nel 2017. Per The Death of Robin Hood ha guadagnato un decennio in più, e a 57 anni si è de-glamourizzato completamente per incarnare un fuorilegge inglese i cui anni migliori sembrano lontani.

Il casting di Jackman non è stato casuale. Come ha detto Sarnoski: “Hugh ha fatto Wolverine, ha fatto l’azione: sapevo che poteva gestire il lato aggressivo e violento. Ma è una persona così calda e gentile che, per quanto lo facciamo fare cose orribili nel film, quei momenti in cui si vede la sua bontà sembrano davvero reali.” Jackman stesso ha parlato del progetto con parole che rivelano quanto il materiale lo abbia coinvolto. L’attore ha dichiarato: “Quello che amo della visione di Mike è che esamina come il potere può essere usato per il bene o per il male. Robin Hood è un uomo vero nella nostra storia, con tutte le cicatrici, il dolore, il rimpianto. La storia di Mike ha peso. Per me è bella e umana.”
Accanto a Jackman, il cast include Jodie Comer (Killing Eve) nel ruolo della misteriosa donna, Bill Skarsgård (Nosferatu) nel ruolo di Piccolo Giovanni, Murray Bartlett (The Last of Us) e Noah Jupe (A Quiet Place).
La possibilità di grazia arriva attraverso la figura di una priora, interpretata magistralmente da Jodie Comer: una guaritrice compassionevole che si rifiuta di lasciare morire un uomo tormentato. I ritmi frenetici dell’inizio lasciano spazio a un dramma psicologico meditativo, con Robin Hood che porta il peso di una vita di sensi di colpa, tradimenti e segreti. La sceneggiatura di Sarnoski si concentra sui cicli di violenza che hanno definito il personaggio e su ciò che può lasciare dietro di sé. Sarnoski definisce il budget “ragionevole” e descrive il risultato come “un approccio strano a Robin Hood”: “È un film riflessivo, sentito, oscuro, che è in qualche modo impegnativo, ma è il film che volevamo fare. La gente si aspetterà un grande kolossal, ma questo era un film indipendente.”

The Death of Robin Hood arriverà nelle sale italiane il 19 giugno 2026, il giorno dopo di Toy Story 5, puntando dichiaratamente a un pubblico diverso: adulti in cerca di qualcosa di più aspro, più vero, meno rassicurante. Per Hugh Jackman, è l’ennesima dimostrazione che la sua migliore stagione da attore potrebbe non essere ancora finita.












